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Cantiere molisano chiuso per racket a Napoli, si torna al lavoro lunedì dopo il summit in Comune

Riaprirà lunedì il cantiere Unesco chiuso ieri dopo le reiterate minacce del racket a Napoli. L’epilogo della vicenda è arrivato dopo che il sindaco Luigi de Magistris, ha ricevuto i titolari della ditta Spinosa Costruzioni che stava lavorando al restyling di Porta Capuana. «Da fonti del Comune di Napoli – riferisce ‘Il Mattino’ – si apprende che a seguito dell’incontro la ditta ha dato la sua disponibilità a riaprire il cantiere e a proseguire nei lavori dopo aver avuto ampie garanzie di sicurezza. Pertanto il cantiere sarà di nuovo all’opera già nella giornata di lunedì».
Gli operai erano tornati a casa, abbandonando il cantiere aperto per un intervento imponente destinato a riqualificare una delle zone centrale del capoluogo campano. Una scelta, quella dell’impresa molisana, che si è resa necessaria a tutela dei lavoratori, a seguito delle pressioni e delle minacce ricevute dalla Camorra. Il cantiere è stato smantellato nel giro di 24 ore. «Ci sarebbero volute tre settimane per portar via tutto – ha spiegato l’amministratore delegato e presidente Cosmo Galasso – ma abbiamo deciso di andar via nel più breve tempo possibile».
Evidentemente la Camorra, che con ogni probabilità aveva messo gli occhi su quell’appalto, non ha gradito ingerenze ed ha iniziato a minacciare, costringendo l’azienda a decidere, suo malgrado, per rientro in Molise. Il sindaco ed il questore di Napoli hanno quindi convocato Galasso (anche presidente dei costruttori molisani), assicurando l’incolumità degli operai.
Già un anno fa un emissario del clan aveva tentato di imporre il pizzo. La ditta denunciò il tentativo di estorsione e la Camorra – almeno in apparenza – si inabissò.
Nelle ultime ore, invece, sono riprese le intimidazioni: un uomo in scooter protetto dal casco integrale ha fermato gli operai all’ingresso del cantiere: «Chiudete tutto e andate via – la minaccia – Se non venite a parlare alla Maddalena vi spariamo uno ad uno».
Ancora una volta i vertici societari hanno deciso di sporgere denuncia in Commissariato ma l’uomo sullo scooter per l’intera giornata ha continuato a passare davanti al cantiere lentamente, con l’intento di far pesare la sua presenza nella zona. A fine giornata l’emissario del clan ha alzato il livello delle minacce: «Non avete chiuso il cantiere. Non siete venuti alla Maddalena. La pagherete cara».
Cosmo Galasso ha consegnato alle forze dell’ordine le immagini del sistema di videosorveglianza presente nel cantiere dove si vede chiaramente l’uomo sullo scooter.
Contestualmente ha fatto convergere su Napoli i tir della Spinosa Costruzioni ed in 24 ore ha disposto lo smantellato del cantiere decidendo di abbandonare Porta Capuana, un mega appalto che avrebbe dovuto donare a quella zona della città un volto nuovo.
La Polizia ha raccolto gli elementi forniti dall’azienda e ha avviato le indagini del caso. La notizia riportata da ‘Il Mattino’ durante la giornata di ieri è rimbalzata su tutte le principali testate italiane, scatenando reazioni da più parti. Nel pomeriggio l’incontro in Municipio per trovare una soluzione.

«Napoli ostaggio della criminalità»: la rabbia di cittadini e negozianti»

La scelta della Spinosa Costruzioni di lasciare il cantiere di Porta Capuana, dopo le minacce ricevute dalla Camorra ha scatenato forti reazioni, da più parti. Il presidente della quarta municipalità di Napoli, Giampiero Perrella, è intervenuto sulla vicenda, evidenziando che si tratta «dell’ennesimo e inaccettabile affronto della camorra anche sui lavori Unesco. La risposta deve essere immediata – ha poi aggiunto – Quel cantiere va riaperto subito anche con un presidio, se necessario, delle forze di polizia. Mi rivolgo al sindaco e agli assessori: riapriamo il cantiere. Io ci sono già. Un anno fa l’impresa era già stata minacciata, ci fu una denuncia alla polizia, poi il lavoro riprese – ha detto ancora Perrella -. I lavori riguardavano la riqualificazione di Via San Giovanni a Carbonara e comprendevano anche l’area di Porta Capuana». La notizia ha creato profonda indignazione e amarezza anche tra i residenti e i commercianti e i residenti della zona. «Se una ditta impegnata in un lavoro così importante è costretta a fuggire, vuol dire che lo Stato si arrende e alza bandiera bianca». Un negoziante, che chiede l’anonimato, è ancora più amaro: «Loro sono tornati in Molise, noi siamo costretti a restare qui. Ricevendo ogni giorno pressioni e richieste di ogni tipo».
Forte anche la reazione dei capigruppo e i consiglieri di opposizione: Matteo Brambilla, Marta Matano (M5Stelle), Aniello Esposito, Salvatore Madonna, Alessia Quaglietta, Diego Venanzoni (PD), Salvatore Guangi (FI), David Lebro (La Città), Marta Matano, Vincenzo Moretto (Prima Napoli), Domenico Palmieri (Napoli Popolare), Gaetano Troncone e Anna Ulleto (Gruppo Misto).
«La città è completamente in mano alla criminalità organizzata e l’Amministrazione comunale fa finta di nulla – hanno sottolineato -. L’impresa che stava effettuando i lavori a Porta Capuana, dopo le ripetute minacce subite, addirittura è stata costretta a lasciare il cantiere. Un fatto gravissimo e inquietante. Una sconfitta per tutti noi, di fronte alla quale è necessaria una risposta immediata delle istituzioni e delle forze dell’ordine. Non possiamo darla vinta alla camorra, non possiamo permetterci che imprenditori sani e onesti siano costretti ad abbandonare Napoli, perché vittime di pressioni ed estorsioni. Come forze di opposizione in Consiglio comunale abbiamo già chiesto un incontro urgente al Prefetto di Napoli per valutare le azioni da intraprendere».

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