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Più malati e meno servizi, il paradosso quotidiano vissuto da 23mila diabetici

«Qualche tempo fa, parlo di una decina d’anni o poco più, c’erano meno malati e tanti servizi in più. Oggi, 23mila diabetici conclamati e servizi sempre più ridotti».
Lorenzo Greco è il coordinatore regionale della Fand Associazione italiana Diabetici per Abruzzo e Molise. Sintetizza così una situazione che in linea teorica è paradossale. Più pazienti, più ambulatori: questo servirebbe. Soprattutto, quindi, assistenza territoriale prima che ospedaliera. E invece: il piano di rientro, il riordino, le rimodulazioni, le decisioni spesso anche di dirigenti medici (e nel mirino finisce comunque l’Asrem o finisce la Regione). Tutte concause di disagi anche grandi in alcune zone del Molise, per esempio nell’Isernino, per i diabetici.
L’ultimo taglio, anche se temporaneo, in ordine di tempo è un taglio ‘balneare’. Dal 1 luglio al 31 agosto la distribuzione dei presidi sanitari si svolge solo due giorni a settimana dalle 10 alle 13. Chi si è recato normalmente in via Petrella – l’ufficio è nella sede Asrem – perché fino al 30 giugno il servizio era offerto tutti i giorni ha trovato quest’altra ‘novità’. Pensate agli anziani, che magari a Campobasso arrivano dai paesi più o meno limitrofi, pensate che, anziani o meno, si tratta comunque malati che gestiscono ogni giorno una patologia complessa che può portare a complicanze mortali. Il periodo di razionalizzazione coincide anche con i mesi in cui il personale – non troppo numeroso, certo, ma pure non sempre utilizzato come e dove dovrebbe essere utilizzato – osserva i turni di ferie. Per questo, la riduzione del servizio oltre che provvisoria appare ‘balneare’. Fatto sta che per due mesi in regione è più difficile procurarsi le strisce per il controllo, i pungidito: tutto quello che il servizio sanitario fornisce ai diabetici.
Prima dell’avvio del riordino, in Molise c’erano due unità operative complesse di Diabetologia – al Cardarelli e al Vietri – e quattro unità semplici (Venafro, Agnone, Isernia e Termoli). «Il sistema funzionava, i diabetici avevano un facile accesso ai servizi sanitari e si faceva prevenzione, che è fondamentale in questa patologia». Patologia subdola perché asintomatica, o meglio i sintomi possono indicare anche tanti altri problemi. Di solito, l’insorgenza è dopo i 40 anni. «Se la si prende all’inizio non ci saranno grossi problemi, ma se la si tralascia e la glicemia supera il valore di 200, inevitabilmente ci saranno complicanze anche pericolose», spiega Greco.
Come si previene il diabete? Con uno stile di vita e una dieta alimentare equilibrati. E controllando la glicemia, basta uno screening semplicissimo, come quello che l’Asrem ha avviato insieme a Federfarma e da cui anche la Fand si aspetta molto. Quando, però, si è già scoperto di essere malati, se si tratta di diabetici ‘compensati’ può bastare anche qualche controllo durante l’anno. Se, invece, si tratta di pazienti insulino dipendenti c’è bisogno di assistenza costante. Quello che manca, sottolinea Greco, è l’assistenza che gli ambulatori sono in grado di offrire. Ci sono anche i medici e gli infermieri formati, ma magari vengono utilizzati nelle corsie dei reparti di Medicina. A soffrire di più è l’Isernino. Mentre a Campobasso c’è il reparto diretto dal dottor Antimo Aiello e tutti i giorni il servizio ambulatoriale, a Isernia un diabetologo è presente un giorno a settimana, così più o meno pure a Venafro (uno o due giorni). Da Agnone, in tanti vanno a Castel di Sangro. Nella zona di Isernia i pazienti sono circa 3mila. E senza reparti e ambulatori, anche l’associazione può fare molto meno di ciò che per esempio realizza a Campobasso, dove riesce ad essere di efficace supporto al personale. I pazienti che gravitano intorno all’ospedale regionale sono 14.500: tanti, ma chiunque si trovi ad accedere ai servizi dell’Uoc diretta da Aiello ne apprezza subito la rapidità nel dare risposte professionali e risolutive.
Il percorso diagnostico terapeutico approvato dalla Regione per il diabete prevede, peraltro, una rete – che parte dai medici di base e ha nel reparto del Cardarelli l’hub di riferimento – che però l’azienda sanitaria non ha ancora attivato.
«Quello che chiediamo alla Regione e all’Asrem è un’attenzione particolare e magari un po’ di flessibilità per aprire i laboratori. Medici e infermieri vengono comunque pagati e allora diciamo: utilizziamoli per questo. Perché il diabete non sparisce di certo se chiudiamo gli ambulatori», è l’appello di Lorenzo Greco.
Che ha anche un ‘sogno nel cassetto’: avere un aiuto logistico, magari dei locali, per tenere incontri su come prevenire il diabete e su come gestirlo in modo da evitare complicanze. «Questa malattia è mortale se noi la facciamo diventare mortale», dice.
r.i.

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