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Doppia indennità per dieci anni, danno erariale da 5.8 milioni

La cifra ipotizzata dagli inquirenti è sostanziosa. Il danno causato alle casse pubbliche dall’indebita erogazione di indennità aggiuntive ai dottori della guardia medica in Molise a partire dal 2007 è di quasi sei milioni: 5.8 milioni di euro.
Somme a cui, secondo le indagini della Guardia di Finanza, i medici non avevano diritto. Ancora di più: nel caso di quella riconosciuta per rischio, hanno percepito due volte la stessa indennità oraria. Somme che ora i medici rischiano di dover restituire. È del 15 maggio, infatti, il decreto del commissario della sanità Angelo Giustini che sospende, temporaneamente e in via cautelativa, il pagamento delle indennità al vaglio della magistratura contabile e dà mandato all’Asrem di avviare il recupero di quanto pagato negli ultimi dieci anni (i circa sei milioni).
Le norme nazionali prevedono per i professionisti della continuità assistenziale un compenso omnicomprensivo che quindi considera tutti gli aspetti della mansione. Eventuali soldi in più possono essere riconosciuti con accordi regionali ma per compiti diversi e, appunto, aggiuntivi rispetto a quelli stabiliti dal contratto nazionale.
Invece l’accordo regionale adottato con una delibera di giunta del 27 febbraio 2007 introduce due indennità – assicurativa contro atti vandalici o calamità naturale e indennità pediatrica – che sono commisurate solo all’orario dei medici, senza alcun riferimento a prestazioni svolte per attività ulteriori. Queste le conclusioni a cui sono giunti i militari del Nucleo di polizia economico finanziaria di Campobasso che hanno agito su mandato della procura regionale della Corte dei conti.
Le indennità assicurativa e pediatrica sono state pagate dall’Asrem dal 2007 in poi, in base a quell’accordo approvato dall’esecutivo. Per quanto riguarda la prima, ‘ristora’ l’uso della propria macchina quando l’azienda non è in grado di assicurarne una di servizio. Ma ai medici la stessa Asrem corrispondeva già dal 2005, stavolta in base al contratto collettivo nazionale, una specifica indennità per utilizzo del mezzo proprio, che contempla anche la copertura assicurativa. Due voci in busta paga per la stessa finalità, quella regionale (un compenso orario di 1,70 euro) duplica la nazionale. L’indennità pediatrica (1, 30 euro) è relativa alla frequenza ad un corso che la Regione, in base all’accordo, si è impegnata a organizzare in favore dei medici di continuità assistenziale. È stata corrisposta, però, non per la frequenza all’iniziativa formativa ma a fronte del superamento del corso. Ed è questo il motivo per cui le Fiamme Gialle l’hanno qualificata indebita, in contrasto con le leggi nazionali che fissano un compenso omnicomprensivo.
Un danno per il bilancio della sanità regionale che, la coincidenza non sfugge, proprio nel 2007 è entrata in piano di rientro dal debito, costato ai molisani le tasse più alte d’Italia e una riorganizzazione che ha chiuso reparti e riconvertito ospedali in case della salute. Due anni dopo, nel 2009, la sanità è stata – e lo è ancora – commissariata. Affidata, altro ‘scherzo del destino’, dal governo Conte al generale delle Fiamme Gialle in pensione Giustini.
La Finanza ha spulciato gli accordi, i cedolini dei medici, tutto quello che era utile a ricostruire il quadro esatto della loro retribuzione. L’iniziativa è stata avviata tre anni fa nell’ambito di un piano nazionale di controllo di questo e altri settori. Chiusa l’istruttoria, i militari hanno quantificato il danno erariale in 5.8 milioni e deferito alla Procura della Corte dei Conti del Molise 11 persone: la giunta in carica nel periodo preso ad esame, un dirigente e un funzionario regionale. Per le Fiamme Gialle hanno determinato una corresponsione ‘a pioggia’ delle indennità e non sulla base di specifiche attività aggiuntive e, di conseguenza, un esborso illegittimo a danno della spesa sanitaria regionale.
Alla Procura i militari del Nucleo di polizia economica avevano chiesto di intimare all’amministrazione regionale l’interruzione della corresponsione delle due indennità e avviare il recupero di quanto percepito dai medici negli ultimi dieci anni. Richiesta che la procura ha formalizzato alla Regione nelle more della conclusione delle indagini e della formulazione di eventuale addebito di responsabilità. Il 15 maggio, infine, il decreto 64/2019 firmato dal commissario Giustini e dalla sub Grossi.
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