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Il fiume Carpino esonda ancora, ma i lavori sono fermi ‘al palo’ da mesi

Il Carpino torna a minacciare le industrie di Pettoranello. Nella notte tra il 19 e il 20 novembre il Carpino esondò invadendo i campi circostanti e allagando diverse aziende del nucleo industriale di Pettoranello che nella circostanza riportarono danni per centinaia di migliaia di euro.
A distanza di due mesi il fiume è tornato a minacciare l’insediamento industriale, terrorizzando quei pochi imprenditori che, tra mille difficoltà, tentano di sopravvivere alla crisi.
Lo scioglimento delle nevi in alta quota e la pioggia incessante delle ultime ore hanno ingrossato nuovamente il fiume e ormai il livello dell’acqua ha raggiunto di nuovo la sede stradale.
«A due mesi dall’ultima alluvione purtroppo ci troviamo nella stessa situazione – ha commentato un imprenditore, titolare di un’azienda del posto –. Oggi corriamo il rischio di riportare danni che saranno irreparabili. Io personalmente ho fatto di tutto per salvare l’attività dopo l’alluvione di novembre, ho investito altri soldi per tutelare i lavoratori, però le autorità sono assenti, nonostante abbiamo chiesto più volte un loro intervento – ha sottolineato l’imprenditore di origini campane –. Io devo preoccuparmi dell’azienda, di procurare lavoro e di proteggere i dipendenti. Non posso preoccuparmi del fiume che esonda ad ogni nubifragio. Non so più a chi rivolgermi».
Nei giorni scorsi il sindaco Andrea Nini, stanco di risposte che tardano ad arrivare, ha formalmente diffidato il governatore Donato Toma e il dirigente del Settore competente «a realizzare immediatamente gli interventi di riparazione dell’argine del fiume Carpino e a provvedere alla ripulitura delle forme nella zona industriale».
Si tratta in effetti di circa dieci metri lineari franati dall’argine da ripristinare con un intervento irrisorio a fronte dei danni che l’esondazione del Carpino provoca puntualmente quando piove o quando si scioglie la neve in montagna. Gli imprenditori del nucleo industriale di Pettoranello meditano di ‘mollare la presa’, una decisione che causerebbe una perdita ingente di posti di lavoro in un periodo storico già drammatico e in un’economia territoriale già di per sé particolarmente fragile. «Se le autorità non intervengono saremo costretti ad abbandonare le attività e sarei costretto a togliere il lavoro a 12 famiglie – ha concluso l’imprenditore –. Io ho fatto un investimento a maggio e uno due mesi fa, ma ora devo fermarmi, perché tra quindici giorni potrei avere lo stesso problema».
Il sindaco ha sottolineato che l’attesa non è più tollerabile: «I cittadini e le imprese aspettano risposte e la Regione aspetta il preventivo del Genio Militare. Intanto, però, siamo con l’acqua alle ginocchia».
Nini, ieri mattina, ha anche richiesto un vertice in Prefettura per «la convocazione urgente di una riunione – si legge nell’istanza presentata – con i rappresentanti della Regione Molise e del Genio Militare per fissare tempi certi relativi all’esecuzione dell’intervento».
Da quando si sono rotti gli argini è passato, ormai, un anno e l’esasperazione è ai massimi livelli: «Io non ho il potere di risolvere il problema – ha ribadito il primo cittadino –. La Prefettura, sotto richiesta della Regione, ha attivato il Genio Militare, che ha effettuato un sopralluogo nei primi giorni di dicembre, tuttavia ancora non arrivano la relazione e il preventivo. La Regione, dal canto suo, ha i soldi pronti e può fare l’intervento di ripristino degli argini, perché non è vincolata alla relazione del genio militare. Può ma non fa – ha concluso il sindaco -. L’intervento è urgente».
Valeria Migliore

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