Menù

Open doors al reparto di Rianimazione dell’ospedale Cardarelli di Campobasso

Porte aperte all’ospedale Cardarelli di Campobasso. Domani mattina, alle ore 8, si terrà l’ottava edizione dell’open doors del reparto di Rianimazione.
La giornata sarà dedicata agli ex pazienti e ai loro familiari che, insieme ai propri cari, hanno vissuto tra quelle mura momenti difficili.
«Il 14 dicembre 2017 il Senato ha approvato in via definitiva la legge sul testamento biologico – scrive in una nota il dottor Romeo Flocco della Uoc di Anestesia e Rianimazione dell’ospedale -. È la legge che dà legittimità alle “disposizioni anticipate di trattamento” e riconosce a “ogni persona capace di agire” il diritto di rifiutare qualsiasi trattamento sanitario indicato dal medico. In virtù di questa legge la mamma di Patrizia, malata di SLA, ha cercato dentro di sé il sorriso più difficile e poi ha pronunciato le parole più innaturali per un genitore “Adesso vai, amore mio” tenendo la sua mano stretta, strettissima, perché non si sentisse sola e non avesse paura, quando ha chiuso gli occhi per sempre.
In occasione dell’ottava edizione dell’open doors di Rianimazione parleremo anche di questo. Come ogni anno, in occasione del mercoledì delle Ceneri, domani, alle ore 8, la Rianimazione dell’ospedale Cardarelli di Campobasso aprirà le sue porte. La giornata sarà dedicata agli ex pazienti, e, soprattutto, ai loro familiari che hanno condiviso con gli infermieri e con i medici della rianimazione giorni tristi e giorni felici. Se è vero che i servizi sanitari hanno l’intrinseca necessità di innovarsi e cambiare per affrontare sempre meglio i bisogni assistenziali dei pazienti e dei loro familiari, questa innovazione e questo cambiamento non possono manifestarsi soltanto sul piano tecnologico. Paradossalmente, vogliamo lanciare questo messaggio proprio a partire da un ambito, quello delle terapie intensive, che è classicamente “high tech” e che poggia sulle tecnologie gran parte dei risultati clinici che è in grado oggi di realizzare. Le crescenti acquisizioni in campo tecnologico e scientifico, che permettono oggi di trattare anche patologie una volta incurabili, non possono essere disgiunte dalla necessaria consapevolezza dell’importanza degli aspetti relazionali e psicologici dell’assistenza. Questo – aggiunge Flocco – anche e soprattutto in ambiti peculiari, per tipologia di problemi clinici affrontati e sofisticazione degli apparati tecnologici, come le terapie intensive. Le porte della Rianimazione saranno aperte a ex-pazienti, familiari, operatori della sanità, amministratori e uomini di buona volontà.
Il fautore dell’iniziativa è l’arcivescovo di Campobasso, Padre Giancarlo Bregantini, che dal 2011 introduce in Rianimazione la Quaresima, il periodo di quaranta giorni che prepara i cristiani alla Pasqua.
Apriremo le nostre porte ai familiari che tornano da noi dopo tanti anni, loro sono i veri eroi della nostra società, come Angelina che ha curato per trent’anni a domicilio Roberto, il suo caro marito, affetto da SLA, nostro ex-paziente. Apriremo le nostre porte a quelle mamme che con dignità e compostezza hanno rischiato che il loro cuore esplodesse di dolore quando erano accanto ai loro bambini sfigurati da traumi terribili. Apriremo le nostre porte a quelle ragazze che sono sopravvissute alle coltellate di selvaggi, barbari e piccoli uomini. Apriremo le nostre porte a quelle persone come Giovanni che, rischiando di morire, hanno lottato come dei leoni e adesso sono più forti di prima, sono diventati coraggiosi guerrieri per la vita. Aprire le porte della Rianimazione alle famiglie è una rivoluzione copernicana. Nel nostro paese, l’accesso a questi reparti è tradizionalmente regolato da politiche restrittive, i visitatori possono entrare al massimo per un’ora, una volta al giorno. In molti casi, addirittura, l’ingresso è completamente vietato. In questo modo, si pensava di contenere i rischi infettivi per i ricoverati. Oggi, tali impostazioni non hanno più alcun razionale scientifico. Un’altra rigida consuetudine era quella della “bardatura” (cappellino, mascherina, camice e sovrascarpe) dei familiari, considerata necessaria per entrare in terapia intensiva. In precedenza, occorreva vestirsi con le stesse protezioni individuali indispensabili per la sala operatoria, ora si è visto che anche questa precauzione è inutile. L’unica misura davvero efficace – conclude Flocco – è rappresentata dal lavaggio delle mani, da parte di visitatori e personale, con acqua e sapone o gel antisettici. “Rianimiamo il corpo e lo spirito”, questo il tema che Padre Giancarlo Maria Bregantini affronterà domani, alle ore 8, nella Rianimazione dell’ospedale Cardarelli di Campobasso».

Commenta