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«Al Molise serve l’autostrada» Iorio insiste: l’opera va realizzata

«Al Molise serve l’autostrada» Iorio insiste: l’opera va realizzata

Il 25 settembre la Suprema Corte discuterà il caso di Michele Iorio. I giudici della Cassazione dovranno decidere se confermare o meno la condanna della Corte d’Appello, in virtù della quale l’ex governatore è stato costretto a lasciare (in buona sostanza non si è mai insediato) il Consiglio regionale.
La vicenda è quella della cessione delle quote dello Zuccherificio. In primo grado Iorio era stato assolto con formula piena, sentenza ribaltata poche settimane prima delle elezioni di aprile scorso in fase di appello.
Nell’attesa, il più longevo dei presidenti della Regione Molise – nel senso che ha governato ininterrottamente per più di dieci anni -, come si dice in gergo giornalistico, resta sempre sul pezzo.
Nel bel mezzo dei disagi causati dalla chiusura di un lungo tratto della Bifernina, è intervenuto sulla metropolitana leggera, ovvero, sulla decisione del governo Frattura di dirottare i fondi destinati alla realizzazione dell’autostrada del Molise all’ammodernamento della tratta ferroviaria Matrice-Bojano.
«La metropolitana leggera – le parole di Iorio – è stata una scelta di priorità sbagliata e molto discutibile nella sua essenza, che comunque ha impegnato ingenti risorse. Basti pensare che destinando quelle stesse risorse al completamento e, dunque, alla velocizzazione della 87, la vecchia strada che collegava Campobasso a Larino e Termoli, si poteva guadagnare la possibilità di avere una valida alternativa anche momentanea nei confronti della Bifernina. Il mio governo regionale, con un primo intervento, ha notevolmente migliorato una parte di quel percorso. Era indispensabile continuare. L’appalto era già stato affidato, bisognava solo destinare i fondi per completare l’opera. Insomma, mi pare che la metropolitana leggera, e in questi giorni di emergenza ce ne siamo accorti, sia un esempio sbagliato di priorità per quanto riguarda le esigenze di una regione».
La metropolitana leggera ha di fatto archiviato la Termoli-San Vittore.
«No no! Il progetto dell’autostrada del Molise, per quanto mi riguarda, non è stato mai archiviato. La Termoli-San Vittore rappresenta l’opportunità di avere una regione al centro del traffico nazionale e l’unica possibilità per poterci togliere da quel maledetto isolamento, che proprio in questi giorni stiamo vivendo e constatando sempre di più. Bisognerà vedere come si muoverà la Regione nei confronti della società Autostrade del Molise. Io sono convinto che bisognerebbe rivalutare quella società affidandole il compito della realizzazione dell’opera, che sia tutta pubblica o pubblica-privata è una scelta che possiamo anche ridiscutere, ma l’idea di un grande asse di collegamento Tirreno-Adriatico che passi per il Molise non può essere sicuramente archiviato. O almeno io mi opporrò a qualsiasi tipo di archiviazione».
Nei minuti successivi al sisma è stato fondamentale l’intervento della Protezione civile. Il suo governo aveva investito molto sul Dipartimento regionale. Chi è arrivato dopo di lei non ha creduto in quel progetto.
«La Protezione civile è stata sostanzialmente danneggiata, in tutti i sensi. Sia in termini di personale, sia in termini di mezzi. Pochi, questi ultimi, quelli che hanno resistito e sono ancora efficienti. C’è stata soprattutto una distruzione del “sistema” di Protezione civile, che avevamo allestito dopo l’evento di San Giuliano. Eravamo una regione, in questo senso, pronta a dare sostegno e disponibilità alle altre regioni. Oggi, invece, la situazione è quella che è: bisogna ricostruire tutto d’accapo. Augurandoci che non ci siano più fenomeni sismici preoccupanti, spero che in questa occasione si possa, tra le altre cose, discutere con la Protezione civile nazionale e il governo per avere fondi sufficienti per riparare i danni causati dal terremoto. Deve poi esserci concessa pure la possibilità di velocizzare l’utilizzo dei fondi residui, sono circa 80 milioni di euro se non vado errato, per il completamento della ricostruzione (il riferimento è al sisma di San Giuliano, ndr), sottraendo le risorse alle tagliole del Cipe, della rendicontazione e del patto di stabilità o dell’equilibrio di bilancio. Cioè, ridando slancio alle attività edilizie nella fase di ricostruzione assolutamente da completare. Oggi la discussione tra Regione e governo nazionale dovrebbe essere incentrata su questo tipo di modello, cioè snellire le procedure per utilizzare quei fondi, oltre, chiaramente, agli ulteriori stanziamenti necessari per riparare i danni del terremoto avvenuto a cavallo di Ferragosto».
Tra qualche giorno, il 25 settembre, la Cassazione prende in esame il suo caso. È fiducioso?
«Il 25 settembre rappresenta il momento della dichiarazione della mia assoluta innocenza su un provvedimento che ho ritenuto sbagliato, tant’è che abbiamo presentato ricorso per Cassazione. Sono stato assolto in primo grado con formula piena da un collegio di tre magistrati, perché si è riconosciuta la bontà della nostra iniziativa sulla cessione delle quote dello Zuccherificio. La Corte d’Appello, sbagliando a mio giudizio le premesse, ha ritenuto che il provvedimento adottato allora dalla giunta che presiedevo non fosse legittimo senza l’autorizzazione del Consiglio regionale e solo per questo aspetto ha ritenuto di dover esprimere invece un senso di condanna, che poi per me ha determinato tutta una serie di conseguenze in negativo. Sto aspettando riponendo molta fiducia nella giustizia. La Suprema Corte sicuramente mi restituirà ulteriore senso di fiducia, che tuttavia conservo e vorrei conservare per sempre nei confronti della giustizia italiana. E ritornerò in Consiglio regionale a fare il mio dovere».
Quale sarà il suo “posizionamento” in Consiglio? La sensazione è che non sia molto soddisfatto di come stanno andando le cose.
«Ho fatto una campagna elettorale con molta chiarezza, credo mai come questa volta. Non avendo trovato disponibilità alla mia ricandidatura a presidente da parte di un centrodestra che ho anche molto criticato per la sua composizione non proprio, diciamo, cristallina, ho dato la mia disponibilità a Donato Toma per dare un appoggio deciso che è stato caratterizzato da una lista che ha portato il mio nome. Questo per due ragioni: primo, perché il mio impegno in questa campagna elettorale, che è stata vittoriosa, era quello di portare avanti le esperienze già fatte in passato. E su questo misurerò anche la mia posizione in Consiglio regionale; secondo, per dare la possibilità al centrodestra di vincere le elezioni con la mia presenza che in ogni caso – non so per quanto o come – è stata importante se non determinante per questo obiettivo. Non credo si possa rovinare un progetto di vita e di impegno politico di questo tipo per alcune questioncelle che non si condividono. Parlerò con il presidente della giunta in maniera molto chiara. Se si rispetterà il programma di governo che insieme abbiamo deciso di portare avanti io sarò sempre dalla parte della maggioranza».
NeL

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