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Omicidio di Lucio Niro a Santa Croce del Sannio, assolto anche in secondo grado Domenico Felice

Omicidio di Lucio Niro a Santa Croce del Sannio, assolto anche in secondo grado Domenico Felice

Domenico Felice non è il colpevole dell’omicidio di Lucio Niro: lo ha stabilito ieri mattina la Corte d’Assise d’appello di Salerno che ha confermato la sentenza di primo grado assolvendo l’agricoltore 40enne di Santa Croce del Sannio, comune del Beneventano. Era lui l’unico imputato per la morte del muratore di Baranello ucciso la notte tra il 10 e l’11 febbraio 2008 in una strada di campagna nei pressi di Santa Croce del Sannio. Lucio stava tornando a casa dopo aver visitato la sua fidanzata Rosanna, con cui si sarebbe sposato poco dopo e da cui stava per avere una bambina. Ma della donna, secondo l’accusa, era innamorato anche l’agricoltore di Morcone Domenico Felice. Sarebbe stata sua, quindi, la mano che avrebbe sparato alcuni colpi di fucile contro l’auto del muratore di Baranello che si andò a schiantare contro un albero in quello che sembrava un ‘normale’ incidente stradale. Una tesi che i giudici della Corte di Salerno non hanno accolto: Domenico Felice è stato assolto «perché non ha commesso il fatto».
Il corpo senza vita di Lucio Niro fu trovato all’alba dal fratello che si era messo alla ricerca perché il giovane non era rientrato a casa. Proprio in una stradina sul territorio campano, una scorciatoia per tornare a casa, fu trovata la sua auto, una Fiat Bravo, con all’interno il corpo senza vita. I carabinieri in un primo momento ipotizzarono che a causare la morte poteva essere stato un incidente stradale. Solo più tardi ci si rese conto che il decesso era dovuto invece ad un colpo di arma da fuoco sparato dal ciglio della strada.
Nell’auto di Lucio c’era sangue sul sedile, sul parabrezza e sul cruscotto dell’auto sul lato passeggero.
Le schegge dei vetri della macchina andate in frantumi sono state trovate 50 metri prima dell’impatto. E poi il movente di natura passionale, l’arma del delitto e la mancanza di un alibi del maggior indiziato. Elementi che per i giudici non provano il coinvolgimento di Domenico Felice. Resta dunque senza un colpevole uno dei casi di cronaca più drammatici del Molise.

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