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Muro crollato al Castello Pandone di Venafro, parte l’azione civile

Muro crollato al Castello Pandone di Venafro, parte l’azione civile

Con la sentenza della Cassazione, la partita relativa al crollo del muro al Castello Pandone, non è chiusa del tutto. Infatti, a breve, dovrebbe aprirsi il dibattito in sede civile, perché al Comune di Venafro spetta il risarcimento danni.
Come è noto, alla luce delle ultime novità in sede giudiziaria, i reati penali sono stati prescritti con la sentenza d’appello che è entrata nel merito confermando le responsabilità dei tre imputati ma ha dovuto prendere atto dell’intervenuta prescrizione. La Cassazione ha confermato la sentenza d’appello che aveva recepito la sentenza di condanna del primo grado.
In primo grado i tre imputati erano stati condannati a risarcire i danni alla parte civile, cioè il Comune di Venafro, da quantificare in separata sede. L’appello ha dichiarato prescritti i reati penali ma ha confermato il risarcimento danni. I titolari della ditta dei lavori e il direttore dei lavori avevano fatto ricorso per Cassazione in quanto i reati penali, seppure riscontrati e confermati, erano prescritti. Con la sentenza di Cassazione è definitivamente stabilito che i tre dovranno risarcire il Comune di Venafro che si era costituito parte civile in tutto il procedimento. È quindi sicuro che devono pagare. Quanto devono pagare lo dovrà stabilire un giudizio civile che non può più entrare nel merito ma deve solo stabilire la somma.
Il Comune insomma ha in mano un assegno in bianco che deve solo riscuotere. La cifra la dovrà stabilire il giudice civile a meno che le parti non trovino un accordo. Non avviare questa procedura per ottenere il risarcimento danni potrebbe configurare il danno erariale. Quindi gli illeciti penali, seppure prescritti, sono stati accertati e confermati in tutti e tre i gradi di giudizio. Resta il risarcimento danni che spetta al Comune, riconosciuto in primo grado, confermato in appello e riconfermato in Cassazione. Quindi i tre devono pagare, questo aspetto non è prescritto e il Comune deve agire per incassare la somma che sarà quantificata in un giudizio civile che non entrerà nel merito delle responsabilità, definitivamente accertate, ma dovrà limitarsi a quantificare il danno d’immagine e non solo patito dal Comune.
A distanza di circa otto anni, dunque, si sta per scrivere la parola fine alla vicenda del crollo del muro della pizzeria adiacente il Castello Pandone che è stata al centro di polemiche infinite che ha visto contrapposti il Comune di Venafro, i proprietari dell’esercizio commerciale, i titolari della ditta esecutrice dei lavori e il direttore dei lavori. Una lunga battaglia nelle aule di tribunale che ora si concluderà con la quantificazione del danno da parte del giudice civile.
Il Comune di Venafro, secondo indiscrezioni, potrebbe avanzare una sua quantificazione tramite il proprio avvocato. Se la controparte dovesse accettare la proposta di Palazzo Cimorelli, si eviterebbe di ricorrere in sede civile. E non si tratterebbe solo danno di immagine per l’amministrazione comunale ma il danno sarebbe aumentato considerevolmente, relativamente ai lavori al Castello, anche perché, a causa del crollo, il cantiere è stato fermo per alcuni anni a causa del sequestro deciso dalla Magistratura.

Marco Fusco

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