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Pd, le minoranze declinano e restano fuori dalla segreteria

«Serve un nuovo Pd, deve cambiare tutto a cominciare dallo statuto per impedire la salvinizzazione del Paese».
Il neo segretario del Pd Nicola Zingaretti, proclamato ieri all’Ergife, ha chiarito subito qual è il campo di battaglia. Presidente del partito è stato eletto l’ex premier Paolo Gentiloni, sulla sua candidatura c’è stata la convergenza anche dei renziani e dall’area che fa capo a Guerini e Lotti.
Zingaretti coinvolgerà in segreteria anche i segretari regionali e le minoranze. Punta pure lui, come Facciolla in Molise, sulle aree tematiche, i dipartimenti.
Alla prima assemblea nazionale del partito c’erano anche i delegati eletti in Molise: Laura Venittelli e Luciano Sposato, Bibiana Chierchia e Carlo Veneziale. Oltre, naturalmente, a Facciolla che è componente di diritto.
La segreteria regionale sarà resa nota oggi dall’ex assessore all’Agricoltura. Alle minoranze che fanno capo a Durante e Buono ha lasciato tempo fino a ieri sera per decidere se entrare nell’esecutivo del Pd. Sembra, però, che sia l’una sia l’altra area resterà fuori dall’organismo, almeno per ora. Su 16 componenti, solo due sarebbero della minoranza. Un po’ poco per parlare di possibilità di reale condivisione, avrebbero ragionato nell’area di Durante in particolare. Anche se il presidente del Consiglio comunale di Campobasso ha assicurato che il suo non sarà l’atteggiamento di chi vuol mettersi di traverso. Facciolla ha vinto, ha diritto di ‘governare’ i dem.
Buono, invece, ha giocato la partita della presidenza, candidandosi contro D’Alete e dopo aver ufficialmente chiesto al segretario di affidare il ruolo alla minoranza. Esito scontato, visto il risultato delle primarie. Ma anche il giovane esponente Pd di Venafro per ora non entra in segreteria.
Il clima, tuttavia, non è avvelenato. Il vero banco di prova, in termini di compattezza e capacità di sintesi, è dietro l’angolo con la scelta dei candidati alle amministrative di fine maggio.

r.i.

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