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Inquinamento a Venafro, la Procura cerca le prove nel torrente

Mattinata di controlli e campionamenti ieri nel Rava e nel Ravicone tra Pozzilli e Venafro. Lungo i corsi d’acqua e in corrispondenza del collettore, su disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Isernia nell’ambito dell’indagine sul depuratore industriale, sono stati infatti effettuati diversi prelievi di sedimenti che verranno ora analizzati da un laboratorio esterno individuato dalla stessa Procura.
Sul posto presenti il consulente tecnico d’ufficio nominato dal Palazzo di giustizia e i Carabinieri forestali di Venafro oltre che i responsabili della società che aveva in gestione la depurazione e del Consorzio industriale di Pozzilli. L’indagine riguarda l’ipotesi di inquinamento ambientale dovuto agli sversamenti del depuratore industriale di Pozzilli, impianto, ricordiamo, sequestrato in via cautelare lo scorso 16 novembre 2018 a seguito di diverse segnalazioni di schiuma e odori nauseabondi nel Rava e nei pressi dello stesso depuratore.
Ieri mattina, dunque, attraverso uno escavatore si è provveduto a scendere nel letto del Rava e del Ravicone per prelevare campioni di sedimenti nei vari punti indicati dal consulente tecnico della Procura proveniente da Roma.
A prima vista, in alcuni casi sembrerebbero aver trovato conferma le ipotesi di presenza di sedimenti neri, scuri, che un profano definirebbe sospetti e che in realtà risulta siano stati già segnalati nei mesi scorsi dagli stessi Carabinieri forestali che hanno svolto le indagini sul campo. Da questo a poter dire che è provato l’inquinamento ovviamente ce ne corre. Adesso tutti i campioni saranno esaminati nella Capitale, nel laboratorio esterno a cui si è voluta affidare la Procura di Isernia. Se risulteranno sostanze non conformi, allora le indagini potrebbero in breve tempo giungere ad una svolta.
L’intento degli inquirenti era – ed è – quello di «cristallizzare l’entità e la natura dell’inquinamento e le relative responsabilità penali».
Ric. Pre.

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