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Amministrative a Campobasso, parla Paola Liberanome: «Siamo liberi perché non abbiamo padroni, in campo solo per amore della nostra città»

Amministrative a Campobasso, parla Paola Liberanome: «Siamo liberi perché non abbiamo padroni, in campo solo per amore della nostra città»

Obiettivi, programmi e soluzioni per rilanciare la città messi nero su bianco. Parla Paola Liberanome, candidata sindaco al Comune di Campobasso alla guida del manifesto Io Amo Campobasso.
In un periodo di sfiducia da parte dei cittadini nei confronti della politica – mai a Campobasso si erano registrati numeri così risicati in termini di liste e candidati consiglieri – cosa l’ha spinta a mettersi in gioco in questa sfida elettorale?
«Intanto la validità, la serietà e la struttura del Progetto Io Amo Campobasso. Abbiamo iniziato a lavorare a questa iniziativa ben prima dell’appuntamento elettorale, subito dopo l’estate. Un gruppo di amici si è ritrovato a parlare di politica, una passione comune, e a chiedersi cosa potessimo fare per la nostra città, avvertendo noi per primi un vuoto di rappresentanza e l’impossibilità di dar voce a quelle che erano le nostre idee, le nostre istanze e le nostre necessità di cittadini.
Da questa riflessione, anche fortemente critica nei confronti delle passate Amministrazioni, è nata l’idea di provare a dare il nostro contributo, in primo luogo in termini di idee e progetti da regalare a Campobasso.
E’ nato così dapprima un manifesto valoriale, uscito il 14 Febbraio, in cui abbiamo raccolto tutti i valori che ci connotano come persone e come gruppo, e poi un Programma corposo ed articolato al quale hanno per mesi lavorato quasi novanta persone, divise in gruppi per aree tematiche».
Tra le tante criticità che si riscontrano in città qual è, secondo lei, il settore che ha bisogno di una maggiore spinta?
«A nostro giudizio è necessario ripensare nella sua globalità all’intera azione amministrativa, avendo ben chiara in mente prima di tutto un’idea innovativa di città, che ci porti finalmente fuori dalla crisi e dalla stagnazione che si avvertono da anni oramai. Bisogna ricominciare a programmare gli interventi, in ogni settore, avendo però una visione unitaria e coordinata degli stessi, in modo da ottenere risultati efficaci ed efficienti e da non disperdere inutilmente risorse economiche già scarse».
In questi cinque anni di amministrazione cosa è stato fatto e cosa invece è stato ‘dimenticato’?
«Ancora una volta si è agito senza programmazione alcuna degli interventi, che in ogni campo sono stati interventi spot. Pensi ai molti lavori “elettorali” che sono stati avviati all’approssimarsi dell’appuntamento elettorale. Era questo il modo migliore? Era giusto, ad esempio, accendere un mutuo che peserà per 30 anni sui cittadini per provvedere in tutta fretta al rifacimento del manto stradale e di qualche marciapiede? Si è bloccata una città, sono stati fatti lavori in tutta fretta con dubbi sulla qualità degli stessi e si è indebitato un Comune: Mi chiedo perché sul delicato tema dei lavori pubblici si sia agito solo così tardivamente, attivandosi anche non tempestivamente per la richiesta del mutuo, e senza una seria programmazione degli interventi tutti, che si sarebbe dovuta fare già dal primo giorno di insediamento della nuova Amministrazione.
Lo stesso discorso può essere fatto per altri interventi e azioni dell’Amministrazione uscente, che non ha mai provveduto a programmare il proprio operato ma ha piuttosto lavorato spinta dalle emergenze che via via si manifestavano e dei problemi che non erano stati per tempo opportunamente individuati e fatti oggetto di specifiche politiche».
Chi teme di più tra i suoi avversari?
«Rispetto tutti e non temo nessuno».
Cosa pensa di offrire in più alla città rispetto a loro?
«Competenza, serietà, tenacia, grande capacità di sopportazione della fatica, dedizione e amore per la mia città, libertà ed indipendenza di giudizio e di azione. Tutte caratteristiche che ho già dimostrato di avere sul campo nei quasi 25 anni di professione che ho svolto».
La questione dei cambi di casacca ha animato il dibattito politico cittadino nelle ultime settimane. Lei cosa ne pensa? Fa parte del gioco o è una ‘prassi’ da stigmatizzare?
«Nessun cambio di casacca per me, mi pare evidente! Sono candidata in una lista civica, che non ha colorazioni politiche, esattamente come colorazioni politiche non aveva il Movimento animalista che ho avuto l’onore di rappresentare in Molise.
Anche in questo vedo solo coerenza e rispondenza ai propri valori e alle mie scelte di vita ed anche politiche.
Quanto ai cambi d’abito degli altri lascio che siano gli elettori a giudicare. Di certo la eco, purtroppo negativa, che il fenomeno, rispetto ad alcuni nostri candidati locali, ha avuto a livello nazionale mi fa non poco vergognare. Ma si sa che di questi tempi la verecondia è virtù poco apprezzata e anzi misconosciuta …».
Il 27 maggio, a risultato acquisito, lei è il nuovo sindaco della città di Campobasso. Qual è la prima azione che intende mettere in campo con la sua amministrazione?
«Programmazione quinquennale di tutte le attività con le relative coperture finanziarie e poi vorrei regalare alla città un meraviglioso ed enorme parco, che abbracci l’attuale Parco di Montevairano fino a ricomprendere il Parco Foce, a due soli km dal centro cittadino. Un parco in cui far sorgere attività commerciali legate alla cultura e all’ambiente, in cui trovare ristoro, fare passeggiate e fare sport, con una pista ciclabile e possibilità per i ragazzi di fare sport all’aperto (manca in tutta la città un playground per praticare pallavolo o basket), in cui ci siano zone dedicate a chi possiede animali, dog park attrezzati. Mia nonna mi raccontava che il Parco Foce nella nostra tradizione e cultura era vissuto così, un luogo di aggregazione, verde, di relax e riposo ma in cui si rinnovava anche la nostra tradizione popolare. Ecco vorrei restituire questo parco alla città, facendone un parco assai più ampio, adatto alle esigenze delle famiglie, dove tornare a far giocare i bambini, dove fare sport e trovare intrattenimento di livello. Sarebbe assai bello poter fare questo regalo alla mia città e ai Campobassani».
Il fenomeno dello spopolamento in città è ormai dilagante. Come pensa di arrestare l’emorragia demografica che riguarda soprattutto i giovani?
«Con interventi che abbraccino diversi ambiti dell’azione amministrativa. Le città non si spopolano se si è in grado di garantire una buona qualità della vita e servizi adeguati per i propri cittadini: dagli asili nido e i sostegni per le donne che lavorano, alle scuole aperte anche oltre gli orari per lo svolgimento delle attività curriculari, al servizio mensa, interventi di sostegno per le attività commerciali e produttive, una mobilità ed un trasporto pubblico efficiente, una città più verde, con rivalutazione delle aree verdi già esistenti, sostegno alle fragilità di qualunque tipo ma con interventi differenziati, inclusione dei più deboli, una città in cui si parli di disabilità e si cerchino soluzioni ai problemi concreti di chi si fa carico di seguire familiari disabili, malati o anziani, attività di lotta alla povertà, con un’attenzione particolare ai minori e alle tematiche della povertà educativa e tanto altro ancora. Tutte idee e progetti che si possono trovare ben esplicitati nel nostro programma».
Azzardiamo un pronostico. Vittoria al primo turno o ballottaggio?
«Sono abituata per deformazione professionale a non azzardare mai ma posso dire che abbiamo seriamente lavorato per poter raggiungere il miglior risultato possibile».
Infine un appello agli elettori: perché dovrebbero scegliere lei e la sua squadra?
«Per la competenza e la professionalità, perché siamo liberi, perché non abbiamo padroni, non serviamo lobby o potentati, perché siamo scesi in campo per il solo ed esclusivo amore per la nostra città, perché non sottostiamo a dictat provenienti da Roma o Milano, perché siamo persone che hanno scarificato un pezzo della propria vita privata, professionale, familiare solo in vista di un più alto e nobile ideale, perché abbiamo, con l’esempio, dimostrato che un’altra politica è possibile».

Madu

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