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Nuovo metanodotto tra Larino e Chieti, cresce il dissenso

Informare la popolazione sui rischi che potrebbero sorgere con la realizzazione del gasdotto Larino-Chieti. Un impianto che è tonato di estrema attualità sabato pomeriggio in comune a Guglionesi dove il comitato “I Discoli del Sinarca” ha organizzato un pubblico incontro ospitando Legambiente Abruzzo e Molise. Si è trattato del quinto incontro organizzato dal comitato nato in difesa del territorio locale, al dibattito ha partecipato anche l’ex parlamentare Laura Venittelli ed il sindaco Mario Bellotti, quest’ultimo nel suo intervento si è detto molto contrariato della decisione di chi lo ha proceduto che ha espresso parere favorevole al passaggio dell’opera sul territorio comunale ed a quanto pare senza che nessuno lo sapesse. Ma l’ufficio legale del comune è già al lavoro per verificare se ci siano i margini per la revoca del provvedimento. «In settimana – ha spiegato Riccardo Vaccaro dei “Discoli del Sinarca”- si è tenuto un altro incontro a Montecilfone, stiamo cercando di coinvolgere I comuni dei centri interessati. Larino, Montecilfone, Guglionesi, Montenero di Bisaccia, Palata, Tavenna e Mafalda. Anche I Discoli del Sinarca hanno chiesto a Bellotti la revoca della delibera della precedente amministrazione comunale. Il comitato è nato a Guglionesi dove si sono fatti passi in avanti in quanto la gente sta mettendo insieme tutti i tasselli di questa lunga vicenda che rientra in un progetto ben più ampio come l’Hub del gas che sorgerà per trasferire il gas nel nord Europa senza lasciare nulla al territorio se non tutti I rischi derivanti dalla struttura stessa». Sul territorio si teme anche per la realizzazione di un grosso sito di stoccaggio dei rifiuti che potrebbe essere catalogato come a rischio di incidente rilevante. Un doppio problema ambientale che assilla chi invece vuole tutelare questa zona del basso Molise. Quindi l’impianto dei rifiuti ed il passaggio del gasdotto potrebbero essere realizzati in una zona che da sempre è definita a rischio sismico e idrogeologico. Il tutto avviene mentre a livello mondiale viene chiesto di diminuire sensibilmente l’utilizzo dei fossili entro il 2030 al fine di scongiurare mutamenti climatici. Secondo gli intervenuti è una battaglia che si può ancora vincere anche se c’è tanto da fare iniziando dal coinvolgimento dei residenti dei centri interessati e dei sindaci. «Sono rischi commessi dalla delicatezza del territorio soggetto ad una politica nazionale che non ha più modo di esistere – ha detto Giuseppe Di Marco presidente di Legambiente Abruzzo – dobbiamo accelerare puntando sulle fonti rinnovabili. Sul territorio impianti di questo tipo creano criticità di diverso tipo, l’opera di cui parliamo a detta degli stessi realizzatori non contribuisce a rinforzare la rete territoriale ma è una attività finalizzata alla costituzione di economie proprie che non possono essere anteposte all’interesse pubblico. L’iter è in una situazione abbastanza delicata, la scelta oltre che tecnica è politica. Chiediamo un impegno forte per far si che vengano rispettate le regole e non venga penalizzato il territorio a favore di altre politiche nazionali che in questo momento distraggono l’attenzione dai veri problemi della Nazione».

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