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Maxi frode da 85 milioni a Isernia, le sorelle Rossi dal gip raccontano la loro verità

Maxi frode da 85 milioni a Isernia, le sorelle Rossi dal gip raccontano la loro verità

Hanno ricostruito l’intera vicenda rispondendo a tutte le domande che hanno posto loro il gip Vincenzo Di Giacomo e il pm Maria Carmela Andricciola. Ieri in tribunale a Isernia le sorelle Clara ed Edda Rossi, principali indagate nell’ambito dell’inchiesta della Guardia di Finanza ‘Fil Rouge’ su una presunta frode fiscale da 85 milioni di euro, hanno raccontato la loro verità.
«Le mie assistite – ha riferito il loro avvocato Stefano Cappellu – hanno risposto a tutte le domande formulate dal gip e dal pm. Al momento ci siamo riservati la possibilità di richiedere la revoca della misura cautelare o, in subordine, una misura meno afflittiva. Formuleremo l’istanza al nuovo gip che dovrebbe essere nominato già nei prossimi giorni oppure direttamente al Tribunale del Riesame».
Davanti al gip, sempre ieri mattina, anche gli altri indagati colpiti da misure cautelari. Al termine dell’interrogatorio di garanzia, è stato revocato l’obbligo di dimora per la madre 91enne delle sorelle Rossi. Per altre quattro persone il gip ha disposto pene afflittive. L’obbligo di dimora è stato infatti trasformato in divieto di dimora nei Comuni dove hanno sede legale le società finite nel mirino della Procura.
Nuovi sviluppi dunque nell’inchiesta partita due anni fa. Come è noto oltre alla frode è stata contestata anche un’evasione fiscale di 24 milioni di euro.
Diversi gli elementi che fanno ritenere agli inquirenti che quello messo in atto è un vero e proprio sistema di ‘fare impresa’. A evidenziarlo è stato il pm Maria Carmela Andricciola, che ha coordinato le indagini. «Lo si desume – ha sottolineato – dal numero degli indagati, delle imprese coinvolte e dell’ammontare della frode. Poi c’è il tempo di protrazione dei reati. Si va dal 2010 al 2017». Secondo quanto accertato nel sistema c’erano anche delle ditte esclusivamente ‘cartiera’, destinate soltanto ad emettere fatture per operazioni inesistenti nei confronti delle altre aziende del gruppo. «Le società operavano nel corso dei primi 3-4 anni di vita – ha spiegato Andricciola -, presentando bilanci e dichiarazioni dei redditi. Poi la situazione societaria diveniva insostenibile perché le dichiarazioni erano infedeli e i bilanci non rappresentavano la realtà dei fatti. A quel punto, le società venivano abbandonate attraverso a cessione di quote e la nomina di ‘teste di legno’ in qualità di amministratori. Inoltre la documentazione contabile veniva sistematicamente fatta sparire, per essere sottratta all’accertamento da parte della Guardia di Finanza. Le società andavano a morire, per esserne create di nuove. Un dato questo riscontrato per tutte le società finite nel mirino degli inquirenti, circa una quindicina».
Deb.Div.

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