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Venafro, costretta da sola a badare a due figli disabili. Di Filippo: «Chi può, aiuti questa famiglia»

Venafro, costretta da sola a badare a due figli disabili. Di Filippo: «Chi può, aiuti questa famiglia»

«Tante volte, durante i nostri eventi (banchetti di raccolta fondi, corsi di aggiornamento, convegni) ci è stato chiesto come dare una mano alla nostra associazione. Come poter fare volontariato. Pochi riescono a capire il vero significato della parola volontariato e cosa significhi essere un volontario: essere volontario richiede grandissimo impegno e tanta attenzione. Fare volontariato non vuol dire solo aiutare il prossimo o far parte di un’associazione; significa donare un sorriso alle persone che sono vicine e aiutarle nel momento di bisogno; è altruismo, solidarietà ma è soprattutto un’esperienza che cambia la vita e aiuta ad accrescere il proprio patrimonio sociale e personale», spiega Monica Di Filippo, presidente dell’associazione Genitori Arcobaleno.
Dunque, «qui nella nostra Venafro purtroppo non mancano casi di grave disagio personale e sociale. Come quello di una mamma iscritta alla nostra associazione, con due figli: uno maggiorenne affetto da una grave forma di autismo e un altro più piccolo. Sola, senza lavoro ovviamente, dovendo accudire soprattutto il ragazzo speciale 24h su 24, deve badare economicamente e moralmente ai suoi figli. Minuta, di costituzione flebile, lotta tutti i giorni come una leonessa per dare quel minimo di tranquillità ai suoi ragazzi. Purtroppo non ce la fa più da sola, specie con il ragazzo autistico e quando arrivano le crisi la situazione diventa ingestibile. Pare che non ci siano fondi comunali per dare una mano a questa famiglia. Per permettere alla mamma di pagare un educatore o un operatore sanitario che la aiuti con i problemi legati alla patologia del ragazzo più grande. Ma è mai possibile che nel 2018 ancora dobbiamo assistere a queste situazioni? Possibile che non ci siano leggi che aiutino i famosi caregiver (che poi, nel 90% dei casi, non sono altro che i genitori del disabile)? Dove sono gli assistenti sociali?», si chiede quindi Monica Di Filippo.
«E poi inorridiamo davanti a notizie di madri disperate che uccidono i propri figli malati e si tolgono la vita anche loro! La disperazione e la solitudine portano a fare gesti estremi purtroppo. Non inorridiamo! Agiamo! Adesso».
Così, l’associazione Genitori Arcobaleno, in attesa di risposte dagli enti preposti, ha deciso di lanciare un appello: «A voi che ci avete sempre chiesto che cosa fare per darci una mano; a voi che avreste sempre voluto rendervi utili ma non sapete come; questo è il momento di agire. Donate un’ora del vostro tempo a questa famiglia. Portate una parola di conforto, un raggio di sole che illumini in parte la loro giornata. A voi educatori che volete specializzarvi in questo delicato settore iniziate a fare esperienza e fate contemporaneamente un’opera di bene. In questi tre anni di attività della nostra associazione abbiamo trovato tanta empatia e tanta solidarietà e siamo certi che sarà così anche questa volta. “Ciò che abbiamo fatto solo per noi stessi muore con noi. Ciò che abbiamo fatto per gli altri e per il mondo resta ed è immortale” (H. B. Mackay)».

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