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Da Isernia la Lega rilancia l’uscita dell’Italia dall’euro

Da Isernia la Lega rilancia l’uscita dell’Italia dall’euro

Salvini vuole vincere in Molise e per riuscirci in questi giorni ha scomodato ben 80 parlamentari leghisti che fino a venerdì calcheranno ogni angolo del territorio. Ieri è stata la volta di alcuni tra i principali big del carroccio quali Massimo Garavaglia, ex assessore regionale della Lombardia, con la giunta Maroni, Paolo Arrigoni, ex sindaco e attuale senatore, Gianni Tonelli, passato dal vertice del sindacato autonomo di Polizia a un posto alla Camera dei deputati e Alberto Bagnai. Era lui l’ospite d’eccezione, l’economista antieuro che da ‘populista di sinistra’, come lui stesso si è definito, ha scelto la Lega per scendere in campo e portare avanti le sue teorie euroscettiche. Arrivato a Palazzo San Francesco ieri pomeriggio, il professor Bagnai ha subito esposto la sua ‘ricetta’ economica dichiarando la necessità di «sbarazzarsi della moneta unica».
Eppure da qualche tempo il leader del Carroccio non si espone più in maniera netta contro l’Europa ma questo, secondo Bagnai, non rappresenta affatto un cambio di rotta del partito.
«Quelle che vengono chiamate le ‘teorie di Bagnai’ sono semplicemente il giudizio della letteratura sicentifica sulla moneta unica – ha spiegato rispondendo ai giornalisti -. È un giudizio radicalmente negativo così com’è negativo quello della letteratura politologica, sul modello d’integrazione europea. L’europa viene invocata come strumento da usare quando ci sono grandi problemi, ma con l’immigrazione e con la politica estera nel Mediterraneo abbiamo visto com’è andata. L’Europa quando serve non c’è. C’è quando danneggia. E allora se ne può fare a meno. Quello dell’Euro è un punto che rimane sul tavolo e ormai credo che non ci siano più enormi dubbi da parte di nessuno sul fatto che prima o poi dovremo farne a meno. La posizione mia, quella politica e non scientifica, è che dovremmo cercare di sbarazzarcene in un modo il più possibile indolore e questo significa negoziare con i nostri amici europei ai quali questo stato di cose non fa molto meglio che a noi. Il Matteo Salvini che conosco, da quando si è documentato, si è reso conto che l’Euro è una moneta che per l’Italia è profondamente sbagliata. Ora siamo su un percorso politico, nessuno vuole andare in ‘guerra’, tanto più con un Paese idnebolito da 10 anni di crisi, c’è da fare qualcosa per far ripartire l’economia, ma non dobbiamo mai dimenticarci che questo problema esiste».
La delegazione parlamentare leghista ha tenuto una conferenza nella sala Raucci del Comune e dopo i saluti del sindaco d’Apollonio, è stato il coordinatoe regionale del partito Mazzuto a illustrare i temi sul tappeto. Il senatore Arrigoni e il deputato Garavaglia hanno sottolineato quanto il Molise possa ripartire proprio grazie alla forza propulsiva della Lega, garanbtendo la loro presenza in regione anche a voto concluso.
Bagnai ha poi esposto la sua ‘ricetta’ economica, basata su politiche di investimento che riguardino givani e turismo, oltyre a una netta riforma del codice degli appalti.
«In nome di una battaglia contro la corruzione di fatto si è trasformato in uno strumento che paralizza l’azione delle amministrazioni pubbliche – ha detto ancora – e che va a beneficio delle grandi aziende, cioè quelle che possono sostenere i costi necessari ancora una volta per la burocrazia che ogni appalto porta con sé».
Ma un altro punto fondamentale è il ‘no’ ai sussidi e da qui la critica al reddito di cittadinanza, elemento fondante del programma dei Cinque stelle.
«Un dato che viene fuori da esperienze analoghe condotte in altri Paesi è che spesso il reddito di cittadinanza, se non quando è proposto ma quando viene applicato, viene realizzato in sostituzione di altre forme di welfare – ha spiegato -. Quindi bisogna capire quello che ci si guadagna e quello che ci si perde. E poi, per esempio, la proposta dei Cinque stelle è soggetta ad alcune interessanti forme di condizionalità, cioè il reddito viene dato se si accetta di fare un certo tipo di percorso. In particolare se si rifiuta un lavoro il reddito si perde e se non si fanno sei ore gratuite per lo Stato non si acquista il diritto ad averlo. Insomma, è una cosa un pochino meno semplice di come la si può immaginare. E soprattutto, quello che ci preoccupa in particolare è la verifica delle condizioni e la gestione del sistema che richiede un aumento dell’apparato burocratico e dei costi per l’amministrazione, tant’è che gli stessi esponenti di quella forza politica hanno detto che ci vorranno almeno due anni prima che il sistema vada a regime. Noi riteniamo che ci siano soluzioni più rapide ed efficaci».
Valentina Ciarlante

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