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Il centrosinistra serra le file, Colavita carica: «Fuori chi viene a raccontarci balle»

Il centrosinistra serra le file, Colavita carica: «Fuori chi viene a raccontarci balle»

Fuori dal Molise e dal Sud «quelli che vengono a raccontarci balle. I 100 miliardi che costerebbe l’illusione di beneficenza dei 5 Stelle dove li prendiamo? Sono balle. E neanche possiamo farci dire da Salvini cosa fare. Di economia, io posso dirlo, non capisce un tubo. Sa solo parlare di confini, io a lui so raccontare cos’è il mondo. Regaliamogli un viaggio…».
Enrico Colavita chiude la convention del centrosinistra a Campobasso caricato dalla sala piena e dall’ottimismo. «Guardate i miei competitor, metteteli a confronto con la mia persona e decidete per chi votare. Stiamo recuperando molto. Io sono fiducioso di poter andare a svolgere il ruolo che volete affidarmi. Lo farò con le caratteristiche che mi appartengono».
Portare le ragioni delle imprese in politica, ripete l’ex presidente di Confindustria Molise, sono una delle motivazioni che lo ha spinto ad accettare la sfida. Sfida per la quale ringrazia il Pd e il centrosinistra: «Non sempre c’è questa apertura della politica senza altri interessi». Il Centronord, ribadisce, sta agganciando la ripresa economica. «Manca la spinta dal Sud, dobbiamo darcela noi. Fuori da qui quelli che vengono a raccontarci balle».
Strappa applausi convinti e tifo genuino a una platea che – scandisce il candidato della lista Insieme Matteo D’Errico – si rifà all’Ulivo: «Noi siamo l’Ulivo. Senza ‘due punto non so che’». L’Ulivo senza additivi, coniano dalla prima fila dove è seduto il presidente della Regione Paolo Frattura. L’ironia viene da sé perché Colavita ha reso famoso il Molise nel mondo proprio con il suo olio.
Ospite d’onore della kermesse, l’eurodeputato del Pd Andrea Cozzolino. Il Pd garantisce radicamento e amministratori battaglieri, gli altri, dice riferendosi al centrodestra, «non sono d’accordo su nulla». E i 5 Stelle «sono sempre più partito e non movimento. Eleggeranno due gruppi parlamentari: quello M5S e quello degli indipendenti che saranno espulsi. Altro che rinnovamento della politica!». La partita, è convinto Cozzolino e non solo lui, «si gioca in queste ore». Nella foga urta il leggìo che si smonta.
Sul palco, prima di Cozzolino e dopo, due focus con i candidati al proporzionale e sul maggioritario. Laura Venittelli, in corsa sul proporzionale del Senato per il Pd, esalta i risultati ottenuti nella legislatura: «Non siamo quelli delle promesse ma delle cose fatte. Se vogliamo continuare a crescere questa è la strada». Maurizio Hanke, pure lui candidato sul plurinominale del Senato ma con +Europa, pone il tema della riduzione degli emolumenti, su cui si impegna già da ora. Salvatore Colagiovanni, assessore comunale a Campobasso e capolista di Civica popolare (Lorenzin), disegna il filo rosso fra l’azione del governo nazionale e di quello guidato da Frattura in Molise. «Dobbiamo andare sul territorio, presidente, e spiegare il senso e i risultati della tua riforma della sanità e in genere delle azioni che abbiamo portato avanti insieme per il Molise», dice rivolto al governatore. Di Colavita evidenzia proprio il profilo da imprenditore che in questa campagna elettorale è stato al centro del dibattito: «Ha fatto impresa senza fondi pubblici e facendo in modo che la sua azienda creasse ricchezza e sviluppo anche per gli altri».
Micaela Fanelli, capolista del Pd alla Camera, apre il secondo focus e pure lei si dice convinta che ‘si può fare’. «Possiamo andare a Roma a testa alta». Rivendica i risultati della ‘filiera istituzionale Pd’ e attacca i 5 Stelle: «Di Marzio, 150mila euro all’anno per tenere la porta chiusa e distruggere l’ospedale di Campobasso. Allora, non abbiate paura di difenderci, nei bar, ovunque. Siete voi la bandiera dell’onestà». Non è una domenica qualunque. È il giorno in cui, fra poche ore, Ulivo 2.0 di Ruta e Leva sceglierà il suo candidato governatore alternativo a Frattura. La segretaria dem insiste: «Non è il momento di spaccare». Carlo Veneziale, candidato con lei al proporzionale, aggiunge: «È la prima campagna elettorale del Pd dopo la scissione ma vi assicuro che la scissione è solo nella testa dei dirigenti, perché la nostra gente ci chiede unità». Maria Teresa D’Achille, in corsa nel collegio maggioritario di Isernia mette in luce gli investimenti, già operativi, del Patto per il Sud, a partire dall’elettrificazione della ferrovia. Chiude Vittorino Facciolla, candidato nel maggioritario di Campobasso, dove ha impostato la sua campagna da ‘sindaco del collegio’ per intendere una rappresentanza di prossimità: «Noi vogliamo fare, gli altri vogliono distruggere. E ci mettiamo la faccia sempre, anche quando siamo dieci punti sotto… eravamo dieci punti sotto».

r.i.

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