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Molise uguale a Campania e Calabria, Toma alza la voce: Grillo chieda scusa

Un generale dei Carabinieri in Calabria, uno della Finanza in Molise. finirà così probabilmente la partita dei commissari della sanità.
È o non è militarizzazione? Per il governatore Donato Toma sì. Lo ha detto e lo ripete. Con la ministra Grillo non si sono mai intesi, ma probabilmente Toma mai avrebbe pensato di dare la stura alle dichiarazioni ‘incendiarie’ che la titolare della Salute ha rilasciato martedì: «In Molise, Calabria, Campania non puoi non mettere una figura di legalità, sono Regioni dove sono agli onori della cronaca i problemi giudiziari».
Serve un generale perché in Molise ci sono problemi giudiziari.
«Non so a quali problemi giudiziari si riferisca la Grillo per quanto riguarda la nostra regione. Una cosa è certa: prima di infangare i molisani – è la reazione di Toma – bene avrebbe fatto il ministro a studiare la storia del Molise e a documentarsi presso il ministero dell’Interno. Avrebbe appurato che nel nostro territorio non hanno mai attecchito organizzazioni di criminalità organizzata e se si è verificato qualche tentativo di infiltrazione dalle regioni confinanti, è stato prontamente represso dalla vigile e costante azione della magistratura, delle forze dell’ordine, ma anche grazie al nostro tessuto sociale che rimane fondamentalmente sano. Lo faccia adesso e, una volta accertata la veridicità dei fatti, chieda scusa ai molisani».
«Quando giorni fa, con un pizzico di sana ironia, ho affermato che il ministro Grillo, in relazione alla nomina del commissario ad acta per l’attuazione del piano di rientro dal disavanzo del settore sanitario, stava militarizzando la sanità – aggiunge il presidente – ho fatto una semplice deduzione legata alla circostanza che i nomi che circolano sono quelli di alti ufficiali in congedo. Ma, dopo le dichiarazioni che lo stesso ministro ha rilasciato alla stampa, c’è da rimanere allibiti e, allo stesso tempo, indignarsi per le gravi offese che la Grillo ha recato al Molise e alla sua gente».

E per il placet sui ‘privati buoni’ Giulia finisce nel mirino della fronda 5s

«Lo Stato non può rispondere a tutte le esigenze di cura. Quindi ben venga l’operatore privato purché sia controllato con regole di ingaggio e in maniera precisa. Perché è lì che si può annidare il problema reale quando si parla di privato in sanità». E poi: «Quando si parla di privato bisogna capire cosa si intende. In Italia il finanziamento della sanità è pubblico. Ed è questo l’importante: mantenere il finanziamento pubblico. Perché, in questo modo, riusciamo a garantire l’articolo 32 della Costituzione. L’erogatore, quello che presta l’assistenza, può essere anche un soggetto privato, non è un problema». Ancora: «Già oggi molta parte dell’ospedalità viene garantita da soggetti privati. Parliamo di numeri rilevanti, vicini al 40% di posti letto per acuti. Il tema non è il privato, ma “continuiamo a finanziare” la sanità. Naturalmente sul soggetto privato bisogna esercitare gli stessi controlli di qualità che vengono fatti sul pubblico».
A parlare all’Adnkronos è Giulia Grillo, titolare del ministero della Salute dei 5 Stelle. Che in Molise ha preso consensi anche in nome della battaglia per la sanità pubblica. Battaglia portata avanti dai comitati, uno dei quali – il Pro Cardarelli – proprio martedì ha dato pubblicamente fiducia a Grillo dichiarando di aspettarsi discontinuità.
Nel Movimento queste dichiarazioni della ministra hanno provocato reazioni. Per il momento, malumori sottotraccia ma che presto potrebbero finire sul tavolo dei capi, a partire dal vicepremier Di Maio. A qualcuno è sembrato pure che Grillo voglia distinguere fra ‘privati buoni’ e ‘privati cattivi’. Cosa c’entra questa posizione con la scelta del commissario della sanità? Evidentemente, c’entra molto più di quello che appare.

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