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Contabilità vietata ai consiglieri, i 5s portano Toma davanti al Tar

Contabilità vietata ai consiglieri, i 5s portano Toma davanti al Tar

Gli assessori, tecnicamente sospesi dalla carica di consiglieri eletti (tanto che in Assise non votano i provvedimenti), hanno accesso all’area di consultazione degli atti di bilancio e finanza. I consiglieri regionali no.
«È assurdo. Una palese violazione dei nostri sacrosanti diritti», ribadiscono i 5 Stelle di Palazzo D’Aimmo. Dopo aver denunciato alla stampa, e poi in Aula durante la discussione sulla manovra, i portavoce pentastellati hanno deciso di portare il governatore al Tar. Nella passata legislatura gli inquilini di via IV Novembre avevano accesso alla sezione ‘contabilità e finanza’ del sistema Urbi (il contenitore telematico che dal 2012 ha sostituito o sta sostituendo le comunicazioni cartacee nella Pa). Lì potevano controllare come vengono spesi i soldi. «La funzione fu attivata dall’amministrazione Frattura, senza neanche richiesta», precisa Valerio Fontana. Qualche mese dopo l’insediamento della nuova amministrazione, è stata disattivata. «Sappiamo, per esempio, che 20 milioni vanno al servizio idrico ma non possiamo sapere come concretamente vengono impegnati».
Va giù duro il capogruppo Andrea Greco: «Impedirci l’accesso è un gesto che dà l’idea di come la res publica sia considerata privata. Abbiamo scritto più volte al presidente e anche al prefetto. È un vero e proprio sopruso ai danni di un gruppo di minoranza. Non ci permettono di esercitare il mandato». Una violazione dell’articolo 19 dello Statuto della Regione, spiega Angelo Primiani. I consiglieri hanno diritto di avere gli atti, anche preparatori o interni ai procedimenti, della Regione e delle partecipate, recita l’articolo. Nei limiti consentiti dalla legge, certo. Per esempio rispettando la riservatezza. È il motivo del primo diniego, raccontano i 5s. «Ma è chiaro che siamo legati al segreto d’ufficio». Fabio De Chirico rilancia la questione Molise Dati, società in house ‘esautorata’ a suo dire dalla scelta di affidare la fornitura del software alla società privata Pa Digitale.
Il ricorso è stato depositato, il Tar deve fissare l’udienza. Lo ha curato lo studio Iacovino. Alla conferenza, gli avvocati Vincenzo Iacovino, Vincenzo Fiorini e Giuseppe Fabbiano. L’azione avviata, sintetizza Iacovino, è «a tutela dell’eletto e dell’elettore, i consiglieri regionali come i giornalisti sono cani da guardia della democrazia. L’accesso è stato impedito perché, dice la Regione, per motivi di sicurezza dei dati non può essere consentito ai non addetti ai lavori!!! Ma chi sono allora gli addetti ai lavori. I consiglieri devono poter conoscere gli atti per esercitare il mandato attribuito loro dagli elettori». Il Consiglio di Stato, su una vicenda analoga accaduta in Regione Veneto, ha stabilito nel 2018 che l’accesso ai documenti è espressione del controllo democratico e non incontra limiti rispetto alla riservatezza degli atti. In definitiva, per Iacovino la decisione del governatore è «impropria, incauta e con un vizio di abuso». Chi ha disabilitato la funzione, aggiunge anzi, ne dovrà rispondere, evocando anche responsabilità contabili.
Infine, i ricorsi amministrativi costano. I legali ritengono questa una battaglia per i diritti costituzionali e quindi le tariffe saranno ridotte. Comunque, i 5s pagheranno l’azione giudiziaria con le loro indennità.

r.i.

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