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«Pratica ferma al Mef», Tria nel mirino dei 5s

I 5 Stelle se la prendono con Tria. Sul tavolo del titolare del Mef, ha puntato il deputato Antonio Federico dopo un incontro con la titolare della Salute Giulia Grillo, ci sono «le nomine di commissario e sub commissario per il Molise» e quelle per la Calabria.
Quindi, non è la Grillo – evidenzia il parlamentare – che si è disinteressata della sanità molisana, senza commissario da sei mesi. È il collega dell’Economia, che tecnicamente fa la proposta al Cdm (d’intesa con la Salute), che tiene le pratiche sulla scrivania.
Al netto della rivalità fra i dicasteri di via XX Settembre e Lungotevere Ripa, una costante di ogni governo, perché Tria dovrebbe bloccare le nomine, perché quella del Molise? È la Lega che coi suoi due viceministri ha finora evitato il siluramento ufficiale di Toma, alleato di centrodestra? Fonti parlamentari e ministeriali, però, offrono un’altra versione: Tria avrebbe chiesto una copertura normativa più consistente rispetto allo status quo. Come ha sintetizzato qualche giorno fa il senatore Di Marzio a Primo Piano: allo stato si può nominare un presidente e si può non farlo, con l’incompatibilità sancita dalla manovra, c’è una cornice chiara, nessuna discrezionalità.
Quindi, l’invito di Federico a «sollecitare il ministro Tria affinché possa finalmente sbloccarsi questa fase di stallo» dovrebbe trovare presto una risposta da via XX Settembre.
Fatto sta che il nome esiste, i nomi anzi. Perché i commissari, a carico delle casse della Regione, saranno due (a meno di altre sorprese perché, filtra dai 5s, ci si metterà d’accordo su una persona che abbia capacità tecniche in sanità e al contempo un profilo di legalità indiscusso, per esempio un prefetto). E in periferia è tornato a circolare in queste ore con insistenza quello di Giovanni Di Pilla, manager altomolisano della sanità che ha rimesso in sesto una Asl nel Lazio (in passato è stato consigliere regionale del Pci). Nelle scorse settimane, si era parlato di Costantino Gallo (medico di Ururi che lavora a Padova) e del direttore dell’Agenas Bevere.
Nell’incontro con Grillo, Federico ha parlato anche di altri provvedimenti per la sanità contenuti nella manovra del governo Conte: interventi volti a ridurre le liste d’attesa con lo stanziamento, tra l’altro, di un fondo da 50 milioni di euro per le Regioni; istituzione del Centro unico di prenotazione digitale nazionale per monitorare quando effettivamente sono stati presi gli appuntamenti, in modo da evitare possibili episodi di indebito avanzamento nelle liste d’attesa. Inoltre, saranno stanziati 284 milioni per i rinnovi contrattuali di tutto il personale e 505 milioni saranno attribuiti alle Regioni per le spese farmaceutiche e sarà eliminato, ma solo progressivamente, il numero chiuso a Medicina.
Intanto dal Pd la consigliera Fanelli ha attaccato: questa vicenda per lei rappresenta «il fallimento politico» di Toma che non è riuscito a diventare commissario e «si ritroverà a gestire solo un quarto delle risorse regionali». Non sono serviti, ha aggiunto, «i ‘buoni rapporti col ministro Salvini» né l’appello della maggioranza del Consiglio perché «Roma non ascolta più i governatori e decide tutto da sola». Di qui l’invito a «serrare i ranghi politici e sociali, mostrarsi uniti e per questo più forti, abbandonando ogni tatticismo in favore di una visione più alta che riporti al centro le esigenze del Molise e dei molisani».

Il governatore alza il tiro: pagina nera per l’autonomia «Norma contro di noi, saremo controllori inflessibili»

Una norma contro il Molise, il governatore Toma ne resta convinto.
L’incompatibilità fra presidenti e commissari, ora sancita nel dl Semplificazione dopo il tentativo di inserirla nel provvedimento sulle emergenze e su Genova, produrrà i suoi effetti solo in Molise visto che «altri territori non subiranno conseguenze significative».
Se il testo otterrà il visto del Quirinale, il presidente della Regione «viene privato della facoltà di tutelare il sacrosanto diritto alla salute dei molisani, che lo hanno democraticamente eletto. Ne prendiamo atto. Non alzeremo barricate contro il nuovo commissario, ma saremo – assicura Toma – controllori inflessibili. Sulla salute non si scherza, né si può pensare di bypassare la volontà dei territori a forza di decreti legge che ignorano il voto dei molisani e le chiare prese di posizione del Consiglio regionale del Molise e della Conferenza delle Regioni. Una brutta pagina per l’autonomia delle Regioni e per la democrazia del Paese».

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