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Pettoranello, il Carpino esonda e mette in ginocchio la zona industriale

Di nuovo a Pettoranello esonda il Carpino, creando una serie di disagi ai proprietari e agli operai delle aziende coinvolte. Tra i numerosi danni causati dal maltempo la scorsa notte compare la tragica fotografia di uno scenario colmo di disperazione, rabbia, timore.
Alle spalle dello stabilimento dell’Ittierre ha nuovamente ceduto la diga naturale del fiume, formatasi a causa dei detriti che negli anni si sono sedimentati lungo il corso del torrente, e ha così provocato un allagamento che ha colpito tutta la zona industriale, bloccando la viabilità e compromettendo seriamente l’attività delle poche e coraggiose imprese che ancora resistono, cercando con ogni sforzo di portare avanti l’economia del territorio.
Gli imprenditori non solo sono risentiti per l’investimento non andato a buon fine, ma si sono detti anche preoccupati di non poter garantire più una stabilità economica agli operai e alle loro famiglie. Difficilmente, infatti, riusciranno ad ovviare agli ingenti danni riportati, che al momento non sono quantificabili. Una prima stima delle conseguenze riportate fa pensare a centinaia di migliaia di euro, una cifra decisamente superiore a quella necessaria per l’intervento di riparazione dell’argine del fiume, che in queste condizioni provoca periodicamente l’esondazione.
Ciò che ha fatto infuriare gli imprenditori è stato il ricordo di quanto accaduto pochi mesi fa: già a febbraio, infatti, quelle stesse persone erano state protagoniste inermi di un simile spettacolo, che oggi sarebbe stato facilmente evitabile se non fosse per le lunghe e complesse tempistiche della burocrazia.
Risale a maggio, difatti, la diffida che il sindaco Andrea Nini rivolge al ministero dell’Ambiente per «il rilascio del parere favorevole del Tavolo dei sottoscrittori al fine di autorizzare la Regione Molise a finanziare l’intervento con le economie del Fsc 20078-2013 generate dall’Apq ‘Sistema idrico e fognario depurativo’».
Eppure finora non ci sono stati né i lavori di sistemazione dell’alveo del fiume né tanto meno la ripulitura delle forme nella zona industriale, così il primo cittadino amareggiato declina ogni responsabilità ed esorta l’Italia intera a riflettere sulla negligenza degli enti preposti.
La situazione però, rispetto a febbraio, sembra oggi ancora più drammatica: ha raggiunto circa un metro, infatti, il livello dell’acqua all’interno degli stabilimenti, dove macchinari e materiali sono irrimediabilmente danneggiati, le consegne dei capi tessili sembrano ora impossibili e l’affidabilità delle aziende rispetto alla clientela è inevitabilmente pregiudicata.
Superata, si spera, l’emergenza il sindaco Nini ha firmato ieri sera un’apposita ordinanza di chiusura delle strade interessate dagli allagamenti.

La rabbia del sindaco Nini: «Questa è una vergogna tutta italiana»

Un vero e proprio disastro quello che si sono trovati di fronte ieri mattina gli imprenditori titolari delle aziende del nucleo industriale di Pettoranello. Sconcerto, ma soprattutto rabbia il sentimento che li accomuna per un dramma ampiamente annunciato. Sui loro volti traspariva lo sconforto per un futuro che, anche a causa di quanto accaduto, si fa sempre più incerto.
« Il clima – ha affermato Andrea Iacovantuono, dipendente di uno degli stabilimenti – ci viene contro, questo è un disastro, ci condiziona le giornate lavorative e non ci permette di accedere al posto di lavoro danneggiando le aziende e anche i dipendenti».
«La situazione è tragica» ha aggiunto un imprenditore napoletano che, ieri mattina ha raggiunto la sede della sua azienda per farsi un’idea dell’entità del danno subito. «Io – ha spiegato – ho un’attività industriale qui a Pettoranello e do lavoro a dodici famiglie. Ho investito appena sette mesi fa un milione di euro e ci sto solo rimettendo. L’amministrazione – ha detto ancora – è assente». Sul posto è arrivato anche il sindaco Andrea Nini. «La mancata manutenzione ordinaria alveo fluviale del Carpino e di tutti i canali che drenano l’acqua nella zona industriale è di strettissima competenza regionale – ha sottolineato ancora una volta il primo cittadino -. Negli anni ho più volte sollecitato la Regione, ma non ha mai prestato ascolto, fino allo scorso mese di aprile, quando l’argine ha ceduto. A quel punto la Regione ha approvato una delibera di giunta per finanziare questi lavori con delle entrate, ma la ratifica spettava al Ministero dell’Ambiente che ad oggi ancora non dà risposta. Questa – ha poi evidenziato Nini – è una ‘vergogna tutta italiana’, i cittadini dei piccoli comuni vengono considerati di serie B. Ogni anno, in questo periodo, ci ritroviamo alle prese con questo problema e nessuno vuole ascoltare, tanto meno i governi regionali. Poi, però – ha amaramente concluso -, ci si lamenta se ci scappa il morto». Il sindaco si è detto disponibile, fin da subito, ad incontrare e ascoltare tutti gli imprenditori colpiti, per preparare insieme la documentazione necessaria per la richiesta di risarcimento danni agli organi preposti. «Vorrei ringraziare – ha concluso – l’assessore regionale Roberto Di Baggio e il deputato del M5S Antonio Federico per la solidarietà e la vicinanza che mi hanno dimostrato». In serata la telefonata del governatore Toma che ha assicurato interventi in tempi rapidi.

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