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Isernia, pedofilia in parrocchia: le frasi choc del prete riaccendono il caso

«A volte nella vita uno può anche sbagliare. Per quegli errori che ho commesso ti chiedo sinceramente scusa». Frasi che pesano come macigni nella vicenda della presunta pedofilia in una parrocchia della diocesi di Isernia e che riaprono il caso che, dopo la richiesta di archiviazione della Procura, sembrava essere indirizzato su una strada precisa. Le ha pronunciate il sacerdote polacco accusato da Giorgio Babicz di molestie sessuali, durante il recente confronto tra i due immortalato dalle telecamere nascoste de ‘Le Iene’. Il 34enne, che 17 anni fa avrebbe subito gli abusi dal prete che oggi svolge il suo ministero in un paesino della provincia di Isernia, ha incontrato il suo presunto ‘aguzzino’ nella casa canonica del piccolo centro. Si è sfogato con lui circa le ripercussioni che quegli anni vissuti insieme hanno avuto sulla sua vita e ha chiesto risposte.
«Perche mi mettevi le mani nelle mutande e mi dicevi di contare fino a 10?», ha detto nel corso del dialogo in polacco e tradotto dai sottotitoli.
«Non sto dicendo che ero un Santo – ha dichiarato -. Io voglio che ci sia pace tra di noi, come comanda il Signore. Senti, nessuno è perfetto. È inutile che andiamo a scavare nel passato. La vita è un mistero, questa è la verità. Mettiamoci una pietra sopra. Tu dimentica e io dimentica. Iniziamo a vivere in un modo cristiano».
Cosa vogliono dire queste frasi? Possono rappresentare per gli inquirenti una sorta di ammissione di responsabilità?
A tali interrogativi dovranno rispondere le autorità preposte che hanno visionato il video e che, a questo punto, potrebbero decidere di procedere a un approfondimento dell’indagine che finora non ha lasciato emergere alcuna prova.
E anche la Curia potrebbe optare per un intervento forte. Finora il vescovo Camillo Cibotti non ha assunto alcun provvedimento nei confronti del sacerdote, ma il video ‘bomba’ delle iene potrebbe indurlo, in via precauzionale, a optare per una sospensione. Ieri monsignor Cibotti era impegnato nella conferenza della Ceam, la conferenza episcopale Abruzzo – Molise che si è riunita a Campobasso ma, a questo punto, oggi potrebbe tornare a pronunciarsi su una vicenda che è diventata, ormai, un ciclone travolgente per la diocesi.
Il servizio delle Iene potrebbe far insorgere dei dubbi anche nei fedelissimi del sacerdote che finora lo hanno sempre difeso, sia gli attuali parrocchiani sia i precedenti, ovvero le persone che risiedono nell’altro piccolo centro della provincia in cui lui visse con Giorgio, alias Jurek.
«In maniera preventiva, 17 anni fa, probabilmente sarebbe stato immediatamente allontanato e non avremmo il dolore per questo ragazzo e per il sacerdote – ha dichiarato Cibotti nell’intervista del programma di Italia 1 -. Oggi, all’insegna di tutte quelle che sono state le prove della sua correttezza, non riteniamo che sia necessario. A suo tempo il giovane ha avuto tutte le opportunità per denunciare questo fatto. Non lo ha fatto, perché? Le opportunità erano tali che avrebbe potuto dire la verità».
Poi il vescovo, nel rispondere alla domanda di Matteo Viviani circa l’eventuale presenza di una ‘confessione’, ha spiegato quali sarebbero le conseguenze.
«Avrebbe tutte le ripercussioni canoniche – ha aggiunto -, quindi la sospensione a divinis e poi il giudizio. Ammettere la colpevolezza sicuramente comporterebbe anche un rischio».
Lo sfogo
Babicz ha rivolto un nuovo appello tramite le Iene e stavolta lo ha fatto col viso scoperto. Ha chiesto ad altri ragazzi e ragazze che si trovano in situazioni come quella che ha raccontato lui di farsi avanti, per evitare conseguenze pesanti. Nel suo caso sono state droga e alcol, ma finalmente ne è uscito.
«Di notte si spegneva tutto – ha raccontato ancora -. Si eccitava alla mia presenza. Voleva essere baciato in bocca. Tentava di mettersi nel mio letto e il contatto fisico: più volte mi ha messo le mani nelle mutande. All’inizio mi faceva tanti regali, mi ha portato a Napoli, sulla costiera amalfitana. In un primo momento poteva sembrare un comportamento normale. All’inizio io dovevo dormire accanto a lui insieme ai cani. Il loro odore suscitava in lui eccitazione. Sentivo che si masturbava, l’ho visto. Era una cosa sistematica. Lui si eccitava e non mi chiedeva il consenso, si imponeva. Mi diceva: “vuoi andare a pattinare? Allora vieni qua”, mi metteva le mani sotto alle mutande e diceva “conta fino a 10”»
VC

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