Menù

A Primo Piano parla il ministro della Salute: ai molisani la stessa sanità che hanno gli altri

A Primo Piano parla il ministro della Salute: ai molisani la stessa sanità che hanno gli altri

Conferma che sarà presto in regione, ai commissari ha affidato il mandato di dare ai molisani i servizi sanitari che hanno i cittadini di Regioni che non sono commissariate, realizzando in fondo il dettato costituzionale (la garanzia dei diritti fondamentali ovunque sul territorio). Non torna indietro sull’incompatibilità dei presidenti: il controllore non può essere controllato. Come pure ribadisce: nella rete dell’emergenza-urgenza il ruolo centrale deve giocarlo il pubblico.
Con Primo Piano il ministro Giulia Grillo affronta i nodi principali del riordino del sistema della salute. Ripartendo da qualche giorno prima di Natale…
A Natale i portavoce molisani dei 5 Stelle hanno donato un’ambulanza attrezzata per le emergenze neonatali all’azienda sanitaria. Ringraziandoli lei annunciò che sarebbe venuta in Molise. Che visita sarà quella di Giulia Grillo? Andrà negli ospedali, incontrerà i vertici della sanità, i comitati?
«Sì, ho voluto complimentarmi con i portavoce del Movimento 5 Stelle immediatamente, perché ritengo che sia stato un gesto bello e concreto, ma anche e soprattutto un segnale alla politica e alle istituzioni: con azioni semplici possiamo fare il bene dei cittadini. Sarò presto in Molise per ringraziarli personalmente, tutti loro. E sarà l’occasione per incontrare i vertici Asrem, ma soprattutto i comitati, i cittadini, per ascoltare direttamente da loro quali sono i problemi legati alla sanità che vivono quotidianamente».
I commissari Angelo Giustini e Ida Grossi si sono da poco insediati. Qual è il mandato che il ministro della Salute ha affidato loro?
«Il governo, quando nomina i commissari per la sanità, lo fa perché insistono gravi inadempienze, sia dal punto di vista finanziario sia per quanto riguarda i Livelli essenziali di assistenza ed è necessario apportare quelle migliorie affinché il sistema delle Regioni in difficoltà come il Molise riprenda a funzionare come – o magari meglio – delle Regioni più virtuose. Mi aspetto dai commissari un aiuto operativo perché i cittadini delle Regioni commissariate possano avere gli stessi servizi degli altri, nulla di meno. È necessario che vengano colmati al più presto quei gap più critici come quelli che riguardano l’assistenza agli anziani e, soprattutto, i tempi di pagamento dei fornitori che restano le principali criticità della sanità molisana».
L’incompatibilità che avete sancito con legge, fra presidente di Regione e commissario, è stato ed è ancora terreno di scontro con il governatore Toma. Lui sta per impugnarla alla Consulta. Al di là di questo, come sono i rapporti fra voi? Nei mesi scorsi non ve le siete mandate a dire…
«I rapporti personali sono con tutti cordiali, ci mancherebbe, tuttavia quando si tratta di rappresentare le istituzioni, ognuno porta avanti il suo punto di vista, ciò che appare il meglio per l’istituzione che rappresenta. Io, come ministro della Salute non posso pensare che chi fa il governatore della Regione abbia il tempo di fare bene anche l’assessore regionale o il commissario ad acta per la salute, soprattutto nelle regioni dove i problemi sono gravi e vengono da lontano, per cui la nomina del commissario ad acta deve correggere una rotta in modo decisivo. E magari resettare situazioni incancrenite, magari per colpa delle politiche locali. Per questo il controllore non può essere anche il controllato, serve un occhio esterno, tecnico e incisivo. Su questo punto con le Regioni dobbiamo trovare un’intesa e lo faremo durante le trattative per il nuovo Patto per la salute che va chiuso entro il 31 marzo. L’obiettivo comune è l’interesse dei cittadini».
In primavera dovranno essere rinominati i vertici dell’azienda sanitaria. Eclatante lo scontro fra lei e Oliverio per la Calabria. Anche in Molise si aspetta che Toma concordi le scelte con i commissari? E pensa che in questo caso si riuscirà a evitare lo scontro?
«Mai avrei voluto scontrarmi con il presidente della Regione Calabria Oliverio con quella durezza. Però proprio nei giorni precedenti alla polemica avevo chiesto al governatore di collaborare con i neo commissari, invece è andato dritto per la sua strada, esercitando le sue prerogative in modo univoco, senza neanche tentare il dialogo. Un’ostinazione che ha portato a un gravissimo scontro istituzionale. I commissari vengono nominati per risolvere le criticità, per consentire di sbloccare meccanismi che non funzionano (e in Calabria i dati parlano chiaro, visti i risultati dei Lea e del bilancio). Il problema non è tra me e Toma o tra me e Oliverio o De Luca, il punto di vista personale non determina nulla, i personalismi non c’entrano, le istituzioni devono lavorare insieme nell’interesse dei cittadini. Se non accade, il ministro è costretto ad alzare la voce».
Dal suo punto di vista, come sta la sanità molisana?
«Seguo con attenzione il Molise e tutte le regioni italiane, sono in continuo contatto con i rappresentanti dei vari territori. Il quadro descritto dai nostri portavoce locali parla di un territorio sicuramente difficile, ma che può essere governato al meglio con piccole accortezze, magari evitando il duplicarsi di strutture e reparti, piuttosto puntando su una sanità territoriale che riesca a rispondere al meglio sia alle peculiarità del territorio molisano sia alle esigenze sanitarie di una popolazione la cui età media è sempre più alta. È una regione che può risolvere i suoi problemi, ma serve, ripeto, collaborazione e volontà di cambiare ciò che non ha funzionato».
In piano di rientro dal 2007, commissariata poco dopo: secondo lei quando la Regione uscirà dal commissariamento? E quali misure deve mettere in campo?
«Ho appena nominato i commissari in Molise e l’ho fatto perché non c’erano le condizioni per fare altrimenti. Lasciamo lavorare i commissari con la consapevolezza che il commissariamento è una condizione transitoria, però necessaria. Mi auguro che sia efficace e duri il meno possibile. I cittadini meritano risposte e che il servizio sanitario regionale funzioni».
Sanità pubblica: è il programma dei 5 Stelle. Le indico due ostacoli alla efficace centralità del servizio pubblico: il personale, qui come nel resto d’Italia ai concorsi partecipano meno aspiranti dei posti messi a bando e a volte gli avvisi vanno deserti, quindi nonostante lo sblocco del turnover in corsia si è sempre in emergenza; gli investimenti in infrastrutture e innovazione. Cosa ha già fatto e cosa farà su questi due fronti, ministro?
«Sul personale sanitario questo governo sta facendo molto. Veniamo da anni terribili di lacrime e sangue, con i contratti bloccati, le assunzioni congelate e un imbuto formativo che ha paralizzato la situazione di migliaia di giovani medici. Siamo impegnati per far sì che le parti firmino il contratto della dirigenza medica, proprio domani (oggi, ndr) avremo un incontro al Ministero con i sindacati. Non è più possibile procrastinare questa situazione di stallo che si trascina ormai da dieci anni. Stiamo lavorando per sbloccare l’impasse in cui era la sanità italiana. Abbiamo stanziato 328 milioni nei prossimi quattro anni per superare la carenza dei medici. Adesso tocca a ognuno fare la propria parte: i Ministeri competenti, ma anche le Regioni e i medici che dicono di essere pronti. Io, tutto quello che posso fare come moral suasion, lo farò, i medici e tutti i lavoratori della sanità (infermieri, ostetriche) hanno il ministro dalla loro parte.
Abbiamo ulteriormente aperto alle borse di studio per gli specializzandi, perché in Italia mancano medici specialistici, quindi, per far fronte anche a questo problema, abbiamo incrementato di oltre 2000 unità le borse di studio specialistiche. Abbiamo, inoltre, incrementato il numero delle borse di studio di medicina generale, cioè i nostri medici di famiglia. È solo l’inizio, tutto non si poteva fare in pochi mesi. Abbiamo cinque anni davanti, però come inizio, in questa legge di Bilancio, sono molto contenta. Abbiamo incrementato di quattro miliardi le risorse del Fondo per gli interventi di edilizia sanitaria, per il potenziamento dei sistemi antincendio, per gli adeguamenti antisismici e per l’ammodernamento del parco tecnologico. Abbiamo chiuso nei giorni scorsi un accordo con l’Inail, sbloccando investimenti per oltre 2 miliardi e mezzo: il Molise potrà contare su un investimento di 19 milioni per l’ospedale di Agnone. Ci dev’essere programmazione: se ci sono i progetti, i finanziamenti si trovano».
Qual è il ruolo dei privati? Devono solo ‘fare il loro’ o è possibile ipotizzare una collaborazione più importante che consenta di qualificare l’offerta sanitaria superando le criticità che il pubblico in questo momento presenta?
«I privati sono un’importante realtà della sanità in Italia, non ho preconcetti, e chi è accreditato con il Ssn è parte del sistema sanitario a tutti gli effetti. Per questo bisogna dialogare. Detto questo, abbiamo appena celebrato i 40 anni del Servizio sanitario nazionale, la più grande opera infrastrutturale che il Paese ha costruito e su cui dobbiamo investire perché negli ultimi anni abbiamo perso terreno. Le lunghe liste d’attesa nel pubblico hanno fatto crescere i privati che legittimamente fanno la loro parte, stiamo facendo un riordino che nei prossimi mesi darà i risultati concreti. Quando la sanità pubblica sarà di nuovo all’altezza del suo mandato, il privato sarà ancora più invogliato a fare bene per non perdere i pazienti. Finora ha beneficiato della disorganizzazione del sistema pubblico. E ci hanno rimesso i cittadini costretti a pagare di tasca propria sempre più prestazioni.
Insomma dobbiamo evitare, in Molise come in ogni altra regione d’Italia, che il privato si sostituisca al pubblico perché incapace di fornire servizi. A maggior ragione se parliamo di funzioni fondamentali come la rete dell’emergenza-urgenza per la quale il pubblico deve recitare un ruolo di primo piano».
C’è il nuovo piano di governo delle liste d’attesa e ci sono i fondi nella legge di Bilancio: come abbatterà i tempi di erogazione di visite ed esami?
«Per la prima volta il governo sulle liste d’attesa mette dei fondi specifici, 350 milioni. Poi, la gestione dei fondi spetta alle Regioni che dovranno organizzare. Sono certa che questi soldi serviranno veramente per i cittadini. Sulle liste d’attesa ricordo che c’è un numero di pubblica utilità del ministero della salute, il 1500, che raccoglie le segnalazioni, per migliorare anche questo aspetto della sanità. Bisogna ripartire dall’organizzazione, alcune Regioni stanno facendo meglio di altre, il nuovo piano che riorganizza il sistema delle liste d’attesa contribuirà a migliorare la situazione. La sanità è un organismo complesso, dove tutto è collegato. Le risorse sono necessarie, ma in un quadro di riorganizzazione generale che passa dal personale e dall’efficienza delle aziende sanitarie. I fondi sono un punto di partenza, ma non sono tutto».
rita iacobucci

Commenta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.