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Berlusconi in campo: «I 5 Stelle? Sono come la peggiore sinistra»

Berlusconi in campo: «I 5 Stelle? Sono come la peggiore sinistra»

In campo per le europee di domenica prossima con lo spirito e la forza di un giovane laureato alla sua prima esperienza elettorale. Silvio Berlusconi si dice molto preoccupato da un governo, quello gialloverde, che si sta isolando da Bruxelles. E fuori dal contesto Ue, spiega il presidente di Forza Italia, è impossibile competere alla pari con Usa, Russia e Cina.
Nella lunga intervista realizzata a Palazzo Grazioli il leader azzurro parla pure del suo rapporto con Salvini e con la Lega. Ma anche del Molise.
Presidente, una prima osservazione. E non può che essere questa: nonostante tutto, Berlusconi è in campo.
«Sì, perché la situazione oggi è persino più grave di quella di 25 anni fa, quando sono sceso in campo per la prima volta. Allora il Paese rischiava di cadere nelle mani degli eredi del Partito Comunista, sostenuti dalla parte politicizzata della magistratura. Oggi invece è già nelle mani di una forza politica, il Movimento Cinque Stelle, che è portatrice delle stesse idee di sinistra di allora, la peggiore sinistra del ‘900 – ed ha anche oggi il sostegno di alcuni magistrati che fanno politica – ma con una aggravante: sono dei pericolosi dilettanti, privi non solo di cultura politica, ma anche di esperienza di lavoro o di vita. Gli italiani ne stanno già pagando il prezzo: siamo gli ultimi in Europa quando a crescita, le tasse aumentano, i posti di lavoro diminuiscono, i conti pubblici peggiorano. E poi c’è il drammatico isolamento dell’Italia in Europa».
In campo per le europee. Che Europa immagina dopo il 26 maggio?
«Da queste elezioni dipende il futuro dell’Europa, e quello che succede in Europa riguarderà direttamente la vita di ciascuno di noi. Vado in Europa per lavorare ad un’Europa completamente diversa da quella che abbiamo conosciuto negli ultimi anni. Per salvare l’Europa è necessario abbandonare il modello burocratico, dirigista e ottusamente rigorista. Dobbiamo tornare all’Europa sognata dai padri fondatori: un grande spazio di libertà fondato sui valori che ci uniscono, sulla nostra idea di civiltà, sul nostro stile di vita, sulle nostre radici cristiane e il nostro modello di società liberale. Solo un’Europa di questo tipo può finalmente realizzare una politica estera e di difesa comune, e quindi competere da pari a pari – nel mondo globalizzato – con le altre grandi potenze come l’America, la Russia e soprattutto la Cina».
Un tema assolutamente europeo, presidente: parliamo di immigrazione. La sua ricetta?
«Abbiamo a pochi chilometri dalle nostre coste un miliardo di africani, per la maggior parte giovani e per la maggior parte in condizioni difficili. Moltissimi di loro conoscono il nostro benessere, ne sono attratti e vorrebbero condividerlo. Quello che abbiamo visto finora, sul fronte delle migrazioni, potrebbe essere solo l’inizio. Di fronte a questo, qualcuno si illude davvero che basti chiudere i porti e respingere qualche imbarcazione?
La linea della fermezza va benissimo, ma occorre ben altro. Mi permetta di ricordare del resto che il nostro governo aveva bloccato gli sbarchi di migranti senza clamore e con efficacia, evitando di creare casi umanitari. Oggi è necessario un grande sforzo dell’Europa, ma anche del resto del mondo avanzato, per dare a chi vive in Africa la speranza di un futuro dignitoso nel proprio Paese e allo stesso tempo per chiedere ai governi africani di fermare le migrazioni alla partenza e di accettare i rimpatri dei clandestini. Solo in Italia sono 600.000 e vivono ai margini della legge: in un anno, secondo i dati del ministero dell’Interno ne sono stato rimpatriati solo 5.000. Questa è la prima emergenza: solo un pericolo costante per gli italiani ed anche per sé stessi».
A Campobasso e a Termoli la Lega è alleata di Forza Italia. A Roma governa coi 5 Stelle. Rispetto a Salvini, al rapporto che avete, lei come riesce a metabolizzare questa realtà. Non le dà anche umanamente fastidio?
«Non c’è nulla di personale, ovviamente, anzi Salvini mi è simpatico e ne ho apprezzato la cortesia nei giorni in cui ho avuto un problema di salute. Però sono convinto che sia nell’interesse dell’Italia, ed anche della stessa Lega, chiudere al più presto l’infelice esperienza di questo governo. Vede, in Molise come in tante altre regioni italiane ci siamo presentati insieme, abbiamo concordato un programma, ed ora lo stiamo applicando con successo insieme ai nostri alleati. Insieme vinceremo anche a Campobasso e a Termoli. Anche a livello nazionale avevamo concordato con la Lega un programma di governo, che aveva come capisaldi meno tasse, più grandi opere pubbliche, meno burocrazia, una giustizia giusta. Esattamente il contrario di quello che sta facendo il Governo nazionale del quale la Lega fa parte».
Al ministro dell’Interno ha chiesto di nuovo qualche giorno fa di far cadere il governo Conte. Se non accadrà, quale futuro prevede per l’Italia?
«Non lo chiedo solo io, lo chiedono le imprese, le categorie, i lavoratori, i giovani che cercano lavoro e non lo trovano. Lo chiedono gli investitori internazionali verso i quali siamo debitori e che non si fidano di questo governo. Mi pare d’altronde che anche la Lega dia crescenti segnali di insofferenza, ma fino a quando non passeranno dalle parole ai fatti saranno corresponsabili di quello che succede. L’Italia andrà alla bancarotta, perché le spese improduttive aumentano e l’economia non cresce. Per evitarla, il governo sarà costretto a massacrare gli italiani con un vero e proprio diluvio di nuove tasse, o l’aumento dell’Iva, con il rincaro di tutti i prodotti e il calo dei consumi, oppure una patrimoniale sulla casa o sui conti bancari. La Lega sarà responsabile di tutto questo proprio come i Cinque Stelle, con un’aggravante: i grillini stanno realizzando i folli progetti per i quali sono stati votati, i leghisti avevano preso voti su un programma completamente diverso, anzi opposto, concordato con noi».
Sblocca cantieri e nuovo codice degli appalti. Il governo ci punta molto. Le imprese però sono insoddisfatte e chiedono a gran voce di cambiarli.
«Comprendo benissimo, da imprenditore e da uomo del fare, la sofferenza di chi fa impresa. I Cinque Stelle non hanno la cultura né parlano il linguaggio dell’impresa, del lavoro, della concretezza. Teorizzano la decrescita, non vogliono le grandi infrastrutture. Quali cantieri vogliamo sbloccare, se permane il veto sull’alta velocità ferroviaria, sulle autostrade, sulle grandi opere? Tutte queste cose sono contrarie all’ideologia dei Cinque Stelle, che si conferma pericolosissima per l’Italia. Noi crediamo invece che proprio da un grande programma di opere pubbliche possano nascere moltissimi posti di lavoro, soprattutto al Sud, e al tempo stesso le condizioni per far ripartire l’economia e ridare fiato alle imprese».
Nel tempo, Presidente, ha sempre mostrato affetto per i molisani e apprezzamento per i luoghi della nostra regione. Al di là delle campagne elettorali, non ci ha fatto mai mancare il suo sostegno. Non si può dire lo stesso degli altri governi, per il Molise e per il Sud.
«Ricordo lo stretto rapporto di collaborazione che il mio Governo ebbe con la Giunta di centrodestra in Molise. Da questa collaborazione derivarono per la regione risultati veri e certificati dai numeri, basti pensare che ben un miliardo e 300 milioni di fondi Cipe (sui 9 miliardi disponibili in totale) furono destinati al Molise. A questi vanno aggiunti i 500 milioni da noi messi in campo per un’autostrada che la sinistra successivamente ha deciso sciaguratamente di cancellare e i 350 milioni erogati per il terremoto, tra i quali 12 solo per salvare dal dissesto finanziario un comune simbolo come San Giuliano di Puglia. Purtroppo i governi successivi fino ad oggi non si sono comportati nello stesso modo e la Giunta regionale di sinistra non ha saputo far valere i diritti della vostra piccola ma bellissima regione. Ora l’amministrazione di centrodestra guidata da un nostro bravo esponente come Donato Toma sta provando con successo a cambiare le cose, ma il governo nazionale sembra aver cancellato non solo il Molise ma tutto il Sud dalla sua agenda».
Dopo un periodo in cui è stata un po’ in ombra, Forza Italia in Molise è tornata centrale nella coalizione di centrodestra.
«Forza Italia è l’anima della coalizione di centrodestra, anche in Molise, dove abbiamo creato una squadra di grande valore. Prendo spunto dalla sua domanda per ricordare che in questa tornata elettorale gli azzurri esprimono nella vostra regione un ottimo candidato sindaco in una città importante come Termoli. Si chiama Francesco Roberti, è un valido professionista che ha sempre fatto politica, ma non è mai vissuto di politica. È una persona coerente e generosa, che oggi mette a disposizione della sua città la sua competenza, la sua esperienza, la sua dimostrata capacità di realizzare cose concrete. Sarà un ottimo sindaco di centrodestra per Termoli. Il centrodestra del resto lo abbiamo inventato noi, in Italia. Non sarebbe mai esistito senza la mia discesa in campo nel 1994. Noi siamo i soli eredi coerenti e convinti in Italia delle grandi tradizioni politiche cattoliche, liberali, riformatrici. Siamo i soli a credere davvero nella società aperta, nell’economia di mercato, nello stato di diritto, nella libertà e nella sacralità della persona. Non può esistere, né in Italia, né in Europa, un centrodestra senza queste idee, né senza coloro che con equilibrio, competenza e concretezza lavorano per realizzarle. Forza Italia è il partito delle persone serie e competenti, anche per questo chiedo di mettere la croce sul nostro simbolo, il 26 maggio, e di scrivere Berlusconi sulla scheda elettorale».
lu.co.

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