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Termoli, compagni in gita e bimbo autistico solo in classe

Termoli, compagni in gita e bimbo autistico solo in classe

Doveva essere un giorno come un altro. Ma quando è arrivato a scuola ad accoglierlo in classe non c’era nessuno.
È rimasto per un po’ con una collaboratrice. Poi è arrivata la sua insegnante di sostegno. Solo allora, la sorella maggiore che aveva accompagnato Michele ha capito cosa stesse succedendo. È stata la docente che ogni giorno si occupa del bambino – il suo nome è naturalmente di fantasia – iscritto alla primaria di un istituto di Termoli a spiegare che gli altri bambini erano in visita didattica. Nessuno lo ha aspettato, nessuno – sostiene la famiglia – aveva avvisato della gita all’azienda Del Giudice. Così, da solo, lui ha trascorso un’altra ora e mezza. Finché i compagni di classe non sono rientrati.
Una storia che fa male. E fa male raccontarla tre giorni dopo che, soprattutto sui social, chiunque ha ‘acceso’ luci blu in occasione della Giornata mondiale dell’autismo. Converrebbe accenderne di meno, evidentemente, e piuttosto informarsi per capire. Soprattutto, ascoltare di più l’appello che le famiglie hanno rivolto allo Stato: fare di più. Che vuol dire anche organizzare meglio i servizi, sensibilizzare e formare chi per lavoro si occupa di persone che soffrono di autismo. Perché a volte basta un’accortezza in più, un grammo di sensibilità che non si riserva ai ‘normali’ per evitare episodi del genere.
Un episodio che andrà chiarito, naturalmente. Per ora ci sono due versioni contrastanti. E però un dato di fatto: che un bambino autistico ha trascorso ore da solo ad aspettare che la sua classe tornasse da una gita.
Michele, che soffre di disturbo dello spettro autistico, il mercoledì ha la logopedia prima di andare a scuola. Arriva quindi intorno alle 10. Arriva e stavolta non trova nessuno. Quando i genitori hanno capito quel che era accaduto si sono fatti sentire dall’istituto, evidentemente. Sostengono di non aver ricevuto comunicazione alcuna della visita in programma, né richieste di autorizzazione. Sono convinti che questa sia una intollerabile discriminazione. E per tutelare il loro piccolo e chiedere che sia realmente e pienamente integrato si sono rivolti agli avvocati Carmelina Salvatore e Salvatore Di Pardo. Intanto hanno scritto alla scuola sottolineando che i diritti del bambino siano stati violati perché gli è stata negata la possibilità di scegliere.
La docente di sostegno avrebbe spiegato che essendo mercoledì – giorno in cui l’alunno è impegnato nella terapia di logopedia fino alle 10 – sarebbe stato superfluo avvisare la famiglia della visita al caseificio. Finora, però, il bambino aveva partecipato a tutte le altre gite. Accompagnato dai suoi familiari, ma non era mai stato privato di un momento di socialità che per lui ha un’importanza anche maggiore che per gli altri.
L’istituto, che Primo Piano ha ascoltato sulla vicenda, attraverso il suo dirigente smentisce che l’episodio di ieri mattina sia stato causato dalla volontà di escludere il bimbo dalla gita. «L’iniziativa esterna – dichiara – era stata programmata a gennaio e poi rinviata al primo giorno di rientro dalle vacanze pasquali per ragioni atmosferiche. L’avviso era stato diramato a tutte le famiglie, compresa la sua. Non abbiamo avuto alcuna comunicazione sulla volontà di adesione alla visita d’istruzione né di interruzione del protocollo terapeutico di logopedia che l’alunno segue al mattino. L’insegnante di sostegno è venuta come sempre alle 10.10, mentre il piccolo, a cui vogliamo un sacco di bene e che mai è stato discriminato, ma sempre integrato, si è presentato venti minuti prima, alle 9.50, mentre i suoi compagni alle 9.30 erano partiti per la ditta Del Giudice, per fare ritorno in classe dopo due ore. Se avesse manifestato la volontà di rinunciare alla terapia per la mattina e prendere parte alla visita d’istruzione sarebbe venuto con noi regolarmente. È quanto ho riferito – conclude – e ribadito anche al padre diverse volte al telefono in queste ore».
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