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Zuccherificio & co., la sfida per gli ‘ex’ sta nel coraggio di mettersi in gioco

Zuccherificio & co., la sfida per gli ‘ex’ sta nel coraggio di mettersi in gioco

«Non vogliamo il reddito di cittadinanza, vogliamo lavorare».
Una rivendicazione di dignità urlata in faccia alla politica locale: agli esponenti della maggioranza di centrodestra e delle minoranze (5 Stelle soprattutto visto il riferimento al reddito di cittadinanza e Pd).
Gli ex operai dello Zuccherificio che ieri hanno bloccato la seduta del Consiglio regionale rappresentano una delle ferite aperte del Molise. Ferita che i governi che si sono avvicendati hanno curato in maniera diametralmente opposta. L’amministrazione Iorio ha tenuto aperto lo stabilimento nonostante le oggettive condizioni di mercato e di contesto consigliassero di fare altro: decine di milioni di euro, soldi pubblici, drenati dal bilancio regionale con il solo risultato di continuare a pagare lo stipendio ai dipendenti. La giunta Frattura ha tirato dritto sulla via dell’exit strategy, ma si è rivelata una strada senza uscita perché nessun imprenditore ha rilevato il sito né per riattivarlo né per riconvertirlo. Impostazioni opposte. Alla fine la storia dell’industria saccarifera che ha portato Termoli nel mondo – con il Castello Svevo disegnato sulle bustine di zucchero che uscivano da Pantano Basso – si è chiusa con un fallimento decretato dal Tribunale.
Oggi che sul silos resta solo l’alone dell’insegna cancellata, a testimoniare l’importanza che quella fabbrica ha avuto per il basso Molise rimangono soltanto gli ex dipendenti. Un tempo, con le stagioni allo Zuccherificio i giovani di quella zona si pagavano gli studi universitari, i mesi di pratica da commercialisti, avvocati e studi medici. Non era solo un posto di lavoro, ma il simbolo di un’ambizione: crescere, fare strada, mettersi in gioco.
Bene. Gli ex operai gridano il diritto a tornare utili al mondo produttivo molisano. E hanno la possibilità di vincere la sfida che lanciano, se però loro per primi ci credono.  Contestano un bando, che probabilmente con leggerezza dalla classe politica di ieri e di oggi è stato indicato come soluzione per lo Zuccherificio o l’Ittierre. Il numero di coloro che hanno perso il lavoro in questi anni in Molise – nel silenzio più totale di tutti perché sui giornali sono sempre finite le solite poche grandi vertenze – è spaventoso. L’avviso si rivolge a una platea ampia, quindi. Ad ogni modo, un bando c’è. Va migliorato? Riformulato? Si faccia.
È la sfida, però, quello che conta. Sfida che appartiene non solo agli ex Zuccherificio, ma pure agli ex Ittierre e agli ex Gam (Arena). Quando alla politica si grida “fateci lavorare”, meglio dimostrare subito e bene che si fa sul serio. Un esempio, che è purtroppo un antefatto: nel 2017 la Regione pubblica il bando per l’autoimprenditorialità: un milione di euro di dotazione (si dirà non a torto che non è una cifra risolutiva, ma è un punto di partenza) per i lavoratori dell’area di crisi complessa (quindi anche i cassintegrati Gam e gli ex Ittierre) che vogliano avviare una propria attività. L’aiuto è di circa 30mila euro. Cifra non risolutiva, ma punto di partenza. Domande pervenute: nove. Ripeto: nove. E tre sono sbagliate. Sei quelle finanziate. Del milione a disposizione la Regione spende sì e no 180mila euro.
Nessuno dice che sia facile. Se per tutta la vita hai fatto onestamente e con entusiasmo il dipendente, è maledettamente difficile reinventarti e diventare imprenditore. La crisi però ha polverizzato il ‘prima’ di questa terra. I tempi dello Zuccherificio, della Gam e della Ittierre – per quanto ancora recenti – sono passato remoto. Il posto fisso, ‘sotto padrone’ e per di più sotto un padrone pubblico (Zuccherificio e Gam erano società partecipate della Regione), è roba da era giurassica.
La classe politica e dirigente ha in tutti i casi analizzati qui grandi responsabilità. Ma ora siamo a questo punto. E allora se la partita è ‘molisani contro casta’, la si vince dimostrandosi migliori dell’avversario. Rischiando e rispondendo a un bando che non garantisce l’assunzione, lambiccandosi il cervello per trovare un’idea imprenditoriale efficace, un negozio o un servizio utili al mercato. E pretendere, questo sì, che la Regione contribuisca finanziariamente all’avviamento.
Rivendicare lavoro mentre si stringono i denti va bene e fa onore. Ma è solo il primo passo. Altrimenti quella partita – molisani contro casta – finirà, bene che vada, in pareggio. E pure con uno zero a zero a perdere saranno sempre e solo i molisani.
rita iacobucci

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