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Pozzilli, Unilever: congelati i 41 licenziamenti

Pozzilli, Unilever: congelati i 41 licenziamenti

Un accordo in 12 pagine, fitte di dettagli. Unilever, sindacati e – a seguito di un primo ‘referendum’ interno – lavoratori hanno raggiunto dunque l’intesa: i licenziamenti sono di fatto “congelati”, e scendono da 41 a poco più di 30 (32 per l’esattezza). Con incentivi a chi lascerà volontariamente l’azienda e accompagnamento alla pensione per i più “anziani”. In ‘cambio’, ci saranno nuove forme di flessibilità.
Alla fine della lunga trattativa, i sindacati di categoria Cisal, Uil, Cgil, Cisl e le Rsu si sono dichiarati soddisfatti. Anche perché la multinazionale intende difendere il sito di Pozzilli dove si producono principalmente detergenti e ammorbidenti: ma per farlo, hanno sostenuto i dirigenti, occorre restare competitivi. E nella ricetta della competitività è prevista la riduzione della forza lavoro, che in parte sarà sostituita dall’automazione.
Senza entrare nei tecnicismi del verbale di accordo, va comunque sottolineato che le parti hanno concordato come «l’attivazione della procedura di mobilità è stata principalmente determinata dalla necessità di riorganizzare la struttura aziendale, al fine di ridurre la struttura dei costi sia diretti che indiretti, adottando un nuovo modello organizzativo ispirato ai principi di ottimizzazione delle attività lavorative attraverso l’automazione di alcune postazioni lavorative e attraverso una maggiore efficienza degli impianti al fine di garantire più elevati tassi di produttività».
Al fine di ridurre l’impatto sociale della manovra voluta da Unilever, come richiesto dai sindacati, verrà attivata la Cassa integrazione straordinaria per riorganizzazione aziendale ma solo «previo esaurimento di tutte le ferie, riposi e istituti analoghi eventualmente disponibili». Questa misura riguarderà al massimo 41 lavoratori per un periodo non superiore ai 12 mesi.
La situazione, che sarà comunque costantemente in evoluzione con futuri incontri tra le parti, è stata come detto ‘accettata’ anche dagli operai, anche se la consultazione interna non è stata ancora perfezionata secondo quanto previsto dalla normativa: il 9 agosto arriverà pertanto la risposta definitiva, che appare piuttosto una formalità.
Ricapitolando, i licenziamenti scendono a 32. Per gli esuberi si procederà secondo criteri stabiliti dalle parti che prevedono in primis la non opposizione al licenziamento, quindi i pensionandi – cioè coloro i quali abbiano maturato/maturino il diritto alla pensione entro il 31 dicembre 2019 -, e infine gli accompagnabili alla pensione – ovvero i lavoratori con più di 55 anni di età. Per questi ultimi, la multinazionale corrisponderà: le mensilità erogate come previsto dal Contratto collettivo nazionale di lavoro, la Naspi per un massimo di 24 mesi e un incentivo aziendale a copertura dei mesi mancanti al diritto alla pensione. Per i “volontari”, indipendentemente dall’età e dalla vicinanza alla pensione, l’Unilever offrirà fino a 80mila euro di “bonus”.
Allo stesso tempo, l’accordo prevede pure che «entro il 30 settembre potranno essere convenute assegnazioni diverse da quelle svolte dai lavoratori dipendenti coinvolti, ancorché afferenti a livelli di inquadramenti inferiori e/o cambi di qualifica, comunque non comportanti a una diminuzione della retribuzione».
Un altro importante tassello dell’intesa riguarda la volontà di internalizzazione di alcune attività attualmente svolte da ditte terze. Tra i numerosi punti sottoscritti, uno riguarda poi nello specifico il bonus flessibilità: l’andamento altalenante del mercato nel settore “home care” ha palesato l’esigenza di conciliare i periodi di incremento e i periodi di riduzione della produzione. Pertanto, a chi accetterà le nuove forme di flessibilità per i prossimi 4 anni verrà riconosciuto un “premio” pari a 600 euro. L’accordo, come spiegato dalla Unilever, avrà validità solo se raggiungerà un’adesione del 75% in tutti i reparti/linee e prevede (citiamo solo a titolo esemplificativo): sabato 16° e 17° turno, 19° turno, 3×7, flessibilità negativa.
Infine, azienda, sindacati e Rsu hanno trovato l’intesa pure su quanto chiesto dai rappresentanti sindacali unitari e cioè sull’assunzione entro il 2020 di uno o due operai a tempo indeterminato tra i lavoratori temporanei che hanno lavorato/lavorano con contratto di somministrazione o job on call.

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