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Differenziata a Campobasso, ritardi nei pagamenti: un’azienda ‘aspetta’ 1,5 miloni di euro

È l’obiettivo dichiarato dall’amministrazione Battista: entro il 2018 la raccolta differenziata dovrà raggiungere tutta la città. Lo ha detto a chiare lettere il primo cittadino nel corso della conferenza stampa di inizio anno, lo ha ribadito l’assessore al ramo Stefano Ramundo, al lavoro insieme alla Sea – la municipalizzata che gestisce la raccolta dei rifiuti – per estendere il servizio ai quartieri e al centro murattiano. E in effetti nelle ultime settimane la tabella di marcia redatta da Palazzo San Giorgio è stata rispettata: dopo il borgo antico (dove gli ecostop funzionano da un anno e il servizio è stato potenziato anche con il sistema porta a porta), la differenziata è partita nelle contrade ed ora sta per essere attivata anche nei quartieri. Insomma, tutto sembrerebbe procedere secondo i piani.
Ma, come spesso accade – soprattutto quando si parla di differenziata a Campobasso – non è tutto oro quello che luccica. Il Comune, infatti, non ha ancora pagato l’azienda che ha fornito i mezzi per la raccolta, poiché la Regione non ha stanziato i finanziamenti previsti. La denuncia arriva direttamente dalla titolare dell’impresa Fratelli Mazzocchia Spa, l’azienda con sede legale a Frosinone che più di un anno e mezzo fa si è aggiudicata la gara d’appalto, in forma di procedura negoziata, «per il contratto di forniture denominato Compattatore 3 assi 24/27mc per il servizio di raccolta differenziata per il servizio di raccolta differenziata nel Comune di Campobasso».
I fondi per l’appalto rientrano nel «Programma attuativo Regionale (PAR) a valere sul fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC) Risorse 2007/2013 Asse III “Ambiente e Territorio” Linea di Intervento III.C – Gestione dei Rifiuti Urbani. Ampliamento del Piano di raccolta differenziata – Acquisto Mezzi».
La ditta, rispettando i termini del contratto, ha fornito nel corso del mese di maggio 2017 nove automezzi per il servizio di raccolta. Sei, invece, sono ‘fermi’ in azienda dall’inizio dell’anno, in attesa che il Comune li ritiri. Ma a quasi un anno dalla consegna, la ditta non è riuscita ad incassare neppure un euro. Si tratta di una somma ingente, pari a un milione e mezzo di euro circa, come si evince da uno dei numerosi solleciti inviati agli uffici di Palazzo San Giorgio: «In riferimento a quanto disposto dal contratto di fornitura tra il Comune di Campobasso e la Società scrivente – si legge nella missiva inviata dalla Fratelli Mazzocchia Spa lo scorso 21 febbraio- siamo a rinnovare il sollecito del pagamento delle fatture sopraelencate per il valore capitale di Euro 898.951,54. Il perdurare di questa condizione sta provocando una sofferenza finanziaria su questo specifico capitolo che, investito da una operazione finanziaria di anticipazione del credito, da Voi preventivamente autorizzata, ci pone oggi in una grave situazione di sofferenza finanziaria con segnalazione alla centrale dei rischi, con il grave rischio di vederci riaddebitare le somme insolute e compromettere il buon accreditamento dell’Azienda presso le istituzioni finanziarie italiane.
A questo si aggiunge il gravoso impegno intrapreso dall’Azienda con l’incremento della fornitura per un importo di euro 572.791 più IVA, sulla base di quanto successivamente disposto e convenuto attraverso la stipula di un nuovo contratto di fornitura il 22 giugno 2017».
Ma dal Comune non è arrivata nessuna risposta, «solo un rimpallo di responsabilità ed uno scarica barile tra gli uffici di Palazzo San Giorgio e quelli della Regione», scrive la titolare dell’azienda in una lettera inviata alla nostra redazione.
«Incomprensibile capire, ancora oggi – evidenzia – cosa osta al pagamento. Tanta pazienza e tempo (che più proficuamente si poteva impegnare) spesi per incontrare, aspettare, ricevere giustificazioni, ricevere lezioni sull’iter burocratico (non richieste e non capite) chiedere nuovi appuntamenti, telefonare, convincere le segretarie a trasmettere i messaggi quasi mai raccolti e comunque non dai vertici degli uffici competenti. Telefoni interni che da mesi non funzionano (o almeno così dicono), mille scuse accampate . Appuntamenti non rispettati, false promesse di programmazione di pagamenti, Funzionari che non rispondono mai al telefono e se rispondono è solo per dire che non dipende da loro ma da qualcun altro.
Decidere di stare, comunque, ad aspettare: intraprendere le vie legali allungherebbe ulteriormente il tempo di pagamento. A parte tutto ciò, oggi vorrei chiedere: signori ma dove sono finiti i nostri soldi? Chi li ha spesi e per cosa? Per noi sono indispensabili per andare avanti. Per rispettare i nostri impegni: cosa che siamo abituati a fare. I nostri operai e i nostri fornitori devono essere pagati. Non c’è nessun Babbo Natale, da noi – conclude amareggiata- che porta i soldi con la cesta!».
Insomma,il copione è sempre lo stesso: da un lato l’inefficienza – o forse indifferenza – della pubblica amministrazione, e dall’altro le imprese che con grandi sacrifici garantiscono servizi, anticipando di tasca propria, con il rischio di dover licenziare i dipendenti o addirittura chiudere i battenti.

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