Menù

Campobasso, aggredita nel tunnel: la telecamera potrebbe aver ripreso la fuga

Campobasso, aggredita nel tunnel: la telecamera potrebbe aver ripreso la fuga

Potrebbero emergere nelle prossime ore elementi fondamentali per le indagini sull’aggressione avvenuta nel sottopasso ferroviario di via Novelli ai danni di una 20enne. Il sistema di videosorveglianza all’uscita del tunnel, contrariamente a quanto appreso nei giorni successivi alla vicenda, potrebbe aver immortalato il momento in cui il ragazzo di colore – come denunciato dalla vittima – si è dato alla fuga. Le telecamere presenti erano infatti ‘accese’, ma un problema di connessione al sistema centrale ha impedito che restassero online h24. La polizia municipale sta verificando dalla sala operativa di via Toscana se nel momento della fuga il sistema fosse attivo. In quel caso le immagini potrebbero aiutare gli agenti di via Tiberio, che stanno conducendo le indagini, ad identificare l’aggressore e il suo complice. Secondo quanto raccontato dalla vittima, una giovane di Isernia che lavora nel capoluogo, la sera del 23 aprile, intorno alle 18.30, è stata avvicinata da un ragazzo di colore che ha iniziato ad importunarla e molestarla. Poco distante da loro la ragazza ha notato anche un’altra persona ferma ad osservare la scena. Il ragazzo straniero le avrebbe poi spruzzato una sostanza urticante sul volto, per impedirle di vedere. A quel punto la 20enne, in preda al panico, ha iniziato ad urlare mettendo in fuga i due malviventi, che sono scappati in due direzioni opposte.
In attesa di un eventuale riscontro dalle immagini delle telecamere, la Polizia è al lavoro per cercare di risalire agli autori del gesto sulla base della descrizione, seppur sommaria, che la ragazza ha fornito quando è stata ricoverata in ospedale. Per lei 15 giorni di prognosi a causa delle abrasioni subite agli occhi.
L’episodio, ovviamente, continua a far discutere e ha creato un certo allarmismo nei cittadini, soprattutto dai pendolari quotidianamente utilizzano il sottopasso per recarsi sul posto di lavoro o all’università.
«Anche due anni fa ho avuto dei problemi – ha raccontato una studentessa universitaria – nel sottopasso non stazionano solo migranti, ma anche senzatetto che trovano riparo e tossicodipendenti. Noi ragazze dopo una certa ora abbiamo paura, e io, come molte delle mie amiche, preferisco fare il giro più lungo perché non mi sento sicura».
«È un posto troppo isolato e buio – aggiunge una signora -, servirebbero innanzitutto più telecamere e maggiori controlli delle forze dell’ordine».

Commenta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.