Menù

Salasso Imu a Ripalimosani, il comitato chiede la modifica del piano regolatore

Salasso Imu a Ripalimosani, il comitato chiede la modifica del piano regolatore

C’è chi ha ricevuto cartelle di pagamento da migliaia di euro per un terreno che pur ricadendo nella zona industriale, è rimasto sostanzialmente agricolo. Una sperequazione che ha spinto i cittadini di Ripalimosani ad unirsi in un comitato e a portare avanti la battaglia contro il ‘salasso’ Imu. Dopo le richieste dei mesi scorsi di un’audizione in Commissione regionale per dirimere la questione, ora il Comitato si rivolge direttamente all’Amministrazione guidata da Michele Di Bartolomeo chiedendo la modifica del piano regolatore comunale del 2008 che ha determinato il valore venale dei terreni.
«Nella zona D1 commerciale-artigianale in Contrada Serre – la contestazione del Comitato – non è stato implementato alcun piano attuativo e realizzata alcuna edificazione, ma di fatto si tratta di terreni produttivi di reddito agricolo: i possessori coltivano ortaggi e curano i propri frutteti esistenti e, per la maggior parte, vengono seminati dall’imprenditore agricolo inserito nella stessa zona D1 e quindi strumentali per la propria azienda.
Nella zona D4 con destinazione industriale in Contrada Pesco Farese sono stati avviati piani di lottizzazione e realizzati edifici, lavori poi interrotti dalla stessa impresa costruttrice per l’assenza di domanda di nuova edificazione e la mancanza della propensione all’investimento. Nella stessa zona i cittadini che hanno permutato il loro terreno con l’impresa costruttrice in cambio di un edificio ad uso industriale-commerciale per anni, anche se tali edifici risultavano vuoti, hanno adempiuto al pagamento Imu grazie all’aiuto dei propri familiari e ai risparmi messi da parte.
Solo alcuni ‘fortunati’ cittadini sono riusciti a fittare gli edifici ad uso industriale-commerciale, seppur a prezzo di costo, ma c’è ancora chi non riesce a trovare affittuari o acquirenti e comunque deve assolvere al pagamento Imu senza averne capacità contributiva». Il rischio per i cittadini che nobn riescono a p’agare si chiama pignoramento: «Al mancato pagamento della cartella esattoriale – evidenzia il Comitato – si procederà al recupero forzato nei confronti non solo dei cittadini, ma anche dei coobbligati. In primis, il pignoramento del conto corrente sul quale i possessori hanno accantonato i risparmi di una vita, e comunque non sufficienti alla regolarizzazione dell’imposta. I cittadini verranno privati di ogni disponibilità monetaria che sarebbe potuta necessitare per le emergenze della propria persona. Il pignoramento interesserà inoltre una percentuale dei redditi di lavoro dipendente e di pensione sia che gli accrediti avvengano sul conto corrente, sia presso il datore di lavoro o in capo all’ente previdenziale. Ancora, l’agente della riscossione avrà la possibilità di iscrivere ipoteca sui beni immobili dei cittadini e poi procedere all’espropriazione forzata dei beni stessi. Pertanto, i possessori di terreni edificabili che hanno con tanto sacrifico realizzato un immobile su di esso e hanno per anni adempiuto al pagamento Imu si vedranno prima ipotecare e poi espropriare il terreno. Invece, i possessori che detengono altri immobili dove da decenni svolgono attività commerciale, in cui riescono a stento ad adempiere regolarmente a tutte le imposizioni, saranno privati non solo dello stabile ma della possibilità di lavorare, possibilità che verrà tolta anche ai propri figli che continuano l’attività di famiglia. Inoltre, ai cittadini nessuna azione è consentita per salvaguardare ciò che gli rimane poiché l’Agenzia delle Entrate-Riscossione ha la facoltà di revocare l’atto di vendita o di donazione posto in essere».
Insomma per i cittadini l’unica soluzione percorribile è quella che prevede «la modifica delle linee programmatiche del piano regolatore in relazione alla proposta avanzata dai possessori dei terreni della zona D1 in Contrada Serre, i quali esprimono la loro volontà di essere sempre stati considerati come possessori di terreni agricoli e tornare a classificare l’area come tale ed eliminare il regresso impositivo, poiché un accanimento del territorio attraverso l’urbanizzazione selvaggia, generatrice dell’ennesima colata di cemento, sarebbe solo da considerarsi un’azione irresponsabile. Stesse modifiche per i possessori della zona D4 in Contrada Pesco Farese, i quali chiedono di apportare la diminuzione nella valutazione del valore venale dei terreni e la possibilità di concedere delle attenuanti atte a soccorrere i contribuenti per l’adempimento Imu, al fine di evitare un collasso impositivo anche nell’eventuale caso di successione».

Commenta

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.