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A Isernia orti solidali per garantire lavoro e restituire dignità

Dare la possibilità di reinventarsi il futuro a chi, per mille ragioni, sta attraversando un momento difficile della propria esistenza. E farlo non con l’assistenzialismo, ma fornendo strumenti concreti. Con questo obiettivo prende forma ‘Tutti in campo’, il progetto della Caritas diocesana di Isernia-Venafro destinato a dare lavoro e soprattutto dignità alle persone che ne hanno bisogno. L’iniziativa sarà tradotta in pratica attraverso la realizzazione di orti solidali sui terreni messi a disposizione dalla Chiesa pentra. Realizzata in collaborazione con l’Ufficio della Pastorale Carceraria e con l’Ufficio Migrantes, la proposta è nata qualche mese fa ed è rivolta ai migranti, ai disoccupati, ai detenuti e a chi ha pagato il suo debito con la giustizia. Un’idea concreta che consentirà loro di sperimentare un’attività reale, sentirsi utili per la collettività e capaci di produrre prodotti agricoli non solo per l’autoconsumo. Il progetto, realizzato grazie ai fondi Cei 8xMille è stato presentato ieri mattina nell’aula delle colonne in via Mazzini.
«Come prima cosa – ha sottolineato il vescovo, monsignor Camillo Cibotti – vorremmo ribadire l’importanza della dignità della persona. In genere quando ci si avvicina alla Caritas, lo si fa per una richiesta finanziaria o di derrate alimentari. In questo modo, pensiamo di avere la possibilità, grazie anche all’impiego di beni che altrimenti sarebbero inutilizzati, di creare una sorta di filiera per garantire a chi ha bisogno il rispetto della propria persona e la possibilità di produrre ciò di cui poi si potrà anche beneficiare».
Il progetto è stato illustrato dal diacono Paolo Di Nezza, direttore della Caritas di Isernia. «Portiamo sul territorio questa iniziativa, fortemente voluta dal nostro vescovo – ha spiegato -. L’esperienza vedrà coinvolte diverse famiglie indigenti, quelle che più di tutti bussano alle porte della Caritas ogni giorno. Per un anno cercheremo di dare loro un’attività lavorativa per fargli innanzitutto recuperare la dignità. Non è tanto una questione assistenziale, quanto uno strumento che consente loro di entrare o rientrare nel mondo del lavoro, nella speranza che tale esperienza possa essere prolungata. Questo progetto – ha poi aggiunto – prende forma sfruttando le risorse del nostro territorio, in particolare della nostra Chiesa, che ha messo a disposizione dei terreni. I fratelli e le sorelle coinvolte nell’iniziativa, saranno opportunamente formati dal punto di vista teorico e pratico. E poi si occuperanno della coltivazione dei prodotti tipici della nostra terra, sia per il loro autosostentamento che per una distribuzione solidale». La Caritas dunque in prima linea per arginare la povertà, mettendo a diposizione strumenti concreti. «Da funzionario dell’Inps – ha detto ancora Di Nezza – vivo ogni giorno le tante difficoltà e le fatiche di tante famiglie. L’emergenza sul territorio è sempre maggiore e sono sempre più numerose le persone che bussano alle nostre porte. Si tratta di un problema reale che interessa un territorio purtroppo sempre più povero». La povertà in provincia di Isernia, come nel resto del Paese, è un fenomeno che negli ultimi dieci anni ha vissuto una crescita esponenziale, cambiando anche forma. Lo ha sottolineato Sergio Pierantoni, responsabile della segreteria della Caritas nazionale, che ieri mattina ha partecipato alla presentazione di ‘Tutti in campo’. «Al momento, in Molise, abbiamo 1648 nuclei familiari che hanno chiesto di usufruire della misura del Rei – ha affermato -. La povertà non è collegata alla disoccupazione, ma è un fenomeno più complesso, che può dipendere da motivi monetari, ma anche da disagi come droga, alcolismo, gioco d’azzardo. E poi c’è la solitudine e la povertà legata alla mancanza di relazioni sociali».
Certo è che tutte le persone coinvolte nell’iniziativa non saranno solo portatrici di un bisogno, ma anche di risposte perché saranno la possibilità vera di leggere le nuove problematiche sociali, sperimentando al contempo le possibili soluzioni.
Deborah Di Vincenzo

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