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Spopolamento e case abbandonate, «mettere in vendita Agnone per salvarlo»

Cosa hanno in comune oltre le stesse iniziali e regione di appartenenza (la Calabria), Mimmo Lucano e Mimmo Lanciano? Sicuramente le battaglie intraprese a salvaguardia dei piccoli borghi e del loro ripopolamento. Il primo balzato alle cronache nazionali per il caso migranti nel comune di Riace, il secondo, trapiantato in Alto Molise, per aver lanciato anni fa la provocatoria idea “Agnone città in vendita per non morire”. Un tema, quello del patrimonio immobiliare abbandonato, di forte attualità e che al tempo stesso sta attirando l’attenzione di acquirenti stranieri come dimostra l’analisi del box accanto. A Mimmo Lanciano, ex dipendete dell’Asl numero 1 di Agnone, nonché giornalista, PrimopianoMolise ha posto qualche domanda.
Lanciano, da dove partorisce l’idea?
«Alla base di questa idea c’è prima di tutto il tentativo di arginare quell’enorme spopolamento che stanno ancora subendo i nostri paesi a causa dell’emigrazione verso l’estero e altre città italiane. Agnone, in particolare, ha perso il 70% dei suoi abitanti negli ultimi 150 anni, svuotando la cittadina e le sue contrade. La situazione del nostro Alto Molise è la medesima della dorsale appenninica ed alpina e in tante altre nazioni euro-mediterranee. Tutto questo esodo, oltre alle immense sofferenze umane, ha prodotto case e masserie abbandonate, terreni incolti e tanti oggetti dimenticati ma ancora degni d’attenzione. Nel 1986, studiando lo spopolamento specialmente del mio paese natìo, Badolato in Calabria, ho posto, attraverso i grandi mezzi di comunicazione, un importante interrogativo sociale: che fare? Che fare di tutto questo enorme patrimonio immobiliare inutilizzato che toglie risorse alle famiglie e al territorio?»
Ecco, appunto, che fare?…
«Ad esempio, cosa fa una persona o una famiglia che si ritrova un’automobile dismessa ma ancora utile intervenendo con alcuni accorgimenti?… Penserà di venderla oppure di regalarla, di rottamarla per acquistarne un’altra, ma potrà persino tenerla per trasformarla in pollaio o ripostiglio da giardino. Quindi, il buon senso dice che una tale persona o famiglia (la quale si ritrova una casa, una masseria, un terreno ed oggetti vari ancora utilizzabili da altri) farà di tutto per ricavare il massimo possibile dalla vendita o dalla cessione del patrimonio dismesso. Come? … Di solito fa circolare la voce della vendita. E più la voce circola e più ha probabilità di attrarre persone interessate all’acquisto».
Quindi…
«Quindi, trattandosi di un patrimonio assai esteso (cioè un intero paese svuotato quasi del tutto), ho pensato di lanciare un S.O.S. denominato giornalisticamente “Badolato paese in vendita”. Ovviamente un paese non può essere venduto ed è sufficientemente chiaro che viene messo in vendita soltanto ciò che nel paese è ormai inutilizzato. L’espressione “paese in vendita” è unicamente un espediente, un modo originale e provocatorio per attrarre attenzione mediatica sul problema che si intende risolvere. Nulla di più. Fatto sta che questo S.O.S. ha funzionato e adesso, da quel 1986, il mio paese non solo si è rivitalizzato (beneficiando pure i comuni della sua interzona) ma ha innescato un effetto emulativo di “paesi in vendita” sia in Italia che all’estero».
Il “modello Badolato” può valere anche per Agnone?
«Certamente sì, purché si confezioni un S.O.S. su misura, cosa che ho cercato di fare nel marzo 2014 lanciando l’appello “Agnone, città d’arte, è in vendita per non morire” … appello accolto dall’Associazione della Stampa estera presente a Roma, la stessa che mi ha aiutato assai a salvare il mio paese dalla morte urbanistica e demografica. Tanto è che un drappello di giornalisti (guidati dai due vice-presidenti e dal segretario dell’Associazione) è venuto in Agnone per vedere di persona come è la situazione alto molisana».
Cosa ha prodotto la visita della Stampa estera?
«I giornalisti intervenuti si sono immediatamente e talmente innamorati dell’Alto Molise che hanno proposto di realizzare qui, proprio in Agnone, una “Casa della Stampa” dove far ruotare per vacanza, per lavoro o per un semplice week-end tutti o gran parte dei 500 soci (provenienti da ben 50 paesi del mondo) e loro altri colleghi ed amici con le proprie famiglie. Un’idea straordinaria ed unica per la quale Agnone tutta avrebbe dovuto mobilitarsi (cittadini, Amministrazione comunale ed altre istituzioni) non soltanto per realizzarla al più presto ma anche per utilizzarla al massimo possibile, dal momento che avere (seppure a turno) 500 giornalisti internazionali che possano illustrare Agnone nel mondo sarebbe un sogno che altre città avrebbero pagato a peso d’oro (visto e considerato come alcune località non sanno cosa inventarsi, pure costosamente, pur di avere dalla loro parte giornali, radio, televisioni, internet, personaggi, ecc.)».
E invece?
«Invece gli amministratori locali non hanno saputo cogliere la grande opportunità che a mio avviso può essere ancora valida e rilanciata».
Cosa ha prodotto finora la Stampa estera?
«Che io sappia, finora, ci sono stati interessanti articoli pubblicati entrambi su internet e in cartaceo: uno di Philip Willan su “The Italian Insider” nota rivista inglese e l’altro di Eliana Loza su “El Universal” il maggior quotidiano venezuelano di Caracas; inoltre ci sono stati servizi televisivi di Rifaat El Nagar trasmessi dall’emittente “Al Arabiya” che vanta circa 250 milioni di spettatori al giorno. Grazie a questi servizi TV l’Università di Tunisi ha espresso il desiderio di realizzare in Agnone una “Summer School” in collaborazione con il gruppo di studio guidato dal campobassano Francesco Pisapia, docente all’Università Roma Tre. Tuttavia la verità è che c’è stato un disincanto, come di un amore non corrisposto. Per riparare a ciò sarà necessaria parecchia abilità istituzionale e grande affabilità culturale (cosa che viene invocata pure da parecchie personalità anche a livello regionale che hanno ben capito l’importanza della Stampa estera in Alto Molise)».
In pratica, come può fare un potenziale acquirente a comprare un immobile ad Agnone?
«Come sta avvenendo a Badolato fin dal 1986 e come avviene solitamente in ogni parte del mondo. Il potenziale acquirente viene in Agnone, gira in città e per contrade, sceglie la zona o il paesaggio che gli piace di più, chiede se lì c’è in vendita qualche immobile. Se c’è, cerca il proprietario e si avvia la trattativa privata, altrimenti cerca altre possibilità. Ovviamente, se c’è di mezzo un’agenzia immobiliare, l’acquirente deve trattare con questa. Ma ci sarebbero tante altre cose da dire, per cui chi intende saperne di più può contattarmi tramite mail al seguente indirizzo: [email protected]»
Non ci sarebbe bisogno di rappresentanti istituzionali che possano sposare il progetto?
«Con altri amici è quanto stiamo cercando di fare. Ovvero creare un’associazione tra tutti i 5500 paesi spopolati italiani (sono ben 15mila in Europa) e tentare di entrare nelle istituzioni (Regioni, Parlamento italiano ed europeo) affinché quella che potrebbe sembrare una proposta folcloristica, diventi qualcosa di reale in modo tale da salvare un patrimonio storico, culturale, architettonico, umano e di tradizioni che rischia di estinguendosi senza che nessuno intervenga».

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