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Petraroia ne ha per tutti. Per Ulivo 2.0 di più: solo una replica dei litigi nella vecchia Dc

Petraroia ne ha per tutti. Per Ulivo 2.0 di più: solo una replica dei litigi nella vecchia Dc

Frattura e Ruta? Non hanno mai rotto davvero. Michele Petraroia, esponente della sinistra oggi vicino a LeU ma che alle regionali non è candidato, analizza l’unità del centrosinistra raggiunta a 24 ore dalla presentazione delle liste.
E se la distanza politica dal governatore in carica era già nota, il dissenso aperto e ufficiale sulla genesi e sull’esito dell’esperienza di Ulivo 2.0 è una novità. Secondo Petraroia, dunque, Frattura e Ruta si sono divisi il territorio del Pd «egemonizzando i giochi da una parte e dall’altra e si preparano a riprendersi la scena dopo il 22 aprile, visto che saranno altri a perdere».
Fondamentalmente, cresciuti nella Democrazia cristiana hanno rappresentato, per l’ex assessore, «nulla di più e nulla di meno dei litigi dei vecchi capi-corrente della Dc, perennemente in lotta tra loro, ma sempre alleati e pronti ad aiutarsi e sostenersi nel momento del bisogno».
«Ulivo 2.0 cos’era ? A parte le urla contro Frattura, quale programma aveva predisposto e insieme a chi ? A luglio 2017, d’intesa con Pietro Folena e col coordinamento nazionale di “Uniti a Sinistra” avevo inviato una sollecitazione scritta alle sette formazioni di Ulivo O 2.0 per stilare un programma in cui si sanciva la discontinuità su sanità pubblica, gestione dell’acqua, infrastrutture, ambiente, trasporti e altre materie. Inutile dire – sottolinea Petraroia – che la sollecitazione cadde nel vuoto probabilmente perché l’approntamento di un progetto avrebbe reso impraticabile la capriola fatta dal 25 febbraio in cui un’assemblea di 1.300 delegati sceglie un candidato governatore in nome della discontinuità e un 23 marzo in cui Ulivo 2.0 sceglie di sostenere in perfetta continuità un assessore in carica della giunta regionale. Bisogna togliersi il cappello al cospetto dell’abile gioco di prestigio perpetrato nell’ultimo anno che ha saputo brillantemente annientare la sinistra, indebolire il centrosinistra per impedirgli ogni margine di vittoria e riconsegnare il Molise al centrodestra, salvo sorprese a 5 Stelle. Come spiegare altrimenti il passaggio del 40% della maggioranza di centrosinistra nelle liste del centrodestra? O come motivare la gestione dell’anomala campagna elettorale per le politiche del 4 marzo in cui non si è capito per chi hanno votato i 1.300 delegati di Ulivo 2.0 riuniti il 25 febbraio al Palasport intitolato a don Luigi Sturzo fondatore del Partito Popolare e della Dc?».

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