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Cultura in Molise? Vade retro!

06Gentilissimo direttore,

Di recente ho avuto il piacere di assistere ad un concerto dell’orchestra sinfonica regionale della Valle D’Aosta. Ne ho apprezzato la qualità, poi però ho riavvolto la pellicola del tempo ed il pensiero si è fermato su quel piccolo-grande gioiello che avevamo anche noi: l’orchestra sinfonica regionale del Molise.

Come tante altre cose nella nostra regione, è stato un fuoco di paglia che ha depresso le inclinazioni e la voglia di fare di tanti studenti del conservatorio Perosi di Campobasso.

Non potrò mai dimenticare la soddisfazione di recarmi al concerto augurale di Capodanno che, un po’ sullo stile di Vienna, serviva a dare una sferzata di allegria e di speranza alla popolazione, costituendone un importante collante, perché in quel momento ti sentivi un molisano e basta.

Si attendeva quel giorno, ormai divenuto un appuntamento fisso, come si attende il regalo di compleanno, consci del fatto che si andava a respirare un’atmosfera quasi surreale. Adesso al massimo respiri il tanfo di qualche birreria per augurarti un buon inizio d’anno.

Purtroppo, in questo lembo di terra che si chiama Molise non si pianifica nulla, non si dialoga, non si valuta ad ampio raggio, non ci si apre al confronto o all’interscambio con chi ne sa più di noi, ed ecco fallire miseramente tutto.

Vogliamo parlare della biblioteca provinciale Albino? O dell’ex scuola elementare Kennedy, la cui vista fa venire un colpo al cuore? O piuttosto di una “Casa della Scuola” prima dichiarata inagibile alle lezioni, poi magicamente divenuta agibile per la bibliomediateca? Vogliamo tacere di Altilia, il cui foro dovrebbe costituire l’icona della nostra regione? Possiamo mai dimenticare il parco letterario solo annunciato e mai istituito, offendendo il letterato più illustre della nostra terra, Francesco Jovine? Si può essere distratti sulle strade ed i vicoli campobassani ormai deputati alla bisboccia e dimentichi della propria vocazione artigianale?

Si sono perse quelle occasioni di scoperta (o riscoperta) della propria identità culturale, si sono eliminati quegli appuntamenti che ti ricordavano quanto stupida fosse la logica individualista e quanto molto più produttiva ed intelligente fosse quella della comunione fra le parti. A questo proposito mi viene da pensare all’appuntamento che, se la memoria non mi inganna, fu ripetuto un solo anno nel capoluogo regionale il 31 dicembre: l’attesa del Capodanno in piazza, con piatti di lenticchie e spumante gratis, musica e fuochi pirotecnici. La polvere del tempo ha messo da parte tutto questo per lasciare lo spazio alle luci sfarzose di villa Musenga o villa del Municipio che, nell’intento di taluni, dovrebbero sopperire a tutte queste mancanze, lasciando in realtà le persone a digiuno di un senso della comunità e della vera gioia che si può provare quando ci sono manifestazioni collettive.

E così si continua ad agire come delle monadi, ognuno nel proprio piccolo universo, dimentichi di quanto preziose e degne del concetto di “civili” fossero certe iniziative.

Che tristezza!

Cordiali saluti

Incoronata De Lellis

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