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Daniele Saia cambia prospettiva: il Caracciolo non è un peso ma una risorsa per la sanità regionale

«Il consigliere regionale Andrea Di Lucente o non sa leggere le carte e gli atti, oppure omettere volontariamente di farlo. Eppure la Legge sulla Montagna (licenziata nel 2003) che lui stesso avrebbe perfezionato e il Piano operativo sanitario (2015-2018) parlano chiaro sui servizi contemplati nell’ospedale San Francesco Caracciolo». Daniele Saia, consigliere provinciale e comunale di Agnone esordisce così nell’intervista rilasciata a PrimopianoMolise all’indomani delle dichiarazioni di Di Lucente che vorrebbe la trasformazione del Caracciolo in un clinica geriatrica senza un Pronto soccorso per codici rossi. «Una follia pura se si considera il fatto che a volerlo è un rappresentante delle aree interne il quale va dicendo di diffondere la verità su una problematica di vitale importanza come quella del diritto alla salute».
Saia, quindi Di Lucente racconta balle?
«Parlano le carte, basta saper leggere».
A cosa si riferisce?
«A quanto riportato testualmente dal Decreto Ministeriale 70 del 2 aprile 2015 inserito nell’ultimo Piano Sanitario regionale grazie al lavoro e alle battaglie intraprese dalla giunta Carosella che mi onoro di rappresentare in Comune. Vorrei citarvi un passaggio di quel documento: occorre garantire un’attività di pronto soccorso con la conseguente disponibilità dei necessari servizi di supporto, attività di medicina interna e di chirurgia generale ridotta. Un pronto soccorso presidiato da un organico medico dedicato all’emergenza-urgenza».
Insomma, Di Lucente smentito anche per quanto concerne la Chirurgia, o no?
«Ebbene sì visto che il decreto per il Caracciolo prevede una chirurgia che effettua interventi in day surgery o eventualmente in week surgery con la possibilità di appoggio nei letti di medicina per i casi che possono essere dimessi in giornata».
Quindi?
«Quindi spiegatelo a Di Lucente e ai suoi compagni di ventura. Spiegategli anche che l’intera spesa sanitaria del Molise pari a 550 milioni di euro prevedrebbe per l’ospedale di Agnone qualcosa come 18 milioni di euro mentre attualmente ne riceve appena 7-8. Ed ancora, spiegate all’ex sindaco di Vastogirardi che la struttura di frontiera fino a qualche anno fa produceva mobilità attiva con percentuali a due cifre grazie all’afflusso di pazienti provenienti per lo più dall’Abruzzo. Spiegategli pure che la finissero di vedere il Caracciolo come un peso o il male assoluto della sanità molisana e iniziassero a trattarlo come una risorsa perché è questo di quello che parliamo».
D’accordo Saia, ma c’è un altro grosso problema rimarcato anche da Di Lucente nell’ultima uscita. Ovvero che i medici non vogliono venire a lavorare ad Agnone.
«Di Lucente oltre a fare il consigliere regionale è un imprenditore e sa perfettamente che quando i dirigenti non sanno fornire risposte ai problemi dell’azienda vengono messi alla porta. È questa è una regola che dovrebbe essere attuata anche per gli assunti dell’Asrem strapagati dai contribuenti. Non basta dire che i medici non vogliono venire ad Agnone, servono idee e progettualità, servono risposte nei confronti di chi quotidianamente viene messo a dura prova da un sistema fiscale pesantissimo».
Apre una finestra sulla Legge sulla Montagna nata per venire incontro alle esigenze delle popolazioni anche in merito la sanità.
«L’articolo 20 della Legge sulla Montagna sentenzia: allo scopo di rimuovere situazioni di svantaggio, sono previste risorse aggiuntive al fine di riconoscere ai cittadini residenti nei territori montani il diritto di accedere ai servizi sanitari in condizioni di equità e di pari opportunità, favorendo con l’effettivo esercizio dei diritti alla persona tra cui l’emergenza- urgenza. Nell’ambito della programmazione socio-sanitaria prevista l’adozione di criteri deroganti rispetto agli standard di dotazione media di posti letto sia per acuti che per la riabilitazione e, allo stesso scopo, lo stanziamento di risorse aggiuntive rispetto alla spesa pro capite, con particolare riferimento agli indici di invecchiamento della popolazione, di dispersione territoriale e di bassa intensità demografica».
A questo punto che manderebbe a dire a Di Lucente?
«Di fare meno chiacchiere e più fatti. La stessa cosa dico all’amministrazione Marcovecchio, dormiente sul caso ospedale dove bisogna essere sempre sul pezzo. Dopotutto l’uscita di Scampamorte in risposta alle deliranti dichiarazioni di Di Lucente, cosa che in prima battuta avrebbe dovuto fare il sindaco o l’assessore di competenza, lo dimostra inequivocabilmente».
A proposito di Scampamorte, c’è maretta in casa centrodestra?
«Della serie: la mano destra non sa quello che fa la sinistra».
Saia, in definitiva ci consenta di ricordare ai lettori il grande bluff del centrosinistra sugli accordi di confine con l’Abruzzo.
«Nessun bluff, ci sono i verbali a testimoniare che quegli accordi possono rappresentare la salvezza per il nostro ospedale. Vanno solo ratificati. Oggi più che mai, visto che sia il Molise che l’Abruzzo sono guidate da esecutivi a trazione centrodestra. A Marcovecchio intanto ho consigliato di incontrare il governatore Marsilio. Mi ha detto che lo farà».

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