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Campobasso, ‘dritte’ dal carcere per spacciare droga in città: sgominata banda di pusher

Le pantere della Polizia hanno varcato i cancelli di via Tiberio alle prime luci dell’alba di ieri, dirette nel centro storico di Campobasso, via Duca D’Aosta, via Liguria e via Elena, ma anche nell’hinterland, a Toro e Mirabello. Le perquisizioni si sono estese anche alla Puglia, alla Campania e all’Emilia Romagna (Giuliano, San Severo e Castrocaro Terme).
Dietro le sbarre sono finite Ramona Mandato e Maria Carmela Stazi, campobassane rispettivamente compagna e sorella di un detenuto che sta scontando in via Cavour una condanna per spaccio, mentre per Maria Giovanna Pasquale, 42enne nata a Ferrara ma residente a Campobasso, sono stati disposti i domiciliari.
Sono i numeri dell’operazione antidroga ‘Alcatraz’ condotta dalla Squadra Mobile su disposizione della Procura. Oltre ai 3 arresti gli agenti hanno eseguito altre 4 ordinanze cautelari personali disposte dal gip Teresina Pepe: per M.M. e S.F. è scattato il divieto di dimora in Molise, mentre per E.L. e F.V. l’obbligo di dimora a Campobasso.
Cinquantasette gli agenti impiegati per il blitz, con l’ausilio della Polfer di Campobasso, nonché di unità cinofile e del Reparto Prevenzione Crimine di Pescara ed un elicottero della Polaria di Napoli, che ha portato a 50 perquisizioni e al sequestro preventivo di 44mila euro provento dell’attività di spaccio, nei confronti di una delle principali indagate e di un’auto utilizzata per il rifornimento di droga a San Severo e Napoli. In tutto sono 25 le persone denunciate per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti.
L’indagine, coordinata dal procuratore Nicola D’Angelo e dal sostituto Giuliano Schioppi, e condotta dalla Mobile guidata da Raffaele Iasi ha preso il via a fine maggio 2018 dopo il ritrovamento di droga e cellulari all’interno del carcere di via Cavour.
Alcuni detenuti del posto e non, riuscivano ad approvvigionarsi dello stupefacente, per poi spacciarlo all’interno, facendoselo recapitare attraverso lanci dall’esterno e comunicando con i sodali attraverso microcellulari.
In sostanza le due donne, di 36 e 52 anni, finite in manette, e già note alle cronache giudiziarie, avevano preso il controllo dell’organizzazione criminale dedita allo spaccio – di cui faceva parte anche un dipendete dell’Università degli Studi del Molise – dopo l’arresto del loro congiunto: gestivano il rifornimento e lo smercio di droga sostituendosi, di fatto, al capo finito in carcere.
L’uomo infatti riusciva comunque ad impartire gli ordini alle donne rimaste in casa per far proseguire l’attività.
La compagna del detenuto, madre di un bambino di quattro anni, le sorelle ed i nipoti, si adoperavano tutti nella vendita di stupefacenti creando una vera e propria piazza di spaccio – tra via Liguria e via De Gasperi – con guadagni che arrivavano fino a 3.000 euro al giorno.
L’indagine durata circa otto mesi ha portato alla luce la vendita di circa 2.500 dosi tra eroina, cocaina, crack, hashish, marijuana, metadone e suboxone.
Numerosi sono stati i sequestri di denaro durante le cessioni di stupefacente riscontrati, ed addirittura il sequestro di una grossa quantità di denaro confezionato sottovuoto ad arte, nascosto nel pannolone della madre del detenuto (anche lei indagata).
Nessuno della famiglia è rimasto escluso nell’attività di spaccio. È stato sfruttato perfino figlio di 4 anni del detenuto: gli agenti hanno accertato e documentato che in alcune occasioni la madre nascondeva lo stupefacente nel passeggino al fine di evitare i controlli della polizia durante lo spaccio.
Il tenore di vita della 36enne era talmente alto da potersi permettere spostamenti nella città solo attraverso taxi e mangiando di frequente nei migliori ristoranti della città. Quotidianamente era dedita recarsi dalla parrucchiera ed in centri estetici facendo sfoggio di quantità di denaro oltremisura. Questo avveniva nonostante tutti gli attori fossero destinatari di aiuti economici e case popolari.
Sono state sequestrate consistenti quantità di cocaina ed eroina, parte divisa in dosi pronta allo spaccio, parte ancora da confezionare, numerosi bilancini di precisione, telefoni cellulari e sim telefoniche registrate a prestanomi, materiale per il confezionamento ed il taglio dello stupefacente.
Sono state documentate complessivamente circa 400 cessioni di stupefacente ed identificati circa 300 soggetti assuntori di droga.
Gli stupefacenti più venduti erano eroina («Brown Sugar» ovvero di consistenza solida e di colore marrone) e cocaina in polvere di purezza medio alta. Lo stupefacente una volta acquistato nell’hinterland foggiano veniva poi lavorato a Campobasso per il taglio e la suddivisioni in dosi. Il trasporto avveniva per occultamento nelle autovetture o, nella maggioranza dei casi, attraverso l’introduzione anche di 100 grammi di sostanza nell’ampolla rettale.
Microcellulari e sostanza stupefacente sequestrati all’interno del carcere ai detenuti coinvolti nell’indagine, perfettamente funzionanti che si riuscivano a nascondere nell’ampolla rettale.
I soggetti coinvolti hanno utilizzato delle telecamere per monitorare la presenza degli investigatori nella piazza di spaccio.
L’attività investigativa oltre che inquadrarsi nell’ambito degli obiettivi prefissati dalla Procura in materia di repressione dell’attività di spaccio di sostanze stupefacenti nel territorio di Campobasso, evidenzia, ancora una volta, la diffusione delle sostanze stupefacenti che rappresentano, da un lato, fonte di notevoli guadagni illeciti da parte dei gruppi criminali locali e, dall’altro, una preoccupante minaccia ali salute della collettività e, soprattutto, delle giovani generazioni.

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