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Quando il gioco si fa duro: gli adolescenti e la violenza gratuita

Fa male al cuore vedere o solo sentir parlare di cose simili. Non vogliamo abituarci alla violenza, non possiamo, tanto più quando è gratuita, quando è cercata da adolescenti viziati contro chi è colto nella sua fragilità e debolezza. Solo per riderci su. È avvenuto qualche giorno fa (il 20 febbraio scorso) in un innocuo paese della Toscana: tre-quattro ragazzini di 13-14-16 anni, evidentemente per allontanare la noia o chissà per quale assurdo gioco paranoico, hanno pensato bene di realizzare un video, che ritraeva essi stessi protagonisti di un gioco teso ai danni di un anziano. I tre si sono gettati sull’uomo, che si appoggiava ad un bastone e con uno sgambetto veloce lo hanno mandato a terra. La mancanza di equilibrio e la conseguente caduta goffa e ridicola ha scatenato le risa dei tre bastardi, divertiti dall’impresa eroica appena compiuta.
Questa immagine ci rinvia a quella che Beaudelaire ha reso in modo magnifico nel suo “Albatros”, pur se in riferimento a tutt’altro argomento: Spesso per divertirsi, i marinai/ catturano degli albatri, grandi uccelli/ dei mari,/ indolenti compagni di viaggio delle navi/ in lieve corsa sugli abissi amari./ L’hanno appena posato sulla tolda/ e già il re dell’azzurro, maldestro e /vergognoso/ pietosamente accanto a sé strascina/ come fossero remi le grandi ali bianche./ Com’è fiacco e sinistro il viaggiatore / alato/ E come è comico e brutto, lui prima così bello!/ Chi gli mette una pipa sotto il becco,/ chi imita, zoppicando, lo storpio che volava….
Di qualunque natura sia la soddisfazione che può offrire agli autori una certa azione o un certo comportamento -sfogo fisico? esercizio di potere? sfida per dimostrare qualcosa? desiderio di violare norme o superare limiti? – c’è da chiedersi che soddisfazione aggiunga la pubblicazione in internet delle immagini dell’accaduto, soprattutto in considerazione del fatto che espone gli autori e i responsabili alle sanzioni di legge o magari ad eventuali ritorsioni o vendette. Non può liquidarsi la faccenda dicendo che si tratta di sfida o trasgressione della norma e della buona condotta. In genere chi viola una norma, cerca di nascondere la violazione, magari per poterla ripetere. L’impunità è essenziale.
Al di là di ogni implicazione etica che una riflessione seria e responsabile esige su un fatto tanto grave (lampante è la disumanizzazione di questi ragazzini!), la questione è anche un’altra. Chi pubblica la violazione potrebbe non esserne stato parte o potrebbe farlo contro l’autore della violazione stessa. Ma a parte il fatto che di sicuro la documentazione implica una solidale complicità con gli autori, resta da chiedersi se la pubblicazione su Internet non discenda direttamente dalla non percepita distinzione tra realtà effettiva e realtà virtuale. Internet, ricordiamolo, è un mezzo la cui portata probabilmente non è ancora percepita in modo profondo, cioè non è ancora psicologicamente introiettato appieno. Penso anche che la stessa confusione tra le due realtà avvenga, in misura e con modalità diverse, attraverso i tanti mezzi di comunicazione dell’era social: si pensi ai videogame, al meccanismo degli sms, delle chat, all’uso assiduo ed instancabile del telefonino che può alterare i confini tra presenza e assenza, al navigare su Internet che può far confondere ciò che si è concretamente sperimentato e ciò che si è soltanto immaginato, ciò che è stato visto davvero e quel che si è appena sognato. Di sicuro si può avanzare un’ipotesi: pubblicare un video così disgustoso significa provocare curiosità in chi guarda, a prescindere dal fatto che si tratti di un’azione virtuosa o non. L’importante è sorprendere e lasciarsi sorprendere approvando, magari distrattamente, con un effimero “mi piace”. Il resto non conta. E quanti più sono i “mi piace” o i “condividi”, tanto più la soddisfazione è grande.
Per tanti adolescenti che passano ore ed ore davanti alla tv o ai tablet, sui social perennemente connessi, che si stordiscono per un certo numero di ore settimanali in discoteca, che vivono di auricolari permanentemente infilati nelle orecchie per ascoltare musica ad altissimo volume, che cercano mondi alternativi in universi chimici ed alcolici, quali possiamo immaginare siano i confini fra la realtà concreta e quella virtuale? Studi psichiatrici su minori rilevano per questi motivi ritardi nell’apprendimento, stanchezza infinita, capacità di elaborazione linguistica ridotta al minimo, concentrazione pari a zero: emergenza dunque!
I nuovi poteri della tecnologia oggi sono enormi, ma impongono anche un supplemento di moralità come pure un supplemento di cultura. Bisogna far presto a trovare rimedi efficaci, non ultime le sanzioni che aiutino i violatori delle norme e della morale comune a riprendere contatto con la realtà concreta della vita propria e degli altri.
Significativa però la risposta dell’anziano al giornalista che lo aveva intervistato. Annichilito ed in cerca di parole giuste risponde: «I giovani di oggi vanno ricostruiti, o forse no. Forse sono i genitori a dover essere risistemati, o forse no. Forse tacere è meglio…». Si appoggia al bastone e a testa bassa riprende la sua disarmante passeggiata.
Maria Pallante

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