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Caso don Marino, Giada conferma le violenze: «Spero venga fatta giustizia»

«Ho raccontato i fatti, ho detto solo la verità, mi aspetto che venga fatta giustizia», è il commento che rilascia ai giornalisti presenti al termine dell’udienza. Due ore in cui Giada Vitale, davanti al collegio giudicante presieduto da Vincenzo Pupilella, ha dovuto ripercorre nuovamente quel capitolo doloroso e drammatico della sua vita. Anche in Appello la ragazza ha infatti confermato di aver subito abusi e violenze sessuali da don Marino Genova, l’ex parroco di Portocannone, prima che compisse 14 anni.
«Il merito del processo è chiaro e Giada oggi l’ha chiarito ulteriormente – ha detto il legale di Giada, Giuseppe D’Urbano – è emersa la testimonianza di una persona che ha raccontato la sua esperienza e ciò che le è realmente accaduto. Nonostante l’emotività insita in una vicenda così particolare, lei ha raccontato con estrema precisione i fatti, senza mai cadere in contraddizione con le dichiarazioni del primo grado».
Assente invece don Marino, condannato in primo grado – il 3 ottobre del 2017 – a sei anni di reclusione per atti sessuali su minore. I fatti risalgono al 2009: il parroco, all’epoca anche tutore della ragazza che aveva da poco perso il padre, ha abusato di lei in diverse occasioni, fino al 2012 quando Giada ha finalmente trovato il coraggio di sporgere denuncia. L’altro filone del processo – quello relativo alle violenze sessuali dai 14 ai 17 anni – si è invece chiuso con l’archiviazione.
All’udienza che si è tenuta a porte chiuse c’erano invece i legali del sacerdote, il noto penalista Carlo Taormina (che ha seguito numerosi casi ‘eccellenti’ come il delitto di Cogne, Tangentopoli e la strage di Ustica) e l’avvocato Ciro Intino, che hanno a loro volta chiesto dei chiarimenti alla giovane. «C’è stato un approfondimento ulteriore rispetto agli elementi già acquisiti in primo grado – il commento di Taormina-. Noi siamo fortemente critici sulla possibilità che siano avvenute le cose così come indicate, e la testimonianza di oggi ha confermato l’esattezza della nostra diagnosi».
«La ragazza ha riproposto varie cose già affermate in sede di dibattimento introducendo ulteriori elementi di contraddizione – ha poi aggiunto l’avvocato Intino – per cui abbiamo chiesto dei chiarimenti e delle precisazioni».
La prossima udienza è fissata per il 16 maggio e in quell’occasione i giudici dovranno stabilire se confermare la condanna a sei anni di reclusione o ribaltare il verdetto.

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