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A Chieti l’autopsia sul corpo di Ilaria

La Procura della repubblica di Vasto ha disposto l’autopsia sul corpo di Ilaria Mastroberardino, la giovane mamma di 30 anni di Tufillo morta in seguito alle ferite riportate nell’incidente avvenuto mercoledì all’alba sulla statale Trignina tra l’auto della donna e un pullman dell’Atm carico di lavoratori della Fiat di Termoli. Trasferito a San Giovanni Rotondo l’autista del bus, 42 anni di Salcito, che non dovrebbe essere più in pericolo di vita, mentre sono più gravi le condizioni di un passeggero di 32 anni di Roccavivara, M. D. N., ricoverato all’ospedale Santo Spirito di Pescara. Tutti i veicoli coinvolti nell’incidente sono stati sequestrati per consentire gli accertamenti di polizia giudiziaria. E’ di una decina di feriti il bilancio del tremendo incidente. Proprio dai primi controlli sono emerse delle irregolarità sul pullman ed a confermarlo a Vastoweb è il dottor Polichetti della Polizia Stradale di Chieti: «Sul bus almeno 16 posti su circa 50 non avevano le cinture di sicurezza in regola, per questo ci sarà una sanzione. Sulla dinamica ci sono indagini in corso, abbiamo acquisito anche le immagini della videosorveglianza della stazione di servizio per ricostruire meglio l’accaduto. Di certo c’è che l’autista nel tentativo di evitare l’impatto con l’auto è finito contro due tir parcheggiati. Su questi ultimi vi erano i camionisti che stavano riposando e che fortunatamente sono rimasti illesi”. Per quanto riguarda l’autopsia il dottor Pietro Falco nel primo pomeriggio di ieri presso la Procura di Vasto ha ricevuto l’incarico per svolgere l’esame autoptico sul corpo della giovane deceduta. Si terrà questa mattina presso l’obitorio dell’ospedale di Chieti.
Successivamente la salma verrà restituita ai familiari per l’ultimo saluto. Intanto, ieri è stata una giornata da dimenticare per i cittadini del vastese. Una giovane donna, una madre, ha perso la vita per andare al lavoro. Una mattina come tante, ha percorso i tornanti dal suo paesino per immettersi sulla Statale 650 dove ha trovato la morte, una strada maledetta, lo diciamo spesso, per le tante, troppe morti a cui ci ha costretto ad assistere. Le parole del sindaco di Tufillo Ernano Marcovecchio, sono state pesanti, di rassegnazione mista a rabbia, una rabbia trattenuta perché in queste ore è il lutto a prevalere. Sono le ore del ricordo di questa giovane donna, in cui un’intera comunità si stringerà intorno ad una famiglia, «che nei piccoli centri si fonde con tutto il paese, perché ci si conosce dalla nascita ed il vicino è come un parente stretto». Come per ogni morte, in tanti porranno come negli ultimi trent’anni quale soluzione il raddoppio della Trignina, un’arteria viaria fondamentale non solo per i piccoli centri della vallata, ma che collega le aziende del Tirreno con quelle dell’Adriatico, da qui la presenza di tanti troppi mezzi pesanti che rendono quella strada troppo pericolosa. Il tragico incidente di ieri avvenuto sulla Trignina ed in cui ha perso la vita Ilaria Mastroberardino ha scosso tutti, Massimiliano, un residente di Palmoli, ha puntato il dito contro la classe politica colpevole a suo avviso per questa tragedia: «Sono un cittadino come tanti che ogni giorno percorre la Trignina per andare a lavoro. Troppe persone conosciute sono andate via. A cosa serve il sindacato? A tutelare i lavoratori. E la politica, a cosa serve la politica? A tutelare i cittadini. O almeno dovrebbe. Stamattina la classe politica ha fallito di nuovo. Ha fallito nei confronti di tutti, nei confronti di una giovane mamma. Quanto tempo ancora vi serve per trovare una soluzione? Quante vittime ancora vi servono? Ditelo anche a noi, almeno abbiamo una data. Diteci su chi dobbiamo far speranza! Se sulla fortuna o su un camionista non distratto. Cercate di fare qualcosa. Siamo papà, mamme e giovani che ogni santo giorno percorriamo quella strada per andare a lavoro, si per andare a lavoro. Sono anni e anni ormai che cerchiamo di ricordare gli incidenti, ma ce ne sfugge sempre qualcuno perché sono tanti, troppi. Le promesse fatte nei successivi 3 giorni e ogni 5 anni non bastano più. Vogliamo risposte concrete, azioni. Ci rappresentate. Ed io oggi, al vostro posto, mi sentirei per l’ennesima volta un po’ in colpa».

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