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Emigrati che rendono fieri i molisani, a Campobasso l’incontro con la ricercatrice Michela Izzo

«Bentornati a casa vostra». Con queste parole Michele Petraroia, presidente onorario dell’Auser “Padre Giuseppe Tedeschi” ha aperto l’incontro – più simile ad una “riunione di famiglia” – che si è tenuto ieri mattina nella sede dell’associazione in via Piave a Campobasso.
Presente nella sala operativa dell’organizzazione di volontariato, oltre alla vice presidente Anna Spina e il direttore tecnico Elisabetta Brunetti, gli emigrati molisani che hanno condiviso con il resto dei presenti le proprie testimonianze oltre i confini regionali e nazionali.
Un momento di saluto, di conoscenza e di scambio di battute, come più volte è stato definito dallo stesso Petraroia.
Tra loro anche l’ospite d’onore, Michela Izzo, ricercatrice molisana, originaria di Toro, recentemente insignita del prestigioso premio “Mujeres que cambian el Mundo” della Repubblica Dominicana per aver realizzato un progetto umanitario capace di migliorare le condizioni materiali di vita di migliaia di persone prive di energia elettrica e di servizi elementari.
Un premio che inorgoglisce tutti i molisani, che accorcia le distanze e rende più forte il legame tra i corregionali sparsi nel mondo.
«Anche se siamo una modesta associazione fondata 15 anni fa e composta da poche persone – ha spiegato il presidente onorario Petraroia – oggi siamo qui insieme a Michela Izzo per comunicarle che siamo davvero orgogliosi di lei e che con lei rivendichiamo, nel nostro piccolo, le nostre preziose origini molisane. Con l’operato dell’associazione abbiamo cercato di tenere in vita gli insegnamenti di Padre Giuseppe Tedeschi, persona umile, che a 15 anni si è trasferita a Buenos Aires con la famiglia per raggiungere il papà. Divenne prete impegnandosi nel sociale aiutando soprattutto le persone più bisognose, motivo per il quale fu brutalmente assassinato a soli 42 anni.
Quando fu seppellito i preti, al termine della funzione, intonarono la canzone “Demosnos la mano”, cioè teniamoci la mano. Oggi riprendiamo quella frase, che abbiamo fatto nostra inserendola nel logo dell’associazione, perché con il nostro operato cerchiamo di intervenire in favore di chi è in difficoltà e di mantenere sempre ben saldi i legami tra molisani nel mondo.
Sono tanti gli oriundi e i corregionali in giro per il mondo – ha spiegato Petraroia -, un po’ si sono ‘smarriti’ perché era difficile mantenere i legami con la comunità a chilometri di distanza. Ma oggi, grazie agli strumenti tecnologici che abbiamo a disposizione, le distanze si possono annullare».
Parte fondamentale dell’associazione, infatti, è anche il comitato Pro Venezuela, supporto prezioso per chi torna in Molise o è ancora bloccato nel Paese sudamericano a causa della profonda crisi socio-politica e sanitaria che sta assumendo sempre più i contorni di un’emergenza umanitaria.
«Abbiamo creato un gruppo whatsapp del quale attualmente fanno parte circa 70 persone in modo tale che, se avviene qualcosa di preoccupante, possiamo intervenire quanto prima a tutela degli italiani e i molisani all’estero.
Il presidente onorario ha anche evidenziato nel corso dell’incontro il tragico bilancio che interessa i nostri corregionali in Venezuela: «In 8 mesi sono stati assassinati ben 3 molisani: Domenico e Gabriel Petruccelli, nonno e nipote di Sant’Elia a Pianisi, uccisi al termine di una rapina nel loro negozio di calzature lo scorso novembre ed Elio Simonelli, imprenditore originario di Toro che ha perso la vita durante un conflitto a fuoco tra i suoi rapitori e la polizia il mese scorso. Per quest’ultima vittima – aggiunge Petraroia – ci stiamo impegnando a far rientrare la salma nel comune di Toro dove vive il papà, ma le difficoltà sono tante».
L’incontro di ieri ha dunque rappresentato un momento di condivisione e di conoscenza ma anche un’occasione per fare il punto della situazione in merito alle azioni poste in essere dall’associazione da 15 anni a questa parte. Una bella notizia ha raggiunto inoltre i volontari negli ultimi giorni: una scuola senza nome di Buenos Aires sarà intitolata a Padre Giuseppe Tedeschi. «Ci ha contattati la maestra a seguito di una ricerca fatta online nella quale è apparsa la nostra associazione. Ad attribuire il nome di Tedeschi all’istituto sono stati proprio gli alunni, chiamati a votare per la scelta del nome. La scuola verrà inaugurata il 30 novembre».
Durante l’incontro alla ricercatrice molisana è stata consegnata una pergamena come riconoscimento per il lavoro svolto e per aver reso orgoglioso il popolo molisano.
«Sono onorata di condividere questo spazio con voi – ha risposto commossa Michela Izzo -. Questo di oggi è un incontro positivo perché dimostra che se si seguono le proprie passioni si ottiene sempre qualcosa di buono. Non scegliamo noi dove nascere -ha spiegato la ricercatrice – e in molti casi non c’è modo di operare nel proprio Paese natio. Dopo gli studi ho pensato di svolgere un dottorato restando in Molise ma poi per vari motivi ho cambiato strada. Mi sono trasferita a Milano e da lì la vita mi ha condotta in Repubblica Dominicana, dopo aver vinto una borsa di studio di volontariato presso le Nazioni Unite. Dopo un anno lì ho finalmente capito di aver trovato la mia strada. Ho lavorato in programmazioni di micro idro-elettricità dal quale poi è nata l’idea di progetti nell’ambito dello sviluppo sostenibile. A differenza dei nostri nonni – ha concluso – noi abbiamo avuto la possibilità di scegliere dove vivere o lavorare. Quando mi laureai mio nonno era fiero di me perché dopo due generazioni una persona della famiglia aveva ottenuto quel famoso pezzo di carta. Trovo meraviglioso che oggi questa associazione porti avanti il progetto di creare una rete che mantenga saldi i rapporti tra molisani».
A condividere la propria esperienza anche tanti altri ospiti che si sono contraddistinti per il proprio operato all’estero tenendo sempre ben saldo il sentimento di amore per la propria terra:
Vincenzo del Riccio, originario di Roccamandolfi. Vive a Toronto da 46 anni ed è fautore di numerose iniziative culturali e sociali in Canada.
Franco Narducci, originario di Santa Maria del Molise, vice presidente della Commissione Affari Esteri della Camera dei deputati che oggi vive in Svizzera.
Luigi D’Ovidio, originario di Trivento. Ha operato per 20 anni nella Formula 1. Ha conosciuto Nelson Mandela e tutt’oggi è “un’istituzione” italiana in Sud Africa.
Frank Salvatore, originario di Toro, autore del libro “My America”. Negli Usa dal 1947, vive a Philadelphia dal 1962. Oggi è in pensione ma da anni è impegnato in diverse associazioni di italiani in America.
Angela Basile, originaria di Macchiagodena, avvocato, imprenditrice (proprietaria di una nota pasticceria) ed esponente della commissione giuridica del Comitato degli italiano all’estero (Comites) a San Paolo del Brasile.
Luigi Reale, originario di Ferrazzano, vive a Bedford ed è un professore universitario, eletto precedentemente nel consiglio regionale della contea di Cambridge.
E infine Massimo De Vita, ripese trapiantato a Milano. Fondatore e direttore artistico del Teatro Officina, vincitore del prestigioso riconoscimento “Ambrogino d’oro”.
Con il proprio operato, dunque, tanti molisani sono riusciti a raggiungere obiettivi ambiziosi grazie alla tenacia e alla determinazione di chi non conosce confini.
Ma nel loro cuore e nei loro occhi resta sempre vivo l’amore per la propria terra d’origine. Oggi, grazie all’associazione Padre Tedeschi, la famiglia “allargata” dei molisani continua a crescere rinforzando sempre più il profondo legame con le proprie radici.

SL

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