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Sospeso dal seminario e salvato da don Mazzi: Bregantini sessantottino

Figlio di contadini, attivista del movimento studentesco. Giancarlo Maria Bregantini, che sarebbe poi diventato vescovo antimafia nella Locride e oggi è il titolare dell’arcidiocesi di Campobasso-Bojano, del ’68 dice che è stato «desiderio di verità nella libertà, ma alla fine ha posto la libertà assoluta prima della verità».
Intervistato da Monica Mondo per il programma ‘Soul’ in versione “Speciale 68” nella puntata che andrà in onda domenica su TV2000 scopre un lato di sé finora rimasto fuori dal cono dei riflettori.
Dunque, figlio di contadini e attivista nel movimento studentesco, assiste e partecipa da subito con passione alla rivoluzione prima ecclesiale, con il Concilio: sceglie di essere prete operaio, cappellano di ospedale, del carcere, poi parroco e vescovo bandiera della lotta alla criminalità calabrese, nella diocesi di Locri-Gerace. In Molise la sua voce si leva speso per chiedere giustizia e lavoro.
I sogni del ’68, osserva rispondendo alle domande di Monica Mondo «sono nati da una rilettura della Bibbia, dei profeti, e di Isaia in particolare nel capitolo 58, dove la fede si incarna dentro la liberazione degli oppressi, gli sfruttati, l’apertura del cuore ai grandi progetti che sono chiamati il Regno di Dio, una rilettura dello stile di Gesù secondo le beatitudini. Il ’68 è stato anche questo, nei nostri ambienti almeno. Alle spalle c’era una realtà che si sentiva sgretolarsi, non più attuale, un’impostazione più di legge che di spirito evangelico. C’era il no a un passato rigido, e un’apertura a un modello nuovo di essere figli di questo tempo».
In prima linea nelle lotte tanto che fu espulso dal seminario per una settimana, per aver partecipato alle iniziative del movimento, e «costretto a fare una settimana di esercizi spirituali di supplemento in un piccolo monastero in riva al Lago di Garda». A tenergli compagnia, in quei giorni di ‘clausura’, la figura di Lucia dei Promessi Sposi. Lucia che «si è sentita comunque capace di puntare il dito contro l’Innominato dicendo: la carità vale più di ogni altra cosa, Dio ascolta e cambia i cuori. Al termine degli esercizi il mio animo così era più sereno, e il clima che ho trovato in seminario di solidarietà e confronto è stato molto bello».
A riprenderlo per i capelli, come si usa dire delle madri che recuperano i figli ribelli, don Antonio Mazzi. Era un suo professore di religione. Ricorda Brergantini: «Mi aiutò ad attraversare quei momenti evitando gli estremi della contestazione, mantenendo l’idea di una realtà da rinnovar, sì, ma con saggezza».
«Il ’68 è diventato un desiderio di verità nella libertà, ma alla fine – riflette il presule – ha posto la libertà assoluta prima della verità. La verità va ricercata nella libertà. Un vascello ha bisogno di due forze per camminare. Della forza del vento che gonfia le vele e le lancia verso l’infinito, ma per arrivare alla meta serve il timone. La libertà è il vento, la verità il timone. Se spezzo l’uno dall’altro o la nave gira sempre, o non parte. Il punto è mettere insieme il livello educativo».
Non solo don Antonio Mazzi, ma pure il lavoro di operaio allontanò Bregantini da strade estremiste, «facendomi capire che c’è una classe operaia. Anche oggi ci sono gli operai, ma non sono più classe, non sono più individualizzati come realtà, e non c’è più quel senso di fierezza e di forza che era propria della classe operaia. Io entrai come un contadino che aveva perso il lavoro. Mi guardarono le mani per capire se ero davvero un contadino. E nonostante le insidie riuscivo ad essere cristiano. Cristo c’è già nel cuore delle persone, va solo riscoperto».

ppm

 

Domenica su Tv2000 andrà in onda l’intervista integrale

Il Sessantotto cattolico su Tv2000: Nel cinquantesimo anniversario otto protagonisti intervistati da Monica Mondo per ‘Soul’. Di quegli anni parlano il cardinale Angelo Scola, don Vinicio Albanesi, don Gino Rigoldi, monsignor Giancarlo Bregantini, l’ex brigatista Armando Lanza, Francesco Alberoni, padre Fabrizio Valletti e Mario Capanna.
L’intervista all’arcivescovo di Campobasso-Bojano andrà in onda domenica 20 maggio alle 12.50 e alle 20.30.

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