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L’Ance sollecita il governo: «Investire sull’edilizia o non ci sarà mai ripresa»

I ritardati pagamenti sono in cima all’elenco di criticità da risolvere. Azzerare il gap fra tempi previsti dall’Ue e tempi italiani per il saldo delle spettanze alle imprese che realizzano lavori per la Pa rimane, quindi, la priorità.
Accanto a questo, l’Ance chiede un programma organico di interventi per la messa in sicurezza del territorio e la riprogrammazione dei fondi per la realizzazione dell’autostrada del Molise.
Agli stati generali dell’edilizia, convocati ieri dall’associazione dei costruttori aderente a Confindustria, hanno preso parte tutti coloro che sono coinvolti nella crisi del comparto: dall’Ance nazionale con il presidente Gabriele Buia, agli Ordini professionali e ai sindacati Feneal, Filca e Fillea, dalla Cassa Edile e dalla Scuola Edile ad Assindustria.
Moderati dal giornalista Alessandro Barbano (già direttore del Mattino ed editorialista del Foglio), i lavori sono entrati subito nel merito del problema con la relazione del presidente di Ance Molise Cosmo Galasso. Cinquemila posti di lavoro persi e mille aziende chiuse in cinque anni: la recessione in edilizia vale 8 Ittierre, 25 Gam e 80 Zuccherifici. Eppure non c’è stata l’attenzione riservata alle vertenze di altri settori industriali. Un paradosso, visto che tutti sanno e in molti lo riconoscono pubblicamente quanto la crisi dell’edilizia stia trascinando con sé il resto del tessuto produttivo locale e quanto, al contrario, il suo sviluppo inciderebbe positivamente sulla ripresa del Molise. Per questo, i sindacati rilanciano il grido d’allarme delle associazioni datoriali. «Rispetto alla media nazionale, il comparto molisano delle costruzioni – ha rilevato Roberto D’Aloia della Feneal Uil – è l’unico che non riparte, anzi registra un’ulteriore flessione. Le imprese sono per la maggior parte piccole e quando chiudono si perdono tre o quattro posti di lavoro, fanno meno notizia. Ma in realtà c’è un problema di tenuta sociale di cui dobbiamo tener conto».
«Il mondo dell’edilizia sta gridando un allarme che è di natura anche sociale oltre che economico: perdita di lavoro significa problemi di natura sociale. L’obiettivo degli stati generali – l’analisi di Galasso – è focalizzare l’attenzione sulla drammaticità dei numeri per trovare risposte insieme alla classe politica». Sostanzialmente, il suo invito a chi governa è di «avere il coraggio di fare delle scelte, investire sull’edilizia perché può rimettere in moto il Pil di una regione e di una nazione. Purtroppo tutti ne parlano, però concretamente ciò non avviene. La speranza è che ci sia un’inversione di tendenza. D’altro canto, con l’ultimo terremoto è emerso il problema infrastrutturale di un sistema viario che non funziona più. Investire, quindi, nelle infrastrutture, nella lotta al dissesto idrogeologico. E poi la celerità dei pagamenti, mediamente ci sono 100 giorni di ritardo mentre in Molise le imprese riscuotono quanto dovuto in 14 mesi».
Buia ha allargato l’analisi al panorama nazionale, non meno complesso e pieno di incertezze rispetto a quello locale. L’edilizia, ha detto fra le altre cose, è l’unico settore industriale che perde il 2,7% di occupazione. Dato che cancella l’ottimismo per la ripresa degli appalti. La crisi non è finita, non lo sarà finché anche il comparto delle costruzioni non ripartirà davvero e avrà quindi indicatori tutti positivi. Come se ne esce? «Intervenendo sulle risorse stanziate a livello nazionale, facendo in modo che arrivino ai territori e vengano utilizzate rapidamente, questo significa intervenire sulla macchina burocratica» perché «l’ipotesi di crescita contenuta nella manovra finanziaria nazionale si basa sugli investimenti nei prossimi tre anni. Se questi non arrivano ai cantieri, la manovra non potrà stare in piedi». C’è ancora una questione meridionale, ha riconosciuto Buia, «un impoverimento del sud che però si risolve con l’utilizzo dei fondi europei. Senza infrastrutture nessuno verrà a investire a sud».
La voce dei professionisti l’ha rappresentata il presidente dell’Ordine degli Architetti Guido Puchetti, che ha chiesto di riconoscere la dignità del ruolo. Silvio Amicucci Ionannone (Fillea Cgil) ha invece preso la parola per i sindacati. Aggiornare gli strumenti della bilateralità, garantire il rispetto delle regole, un piano di interventi che riguardi le abitazioni, le scuole, le infrastrutture e la realizzazione di una strada a quattro corsie e a basso impatto che colleghi l’Autostrada del Sole e l’Adriatica attraversando il Molise: queste le sue proposte, oltre all’ammodernamento della Bifernina e a un programma di manutenzione dell’Anas per le arterie di sua competenza.
Al tavolo dei relatori, inoltre, i docenti di Scienze delle costruzioni Rosati e Zuccaro, l’esperto di finanza innovativa per gli enti locali Trifiletti. Oltre a loro, hanno dato spunti al dibattito il presidente di Assindustria Massimo Giaccari, l’assessore ai Lavori pubblici Vincenzo Niro (promotore insieme al capo dell’esecutivo di una strada a scorrimento veloce a quattro corsie) e il governatore Donato Toma che ha risposto alle sollecitazioni emerse dal confronto.
«Sulla carta la ricetta è facile: bisogna accelerare i pagamenti alle imprese, e già lo stiamo facendo da sei mesi, e far sì che i fondi del Por arrivino quanto prima possibile alle aziende, in particolare al settore delle costruzioni. È chiaro – le parole di Toma – che c’è un lavoro immenso da fare in edilizia. Il Molise è una terra che ha bisogno di infrastrutture, opere idrauliche, interventi sul dissesto, ricostruzione post sisma. E però abbiamo anche necessità di progettare. Abbiamo individuato le cause della crisi, dei ritardi della nostra burocrazia, ci stiamo impegnando in questi primi sei mesi a rimuovere gli ostacoli che fanno sì che le nostre imprese non cavalchino questa leggera ripresa che in Italia si sta avviando».
ppm

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