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Espulso il compagno di stanza dell’Imam somalo, minacciava un mediatore

Espulso il compagno di stanza dell’Imam somalo, minacciava un mediatore

Divideva la stanza nel centro di accoglienza di Campomarino con l’Imam somalo arrestato a marzo del 2016 dalla Digos e condannato a 2 anni e sei mesi di reclusione per istigazione al terrorismo e dal Tribunale di Campobasso. Ora per lui è scattato il decreto di espulsione dal territorio nazionale grazie all’attività svolta dalla Polizia di Stato. Il 29enne, anche lui di origine somala e richiedente asilo, è stato indagato nell’ambito del medesimo procedimento penale, poiché durante le attività investigative della Digos del capoluogo, svolte con metodologie tradizionali, ha evidenziato un forte legame con l’arrestato, dimostrando di condividerne ideologia ed intenti. A conclusione delle indagini, tuttavia, non vi erano sufficienti elementi per una richiesta di rinvio a giudizio da parte dell’autorità giudiziaria. Pertanto, la Digos ha segnalato la pericolosità del soggetto alla Prefettura che, nel giugno del 2017, ha disposto la revoca delle misure di accoglienza, con successivo ordine del questore di Campobasso di accompagnamento presso il Centro di permanenza e rimpatrio di Restinco, in provincia di Brindisi. Ma anche all’interno del Centro pugliese, il cittadino somalo balzava ancora all’attenzione della Digos. Il 29enne è stato infatti il mandante di numerose telefonate minatorie ad un ex mediatore culturale del centro di accoglienza di Campomarino. Gli agenti della Dogos, grazie ad una capillare attività investigativa, sono riusciti ad incastrarlo e a denunciarlo in concorso con un altro cittadino tunisino, T.A. di anni 32, che era stato materialmente autore delle telefonate intimidatorie dietro impulso del somalo. I motivi che hanno portato lo straniero a commettere il reato sono da ricondursi al risentimento nei confronti dell’ex operatore, ritenuto responsabile della sua conduzione nel centro di rimpatrio pugliese.
Pochi giorni fa, il 29enne è stato dimesso dal centro brindisino ed espulso dal territorio nazionale con rimpatrio in Somalia, mentre il cittadino tunisino, coautore del reato, è stato rimpatriato con volo charter verso lo Stato di origine.

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