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«Ho guidato sempre con quella immagine», il racconto di una termolese sulla tragedia di Francavilla

«Ho guidato sempre con quella immagine», il racconto di una termolese sulla tragedia di Francavilla

Aver percorso l’A14 nel pomeriggio di ieri ha significato anche solo per qualche momento assistere a un dramma assurdo, costato la vita a tre persone e due direttamente sotto al viadotto in territorio di Francavilla. Tra costoro che hanno assistito c’è anche una 47enne termolese, l’agente di viaggi Raffaella Esposto. Momenti drammatici a Francavilla al Mare ieri dove un uomo ha lanciato dal ponte del viadotto dell’autostrada A14 una ragazzina e poi si è gettato nel vuoto, non consentendo ai soccorritori presenti in zona di intervenire, prima del suo gesto estremo. La 12enne è morta sul colpo. «Scusa scusa», ha ripetuto più di una volta l’uomo e le urla, si sono sentite dall’alto fino a trenta metri sotto, nel luogo dove sono potuti arrivare i cronisti, anche se è stato difficile comprendere nettamente tutte le parole. Sul posto ci sono carabinieri, sanitari del 118 e Vigili del Fuoco. La tragedia che si è consumata non è escluso possa essere collegata con la caduta di una donna, ieri mattina a Chieti, da un balcone al quarto piano. Soccorsa dal 118 la donna è morta in ospedale per le gravi lesioni riportate, si apprende da fonti sanitarie. Secondo le prime informazioni potrebbe essere la convivente dell’uomo e madre della ragazzina. Il viadotto è alto circa 30 metri e l’area sottostante è molto impervia. L’uomo ha scavalcato la rete di protezione, a cui si continua a tenere aggrappato, e aveva i piedi poggiati su una soletta di cemento. Di fronte a lui, sull’autostrada chiusa al transito, c’era un ‘mediatore’, che stava cercando di stabilire con lui un contatto. L’uomo continuava a urlare a investigatori e soccorritori di non avvicinarsi alla ragazzina, minacciando in caso contrario di gettarsi nel vuoto, cosa che poi ha fatto, morendo sul colpo. «Arrivando da Chieti, dopo lo svincolo per Francavilla, avvicinandoci al ponte del viadotto ci hanno segnalato di rallentare con delle bandiere arancioni. Arrivati sul viadotto c’era a metà del ponte, sulla destra, una macchina civile e una della Polizia. C’era alcuni poliziotti vicino alla rete di protezione e un uomo con camicia azzurra al di là della rete di protezione, rivolto verso il vuoto. Andando oltre, finito il ponte, un’altra macchina e un’altra pattuglia della polizia. Potevano essere le 14 circa. Era chiaro che si trattasse di una situazione grave. Il resto l’ho appresso una volta arrivata a casa, ho avuto l’impressione che guardasse verso il basso. Ho guidato sempre con quel pensiero e quell’immagine nella mente perché avevo capito che stava succedendo qualcosa di grave anche se non potevo durante il viaggio immaginare cosa era già successo prima del mio passaggio. Sono scossa ovviamente, di solito vediamo in tv o giornali certe scene, vederle dal vivo è ben diverso».

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