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Amadori, primo tavolo per la giunta. Toma: cigs e macello le note dolenti

Interferenza: in senso figurativo (perché quello originario è scientifico) un incontro di azioni, iniziative, interessi, idee diverse, per lo più discordanti, o che tendano comunque a influire l’una sull’altra determinando spesso un contrasto. Intromissione, si dice anche nel significato più semplice indicato dal vocabolario Treccani.
Interferenze, al plurale rigorosamente perché più di una, indica l’ostacolo che da un anno e mezzo impedisce di capire quando almeno presumibilmente riaprirà il macello che fu della Arena e che da un anno e mezzo è passato al gruppo Amadori. Ieri il tema interferenze ha assunto il crisma dell’ufficialità perché sul tavolo del Mise lo ha messo il direttore generale di Amadori Francesco Berti. Insieme all’ingegnere Masini (direttore operations) e al responsabile del personale Pampanini, Berti ha fatto il punto della situazione sullo stato di avanzamento dell’accordo siglato il 28 febbraio 2017. Alla riunione il presidente della Regione Donato Toma, l’assessore al Lavoro Luigi Mazzuto, i capodipartimento Mariolga Mogavero e Claudio Iocca, il direttore del Servizio Competitività dei sistemi produttivi Gaspare Tocci. Per la Gam – l’unità di crisi guidata da Castano che si è riunita ieri è dedicata alla Gam appunto – l’amministratore Giulio Berchicci. E c’erano i sindacati: nazionali e locali di Fai Cisl, Flai Cgil, Uila Uil, i confederali e le rsu.
L’incubatoio è il primo asset che ripartirà. Sul punto la conferma del percorso è data dall’annuncio dell’azienda: a gennaio (intorno al 7) le prime 30 assunzioni, a regime altre 30. I contratti, è noto, saranno in massima parte avventizi. Ma dopo i lavori, confinanziati dal Psr Molise e che stanno proseguendo, l’impianto di incubazione, nuovo e annunciato come super tecnologico, è quasi pronto a riaprire i battenti.
Le note dolenti riguardano il macello, che è anche l’asset destinato sulla carta a reimpiegare oltre 100 unità (quindi è la parte più consistente dell’accordo siglato al Mise). Come già nelle informative coi sindacati, Amadori ieri ha parlato di criticità insuperate, le interferenze appunto: il macello non è stato ancora separato dalla divisione alimentare, la parte di edificio ancora invenduta e che potrebbe finire ad altri imprenditori. Non separato e invenduto: il lotto 2 della ex Gam resta l’ostacolo all’avvio dei progetti di investimento sullo stabilimento di produzione.
«L’azienda sta andando avanti. C’è qualche criticità ma la Regione – ha assicurato il governatore Toma – è al fianco del gruppo Amadori per risolverle. L’intenzione comunque l’imprenditore l’ha confermata, anzi si sta cercando anche una location alternativa in caso non si riuscisse a risolvere questi problemi».
I sindacati sono meno ottimisti. «È ora di superare questa situazione, di armonizzare tutto quello che si deve armonizzare. Non si può più mettere l’imprenditore nelle condizioni di poter dire: in queste condizioni noi non possiamo procedere. Anche perché più passa il tempo e più si innalza l’età media della platea di lavoratori da ricollocare (in totale 276, un centinaio resterebbero comunque fuori come esuberi, ndr)», dice Raffaele De Simone (Fai Cisl). Le rsu, presenti con Mauro Latessa e Giancarlo D’Ilio, hanno fatto trapelare preoccupazione: «Pensavamo di fare un passo avanti, ne abbiamo fatti due indietro».
Oltre al macello, infatti, al tavolo è stata affrontata anche la questione della cassa integrazione, che scade il 4 novembre. Non era all’ordine del giorno. Ma come era prevedibile è venuta fuori. «È emersa la necessità di un rifinanziamento nazionale, le risorse residue del decreto basterebbero per metà», ha sintetizzato De Simone. E c’è da trovare anche circa 700mila euro per la quota del Tfr e il rinnovo del contratto di affitto con Solagrital. Di questo si discuterà al tavolo che sarà convocato in Regione. In quella sede le organizzazioni solleciteranno anche l’attivazione di politiche delle riqualificazione e di accompagnamento alla pensione per gli esuberi, impegno a carico di Palazzo Vitale in base all’accordo del 2017. Come pure quell’intesa prevedeva che la Regione agevolasse la separazione fra i due lotti. Una moral suasion nei confronti delle procedure fallimentari coinvolte e il Tribunale: cos’altro può fare una Regione in questi casi?
Ma tornando alla cassa integrazione, è sempre Toma a garantire a fine riunione «la volontà di mettere in campo tutte le risorse disponibili e di chiederne altre se non bastassero». In generale il presidente ha definito la riunione «positiva anche perché stabilisce una collaborazione coi sindacati. Parliamoci chiaro – ha concluso – questa vertenza è un’eredità pesante. Ma non ci spaventiamo, anzi».

ritai

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