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Isernia, esche avvelenate sul territorio: riflettori accesi su pericoli e danni

I recenti casi che si sono registrati a Macchia, Forlì del Sannio e prima ancora ad Acquaviva d’Isernia hanno riacceso i riflettori sul fenomeno dell’avvelenamento di cani e gatti da parte di personaggi senza scrupoli, che abbandonano nei boschi, ma anche nei centri abitati, bocconi imbottiti di pesticidi, vetri e aghi. Una pratica atroce spesso connessa al randagismo, ma pure alla guerra tra tartufai e a dissidi tra conoscenti o vicini di casa.
A farne le spese sono animali innocenti, ma a correre rischi sono anche i bambini, visto che non di rado le esche vengono disseminate anche in luoghi a loro accessibili.
Un fenomeno diffuso un po’ in tutta Italia che non risparmia certo il territorio pentro. Per questo, dopo il summit dell’altra mattina in Prefettura, è stato analizzato nel corso della conferenza stampa che si è tenuta presso il Comando provinciale dell’Arma.
All’incontro con i giornalisti hanno partecipato il tenente colonnello Gennaro Ventriglia (comandante provinciale) e il tenente colonnello Gianluca Grossi (comandante del Gruppo Carabinieri Forestale), insieme ad Addolorato Ruberto, dirigente dell’Istituto Zooprofilattico di Isernia.
La tematica è stata illustrata sia sotto l’aspetto medico scientifico, sia relativo all’ambito preventivo e repressivo. A creare preoccupazione è anche il fatto che la pratica dei bocconi avvelenati, leciti sino all’inizio degli anni Settanta, sembra non riguardare più esclusivamente aree prettamente rurali ma comincia ad interessare anche zone abitate. Un uso illecito che sembrerebbe legato alla lotta al randagismo e alla odiosa competizione tra cercatori di tartufo tesa ad eliminare il cane maggiormente competitivo dell’avversario.
Ruberto, sulla base di alcuni casi pregressi oggetto di indagini, ha mostrato una serie di esche preconfezionate a base di carni intrise di metaldeide (un lumachicida facilmente reperibile in commercio) o altri pesticidi che fungono da veleno. L’esca che ha fatto più impressione ed allo stesso tempo la più facile da realizzare è stata la polpetta al vetro, un piccolo fagotto di carne trita con all’interno scaglie di vetro o aghi che ingerite provocano emorragie interne multiple che non lasciano scampo al malcapitato animale.
Come è noto, i Carabinieri forestali combattono il fenomeno con l’impiego di unità cinofile antiveleno (inserite nell’ambito della Stazione Carabinieri di Frosolone) che effettuano circa 70 specifici servizi preventivi all’anno. L’orso marsicano sembrerebbe una delle vittime maggiormente a rischio, anche considerato l’esiguo numero di esemplari presenti. Si tratta infatti di 70 orsi pressoché tutti consanguinei e quindi geneticamente deboli, pertanto anche la morte di un solo esemplare può minare oltremodo il proseguo della specie. Gli autori di questa atroce pratica rischiano l’arresto (ex art. 674 c.p.) sino ad un mese per l’abbandono e delle esche, ma se l’insana condotta raggiunge il suo fine provocando la morte dell’animale, allora la pena sale ad un anno di reclusione (ex art. 638 c.p.).
Il comandante Ventriglia ha perciò invitato i cittadini a segnalare tempestivamente anche solo il semplice sospetto della presenza di esche avvelenate, chiamando il 112 o il 1515 ed attivando così le procedure del caso. Ha poi evidenziato l’importanza di fare particolare attenzione nei parchi o aree frequentate da minori, proprio in considerazione del fatto che il fenomeno – al momento non ritenuto allarmante – ha iniziato ad interessare anche aree urbane.
Il vertice in Prefettura. L’incontro con la stampa di ieri mattina è stato preceduto dal vertice convocato a Palazzo del Governo dal prefetto Guida. Nel corso della riunione si è provveduto a delineare un quadro della situazione e un piano di intervento da mettere in campo con l’obiettivo di prevenire e contrastare l’utilizzo di bocconi avvelenati. La prima misura stabilita, di immediata attuazione, vede protagonista il comando dei carabinieri che convocherà proprietari e conduttori di cani che frequentano zone sospette per informarli sui rischi e sulle attività preventive. Successivamente, saranno diffuse all’opinione pubblica indicazioni sul tema, nell’ambito di una vasta campagna di sensibilizzazione, e verranno ricordate le sanzioni a carico di quanti abbandonino esche sul territorio.
Deborah Di Vincenzo

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