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Nuovo Sos da Ortopedia, al Cardarelli e San Timoteo a rischio turni e prestazioni

Nuovo Sos da Ortopedia, al Cardarelli e San Timoteo a rischio turni e prestazioni

Stavolta la richiesta di aiuto arriva dai reparti di Ortopedia di due ospedali su tre.
A Campobasso e Termoli, scrivono i responsabili delle unità operative La Floresta e Gagliardi si registra una «gravissima criticità di personale medico e grosse difficoltà a garantire una corretta turnazione».
Nuovo Sos, dunque, dalle corsie delle strutture di cura all’azienda sanitaria regionale. Due distinte note chiedono all’Asrem di avviare con urgenza procedure per due incarichi libero-professionali al fine di «scongiurare l’interruzione di pubblico servizio».
Le istanze costituiscono la premessa del provvedimento con cui il direttore generale Gennaro Sosto ha indetto la procedura, un avviso che punta a contrattualizzare per tre mesi due specialisti in ortopedia, 34 ore settimanali di lavoro a 50 euro lordi all’ora.
Insieme a pediatri e ginecologi (quattro sono stati reperiti con la stessa formula utilizzata adesso per gli ortopedici), anestesisti e medici del Pronto soccorso, gli ortopedici sono specialisti ormai merce rara negli ospedali italiani e molisani. Con ricadute sull’organizzazione dei reparti e sulle liste d’attesa per visite ed esami. Non a caso Ortopedia è una delle branche che produce maggiore mobilità passiva negli ospedali pubblici (i molisani si curano fuori producendo alcune decine di milioni di prestazioni che la Regione deve pagare a quelle più o meno vicine).
Il piano assunzionale 2019 dell’azienda di via Petrella prevede l’assunzione di 7 ortopedici ma attraverso il concorso precedente – seguito di rinunce o mancata presentazione alle prove – è stato possibile assumerne solo uno.
Tramontata l’ipotesi di riportare negli ospedali anche i medici pensionati – autorizzata dal commissario ma bloccata dai Ministeri in attesa del parere della Funzione pubblica – si sta valutando di acquistare le prestazioni da società o cooperative di specialisti. Mentre altre Regioni, pure alle prese con l’emergenza medici, puntano a professionisti stranieri (in Puglia e Veneto si è percorsa la strada Romania) o a inserire i giovani laureati, ancora non specializzati, nei Pronto soccorso con contratti di formazione lavoro (è la recente decisione della giunta toscana).

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