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Venafro, bimba perde i sensi ma l’ambulanza non c’è: salvata dai volontari

Ciò che in realtà era ampiamente prevedibile che prima o poi accadesse, è già avvenuto il secondo giorno della chiusura del Punto di primo intervento. I disagi, insomma, si sono verificati subito. Fortunatamente alla fine tutto si è risolto per il meglio, e la tragedia è stata evitata. Ma non tutto è bene ciò che finisce bene, si potrebbe dire mutuando e modificando un noto adagio popolare, perché la prossima volta le cose potrebbero anche finire male.
Quando la giovane famiglia venafrana ieri mattina si è fiondata al Ss Rosario era convinta di trovare una pronta risposta al loro bisogno di soccorso (del resto le tabelle indicanti il Ppi sono ancora in bella mostra!). Invece… Ha trovato praticamente tutto chiuso. La bimba che aveva perso i sensi e non riusciva a riprendersi è stata caricata, solo grazie al buon cuore dei volontari, sull’automedica della Croce Azzurra che si è quindi prontamente fiondata verso il pronto soccorso del “Veneziale” di Isernia. Quando Amalia e Leo – questi i nomi dei genitori, i primi ‘utenti’ a fare i conti con il disservizio – si sono recati all’ormai ex Punto di primo intervento mai si sarebbero aspettati di trovarsi di fronte a un “muro”, fatto praticamente di porte chiuse. La “sfortuna” o la stortura delle decisioni adottate, si potrebbe dire, ha fatto sì che non solo il Ppi fosse chiuso (come annunciato e previsto da lunedì mattina) ma anche l’equipe del 118 si trovasse a 15 chilometri dal Ss Rosario perché impegnata su un incidente all’altezza di Monteroduni.
Come detto, l’associazione di volontariato di stanza nei pressi dell’ex Ppi è riuscita a sopperire, con grande coraggio e senso di responsabilità, alle carenze del sistema sanitario e di emergenza. Ma quante altre volte ciò potrà ancora accadere? Ieri mattina i volontari si sono assunti la briga (e la responsabilità) di non rimanere inermi di fronte a due genitori preoccupati e disperati perché la loro bimba di 2 anni e mezzo non riusciva a riprendersi dopo che aveva perso i sensi a seguito di una caduta.
Così, senza pensarci su troppo, dopo aver valutato che il 118 era impegnato ancora sull’incidente e che l’ambulanza da Isernia o da Cerro al Volturno avrebbe impiegato troppo per raggiungere Venafro e poi trasportare la piccola al “Veneziale”, hanno deciso di prendere in mano la situazione e utilizzare l’automedica privata della Croce Azzurra per raggiungere il pronto soccorso pentro nel minor tempo possibile.
Insomma, al di là del singolo ma sintomatico episodio, ciò su cui occorre riflettere è se con il Punto di primo intervento chiuso (perché così dispone il Programma operativo straordinario 2015/2018 approvato con legge dello Stato e dunque modificabile solo dal Parlamento, ora a maggioranza 5 Stelle-Lega) Venafro e il suo hinterland possano permettersi il “lusso” di avere a disposizione in loco soltanto una ambulanza del 118… Come accaduto ieri, se alla centrale operativa giunge una richiesta di soccorso l’equipe deve ovviamente intervenire subito, facendo però di conseguenza rimanere scoperta l’intera area che va da Sesto Campano a Conca Casale, a Pozzilli, a Montaquila fino a Monteroduni: nel caso di seconda emergenza, il 118 è infatti costretto ad attivare le postazioni di Isernia o di Cerro al Volturno, con tutto ciò che ne consegue in termini di tempestività di interevento. Senza considerare che poi ogni volta, per ogni evenienza non c’è più l’opzione Ppi di Venafro, con tutti i casi che devono essere quindi trattati dal pronto soccorso di Isernia che, inevitabilmente, finirà con l’intasarsi ancor più.
Sia come sia, ieri c’è stato il lieto fine, con mamma Amalia e papà Leo che hanno voluto «ringraziare pubblicamente il buon cuore della Croce Azzurra e dei suoi volontari per averci messo a disposizione l’automedica dell’associazione per trasportare nostra figlia al pronto soccorso di Isernia. Nelle condizioni in cui eravamo, preoccupati per lo stato di nostra figlia, e con la nostra auto avremmo impiegato molto più tempo per arrivare in ospedale, così come molto più tempo ci sarebbe voluto perché arrivasse un’ambulanza da Isernia o da Cerro…».

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