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I lavoratori ‘liberano’ l’azienda, si sblocca il fitto Gam-Solagrital: oggi l’ultimo incontro per la Cigs

L’armistizio alle 17 in Consiglio regionale. Gam e Solagrital rinnoveranno il fitto di ramo d’azienda, a garantire le procedure che sovrintendono al concordato e l’amministratore Berchicci da eventuali esposizioni – che qualcuno ha quantificato in diverse centinaia di migliaia di euro – in caso la cassa integrazione non venisse rinnovata sono stati i lavoratori. Da soli: firmando la liberatoria con cui chiedono a Gam di usufruire di un periodo di aspettativa non retribuita dal 5 novembre (data in cui sono scaduti gli ammortizzatori precedenti) alla data del diniego della Cigs (data eventuale), comunque non oltre 120 giorni.
Senza la garanzia di una manleva o di una copertura da parte del socio Regione, l’amministratore di Gam Giulio Berchicci non avrebbe firmato il contratto con il liquidatore Solagrital Danilo Tacchilei. E i 262 addetti sarebbero retrocessi a dipendenti della coop andando incontro al licenziamento collettivo. Problemi tecnici e di procedura che anche nel recente passato sono stati affrontati, spesso con lo stesso clima di tensione. La domanda ricorrente di questi giorni – «chi paga l’eventuale periodo di vacatio?» – lo è stata pure negli anni scorsi. Nel 2016, al fotofinish, fu approvata una legge, osservata dal governo ma comunque abrogata subito dopo l’ok formale alla cassa integrazione. La soluzione adesso è diversa. E il governatore Toma lo ha rivendicato in Aula come atto di discontinuità.
L’assemblea. Alle 10 di mattina sono arrivati alla spicciolata i dipendenti Gam: l’appuntamento per l’assemblea era davanti al Consiglio regionale. Alla fine erano tanti, non tutti. Qualcuno aveva la delega dei colleghi. I rappresentanti sindacali hanno fatto circolare la liberatoria. Il clima era da ultima spiaggia (e in molti sono consapevoli che questo molto probabilmente è l’ultimo anno di cassa integrazione, anche perché la serie è già molto lunga): se non firmiamo, è tutto finito. Ma non è mancata l’amarezza. Giancarlo D’Ilio, rsu, a fine giornata ha sintetizzato così: «Ci siamo assunti la responsabilità come sempre, ma dopo questo passaggio resta l’esigenza di fare chiarezza su questa storia nel suo complesso». In mattinata si era detto pronto anche ad andare in procura. A Palazzo D’Aimmo anche i segretari delle federazioni Uila, Flai e Fai Primiani, Di Giacomo e De Simone. E per la Uil anche D’Aloia e la segretaria generale Tecla Boccardo: «Un plauso ai lavoratori, unici e soli a essersi caricati di ogni responsabilità per by-passare questo punto di caduta e raggiungere l’obiettivo di utilizzare in pieno anche in Molise le risorse messe a disposizione dal governo per gli ammortizzatori sociali e proseguire nella speranza che quel territorio possa incominciare a voltare pagina».
L’armistizio. Raccolte le firme, ne mancava qualcuna ma non era un fatto dirimente, il governatore ha convocato il liquidatore di Solagrital e l’amministratore di Gam in via IV Novembre. Nel vertice, cui hanno preso parte anche il presidente del Consiglio Micone, l’assessore Mazzuto e una delegazione di lavoratori, si è definito il percorso: Tacchilei e Berchicci poi sono andati a formalizzare il rinnovo del contratto di fitto. Alle 20.10 l’ufficialità l’ha data il governatore in Aula poiché la seduta era ancora in corso.
Mezzogiorno a Roma. Alle 12 stamane l’incontro decisivo e definitivo al ministero del Lavoro. Non ci sono più ostacoli formali. Resta però un rebus importante: quello legato alle risorse disponibili. Secondo alcuni calcoli, il residuo di quelle assegnate al Molise copre sono sei mesi di cassa per la Gam. Probabilmente anche per questo, la Regione ha chiesto – e lo ha ribadito nella mozione di Toma approvata ieri dalla maggioranza – al governo nazionale un ulteriore finanziamento per assicurare 12 mesi di Cigs alla Gam e qualche altro mese di mobilità agli ex Ittierre.
Lo scontro. Il presidente Toma ha presentato una mozione che, partendo dall’area di crisi e dagli investimenti previsti per la filiera avicola dal gruppo Amadori, ribadisce l’exit strategy ma pure l’impegno ad ottenere un altro anno di cassa integrazione e più fondi sia per il sostegno al reddito dei dipendenti Gam sia degli ex Ittierre.
Il capogruppo del Pd Vittorino Facciolla interviene subito dopo il governatore e boccia il documento come essenzialmente pleonastico e comunque inefficace ai fini delle garanzie chieste dall’amministratore Gam. Insieme alla collega Fanelli presenta un ddl con cui Finmolise per conto della Regione fornisce quelle garanzie.
Il collega dei 5s Andrea Greco è sulle stesse posizioni: la mozione «è un impegno a cose scontate», propone perciò un odg «che impegna il governatore ad attivarsi in maniera urgente e in qualsiasi modo per garantire copertura finanziaria» a Gam. Unica azienda che ha una ripartenza possibile davanti, nuove assunzioni. Anche se il capo dei 5s in Consiglio in Aula critica le assunzioni previste per l’incubatoio da Amadori, «sono al di sotto della soglia di povertà, 680 euro e 140 giornate: non si può parlare di lavoro».
Nella replica Toma respinge l’idea di una legge e di finanziare una partecipata: non si può per dispositivo normativo nazionale, «un divieto oggi rafforzato» e lui, lo chiarisce, non ha intenzione di farlo.
ritai

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