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Vietri, Giambarba chiede un confronto a Toma

Vietri, Giambarba chiede un confronto a Toma

Comincia a montare la polemica politica nel Cratere per le chiusure di reparti all’ospedale Vietri di Larino. A intervenire ieri il sindaco di Casacalenda, Michele Giambarba. «Apprendo da organi d’informazione che, a giorni, dopo la chiusura del punto di primo intervento del Santissimo Rosario di Venafro, dovrebbe chiudere anche quello presente presso l’Ospedale Civile Vietri di Larino. Ritengo che tale scelta sia assolutamente inaccettabile e lo è ancor più se tale indicazione sia stata data senza ascoltare i Sindaci, le organizzazioni di categoria e l’Ordine dei Medici di Campobasso. Ancora una volta ci si troverebbe alla presenza di una scelta calata dall’alto lasciando le aree interne senza un servizio così importante per tutta la popolazione residente! Mi auguro che il presidente Toma, unitamente ai Consiglieri regionali della nostra area, possa rivedere tale decisione e magari valutare, insieme ai sindaci dell’area, all’Ordine dei Medici di Campobasso ed alle rappresentanze territoriali, eventuali soluzioni alternative». A farsi sentire anche un medico, il rappresentante della Fimmg Giancarlo Totaro: «Non appare chiaro – afferma Giancarlo Totaro – se le attuali funzioni degli stessi saranno trasferite alle postazioni di U.O.T. 118, già attualmente esistenti, o ci sarà una postazione di 118 aggiuntiva a Larino e Venafro. Già i cosiddetti Ospedali di Comunità, a mio avviso – aggiunge – sono un escamotage lessicale per definire dei simulacri dei veri Ospedali per una elucubrazione politica per cui si vuole imbonire i residenti e contemporaneamente sembra voler nobilitare la medicina del territorio che, a mio avviso, non ha alcun bisogno di titoli nobiliari perché essa è perfettamente qualificata e meglio si adatta ai tempi in linea con le necessità assistenziali adeguate alla realtà tecnica e diagnostica più snella, efficiente ed economica per un grandissimo numero di patologie che non hanno più bisogno del tradizionale ricovero ospedaliero. Quindi a Larino e Venafro non chiude niente, ma continua un servizio che è già garantito dalla professionalità dei medici del 118 e da tutti gli altri operatori sanitari che daranno un servizio a domicilio migliore di quello precedente che era a mio avviso un equivoco pronto soccorso e i medici saranno utilizzati per un servizio più utile”. Il rappresentante sindacale chiede alla politica di “impegnarsi concretamente a sdoganare l’arcaico concetto che il modo sublime di curarsi sia il ricovero ospedaliero”. “Non c’è bisogno – commenta – di dire Larino è un “quasi” Ospedale (ospedale di comunità), Larino ha un quasi Pronto Soccorso (PPI) e così via. I politici devono imparare a chiamare le cose con il loro nome senza cercare di imbonire il popolo o edulcorare ciò che è già dolce e non ha bisogno di surrogarsi rispetto alla assistenza ospedaliera. La medicina del Territorio rifiuta di essere nobilitata da blasoni ottocenteschi di “Ospedalità” , non ne ha bisogno perché la Medicina del territorio – Medicina generale, continuità assistenziale, 118, medicina specialistica ambulatoriale, medicina dei servizi, Lungo degenza, medicina dei servizi – è orgogliosamente il presente che dovrà tendere al futuro purché libera e non subordinata alla assistenza ospedaliera con la quale deve convivere nei giusti ruoli per il bene dei cittadini molisani che devono ed in questo condivido in pieno quanto detto e fatto dal presidente Toma, imparare ad utilizzare al meglio le possibilità che gli vengono offerte dal sistema sanitario regionale e che avere una medicina del territorio vicina al cittadino è un grosso vantaggio che il cittadino deve apprezzare fino a cancellare l’antico retaggio che ci si cura solo in ospedale». Per il futuro, associandosi a quanto già dichiarato dal presidente dell’ordine dei medici di Isernia Fernando Crudele, «sarebbe, anzi è irrinunciabile quanto necessario un maggior coinvolgimento dei medici nelle scelte di organizzazione per contribuire – conclude Totaro – a migliorarle e non apprenderle dalle pubbliche comunicazioni».

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