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I vertici del centrodestra tirano dritto: ora le politiche «Dialogo, non ultimatum»

I vertici del centrodestra tirano dritto: ora le politiche «Dialogo, non ultimatum»

Non le piacciono gli aut aut, soprattutto – spiega – quando si fa un invito e si dà una scadenza. Annaelsa Tartaglione non dice no ma è decisa nella risposta ai piccoli partiti e movimenti che hanno chiesto di convocare il tavolo del centrodestra per avviare la discussione sulle regionali.
La sollecitazione arriva dai sostenitori del giudice Di Giacomo. «Partiamo dalla proposta dei civici (di candidare Di Giacomo, ndr). La posizione di Forza Italia è chiara e insieme agli altri partiti con cui abbiamo stretto l’intesa per le politiche troveremo una soluzione unitaria per le regionali», dice a Primo Piano la coordinatrice di Forza Italia. Ricordando che il placet degli azzurri sul magistrato c’è da tempo, dall’inizio della discussione. «Troveremo un equilibrio», aggiunge.
Anche l’ex presidente Michele Iorio, leader di Noi con l’Italia, resta sulla sua posizione. Per lui delle regionali si parlerà dopo le politiche, la priorità è vincere il 4 marzo le elezioni per il Parlamento. Lui, peraltro, è candidato al Senato nella quota maggioritaria.
Segnali contrastanti, invece da Fratelli d’Italia. Il coordinatore regionale Filoteo Di Sandro dice senza mezzi termini: basta tergiversare, si chiuda la partita con l’investitura per Enzo Di Giacomo. La candidata al proporzionale del Senato, invece, dice l’esatto opposto. Per Maria Domenica D’Alessandro «l’ultimatum dei ‘cespugli’ mette in luce che la loro unica preoccupazione è volta all’individuazione del candidato alla presidenza della Regione. Preoccupazione però che dovrebbe essere vagliata solo dopo e a seconda dei risultati delle politiche».
Per ora, quindi, è cortocircuito. All’invito, o ultimatum che si voglia, di Popolari per l’Italia, Idea, Sovranisti, Alleanza per il futuro e movimenti civici, i referenti dei partiti tradizionali del centrodestra – con la sola eccezione di Di Sandro – rispondono picche. «Vorremmo capire perché non si può convocare il tavolo per avviare il ragionamento sulle regionali. Perché si deve arrivare a decidere tutto in pochi giorni», ribadisce Vincenzo Niro.
La conseguenza della chiusura è nota. I cespugli sono pronti a riprendersi l’autonomia e a fare anche strade diverse per le elezioni del 22 aprile. La dichiarazione ufficiale di guerra però per ora è rinviata, si aspetta che scadano i termini dell’ultimo appello.
Mentre sempre più insistenti si fanno le voci sul fatto che presto il giudice Di Giacomo possa prendere atto che non ci sono le condizioni per la sua discesa in campo. Non ha mai accettato la proposte che gli sono arrivate da più parti. Per il Molise, riteneva necessaria una coalizione trasversale e unitaria. Per la quale però non sembrano esserci, appunto, le condizioni.
ppm

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